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Mukbang: quando l'intrattenimento digitale si trasforma in autodistruzione
Editoriali

Mukbang: quando l'intrattenimento digitale si trasforma in autodistruzione

Disponibile in formato audio

Dal rito di convivialità coreano allo spettacolo degli eccessi: i rischi del mukbang per creator e spettatori, tra dati e casi reali.

Indice: In breve | Tre anni dalla morte di Takahashi Chinari | Cos'è il mukbang e come è nato | Dagli schermi alla spirale degli eccessi | Le conseguenze fisiche e psicologiche sui creator | L'impatto sugli spettatori: cosa dicono i dati | Errori comuni nel valutare il mukbang | Domande frequenti

In breve

  • Il mukbang nasce in Corea del Sud nel 2009: creator che mangiano grandi quantità di cibo davanti alla telecamera, spesso in diretta streaming
  • Takahashi Chinari, star giapponese del genere, muore nel luglio 2023 a 30 anni per complicazioni legate ad anoressia e dipendenza da alcol
  • Uno studio del 2025 (BMC Psychiatry) associa la visione frequente di mukbang a sintomi depressivi negli adulti
  • In Italia i disturbi del comportamento alimentare sono più che raddoppiati tra 2019 e 2022, da 680.000 a oltre 1.450.000 casi (Ministero della Salute)
  • L'81% dei giovani italiani ritiene che i social media influenzino il rapporto con il cibo e il corpo (Lilac Centro DCA)

Tre anni dalla morte di Takahashi Chinari

Luglio 2023. Takahashi Chinari, trent'anni, una delle voci più seguite del mukbang giapponese, muore per complicazioni legate ad anoressia e dipendenza da alcol. La notizia arriva attraverso i social media della madre, con una comunicazione sobria che contrasta con l'esuberanza dei video che avevano reso famosa sua figlia.

Davanti alla telecamera, Chinari era la giovane capace di consumare quantità straordinarie di cibo sorridendo, intrattenendo il pubblico con apparente leggerezza. Fuori dall'inquadratura, gli ultimi mesi erano stati segnati da un'ospedalizzazione nel dicembre 2022 per anoressia e alcolismo acuto. Fonti vicine alla creator riportano valori di Gamma-GT nell'ordine di 2700 unità per litro, un indicatore di danno epatico grave: i valori normali non superano i 55 U/L nelle donne adulte. Un divario tra immagine pubblica e realtà privata che, a tre anni di distanza, è possibile analizzare con qualche dato in più.

Cos'è il mukbang e come è nato

Il termine mukbang deriva dalla fusione delle parole coreane "meongneun" (mangiare) e "bangsong" (trasmissione). Nasce intorno al 2009 sulla piattaforma streaming AfreecaTV, in Corea del Sud, in un contesto culturale preciso: quello di una generazione di giovani lavoratori soli, in una società dove i pasti sono tradizionalmente un atto collettivo. Guardare qualcuno mangiare in diretta diventa un sostituto virtuale della compagnia a tavola.

Fino al 2014 il fenomeno resta prevalentemente coreano. Poi YouTube e i social media globali lo amplificano in modo rapido, con video di abbuffate in decine di lingue. Quello che era nato come gesto di convivialità digitale inizia a trasformarsi in spettacolo dell'eccesso: le quantità crescono, le sfide alimentari si moltiplicano, e il format si adatta agli incentivi delle piattaforme di distribuzione.

Dagli schermi alla spirale degli eccessi

Il passaggio dal mukbang conviviale al mukbang estremo non è casuale: risponde a un sistema di incentivi economici precisi. Gli algoritmi delle piattaforme premiano i contenuti che generano più tempo di visione e reazioni emotive forti. Un piatto abbondante suscita più curiosità di uno ordinario; una quantità spropositata genera più commenti; un'abbuffata da cinquemila calorie ottiene più condivisioni di un pasto equilibrato. La competizione tra creator si gioca, in questo format, sulla soglia dell'impossibile.

I guadagni confermano questa dinamica. Le star più seguite raccolgono decine di migliaia di dollari al mese tra donazioni dei fan, sponsorizzazioni alimentari e monetizzazione diretta. Alcune creator americane di primo piano hanno raggiunto circa 9.000 dollari mensili. Questa pressione economica spinge verso contenuti sempre più estremi: i ritmi di produzione accelerano, il confine tra performance e compulsione si fa sottile, la salute diventa una variabile secondaria rispetto alle visualizzazioni.

Le conseguenze fisiche e psicologiche sui creator

Ciò che lo spettatore non vede è la realtà dietro la performance. Ricercatori e testimonianze di ex creator concordano su un punto: molti mukbanger non consumano integralmente ciò che mostrano, o compensano con vomito autoindotto, lassativi e digiuni prolungati. Il meccanismo è sovrapponibile a quello della bulimia nervosa, con un'aggravante: la frequenza necessaria a mantenere il canale attivo impone cicli di abbuffata e compensazione cronici, difficili da interrompere senza supporto clinico.

La storia di Takahashi Chinari illustra le possibili conseguenze a lungo termine. La combinazione di alcolismo e disturbo alimentare produce un deterioramento epatico che può progredire in modo silenzioso, senza che il pubblico, né a volte il creator stesso, percepisca la gravità della situazione. Il fegato è l'organo che smaltisce sia l'alcol sia i danni metabolici legati ai comportamenti alimentari estremi; la sua compromissione si accumula nel tempo, fuori dall'inquadratura della telecamera.

L'impatto sugli spettatori: cosa dicono i dati

Non solo i creator sono esposti ai rischi. Nel 2025, BMC Psychiatry ha pubblicato uno studio condotto su 1.210 adulti coreani tra luglio e agosto 2024: la visione frequente di mukbang è associata a un aumento statisticamente significativo della probabilità di presentare sintomi depressivi. Il dato riguarda persone adulte, non solo adolescenti. Studio BMC Psychiatry 2025 su mukbang e depressione

Una ricerca parallela pubblicata su Eating and Weight Disorders nel 2025 ha analizzato gli effetti della visione di mukbang sugli atteggiamenti alimentari: i dati mostrano che i contenuti di abbuffate influenzano simultaneamente l'alimentazione incontrollata, la restrizione cognitiva e l'alimentazione emotiva. Guardare qualcuno che mangia compulsivamente può alterare il proprio rapporto con il cibo lungo più dimensioni distinte. Effetti del mukbang sugli atteggiamenti alimentari - Eating and Weight Disorders 2025

In Italia il quadro presenta dati preoccupanti. Secondo il Ministero della Salute, i casi di disturbo del comportamento alimentare sono passati da circa 680.000 nel 2019 a oltre 1.450.000 nel 2022, con un aumento superiore al cento per cento in tre anni. Un'indagine di Lilac Centro DCA indica che l'81% dei giovani adulti italiani ritiene che i social media influenzino il proprio rapporto con il cibo e il corpo.

Errori comuni nel valutare il mukbang

Ridurlo a semplice intrattenimento. Il mukbang nella sua forma originaria era un atto di condivisione culturale. Il problema sorge quando i contenuti evolvono verso l'estremo per soddisfare gli algoritmi. Ignorare questa distinzione porta a minimizzare un rischio reale per creator e spettatori con predisposizioni di vulnerabilità psicologica.

Credere che i creator mangino davvero tutto. Molti video di mukbang estremo includono compensazioni successive non visibili in camera: vomito autoindotto, digiuni, uso di lassativi. Valutare la salute di un creator dalla sola immagine sullo schermo è metodologicamente errato e può portare a conclusioni superficiali sulla sua condizione reale.

Pensare che solo gli adolescenti siano a rischio. La ricerca del 2025 di BMC Psychiatry si concentra su adulti tra i 20 e i 64 anni. Il mukbang intercetta una domanda di compagnia virtuale che attraversa le generazioni, specie tra chi vive solo. La vulnerabilità non è legata all'età, ma a fattori come la solitudine, la difficoltà nella regolazione emotiva e un rapporto già problematico con il cibo.

Domande frequenti

Il mukbang è la stessa cosa del binge eating disorder?

No. Il mukbang è un format di contenuto; il binge eating disorder (disturbo da alimentazione incontrollata) è una condizione clinica. I due fenomeni non coincidono, ma si influenzano: alcuni creator sviluppano o aggravano un disturbo alimentare attraverso la produzione continuata di mukbang estremi, e alcuni spettatori con predisposizione possono trovare rinforzo in contenuti che normalizzano le abbuffate.

Guardare mukbang porta necessariamente a disturbi alimentari?

Non esiste un rapporto causale diretto e automatico. La ricerca indica una correlazione: chi guarda mukbang più frequentemente presenta più spesso sintomi depressivi e alterazioni nelle abitudini alimentari. La causalità dipende da fattori individuali di rischio. La visione occasionale di contenuti moderati non ha le stesse implicazioni della fruizione compulsiva di mukbang estremi.

Le piattaforme hanno regole specifiche su questi contenuti?

YouTube e TikTok non vietano esplicitamente i contenuti di abbuffate estreme, salvo violazioni delle linee guida sull'autolesionismo. Alcune piattaforme hanno introdotto filtri per i disturbi alimentari, ma l'applicazione è disomogenea. La questione della responsabilità delle piattaforme nei confronti della salute degli utenti è oggetto di discussione normativa in sede europea. La storia di Takahashi Chinari rimane un punto di osservazione su un sistema che converte la vulnerabilità in contenuto monetizzabile. I dati del 2025 mostrano che gli effetti del mukbang estremo non riguardano solo chi lo produce, ma anche chi lo guarda con regolarità. Quando l'intrattenimento è costruito sulla sofferenza reale di chi lo crea, il confine tra spettacolo e rischio si dissolve in modo silenzioso.

Pubblicato il: 27 maggio 2026 alle ore 07:17

Tamara Mancini

Articolo creato da

Tamara Mancini

Laureata in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, ha conseguito una laurea triennale in Storia e Relazioni Internazionali e una laurea magistrale in Islamistica e Mediazione Interculturale. È autrice, copywriter ed editor. La formazione umanistica ha contribuito a sviluppare il suo interesse per la scrittura, l’analisi dei testi e la divulgazione, competenze che oggi applica nel lavoro giornalistico e nella produzione di contenuti. Il suo percorso di studi si è concentrato sulle dinamiche culturali, sui processi migratori e sul dialogo tra società e religioni, con particolare attenzione alla comunicazione e alla mediazione. Da circa dieci anni lavora nel campo della scrittura professionale e dell’editoria digitale. Scrive su giornali e testate online occupandosi di informazione e approfondimento. Ha collaborato anche con realtà radiofoniche come speaker, occupandosi inoltre della produzione di contenuti per la programmazione. Nel tempo ha realizzato articoli e contenuti divulgativi destinati al web, collaborando con progetti editoriali e diverse realtà. Parallelamente si occupa di editing e revisione testi, affiancando redazioni e autori nella costruzione di contenuti solidi dal punto di vista editoriale. È autrice di un libro e appassionata di editoria, storia e divulgazione. Su EduNews24.it scrive articoli dedicati ad istruzione, formazione, cultura e cambiamenti sociali, con l’obiettivo di offrire strumenti utili per comprendere la realtà contemporanea.

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