Mukbang: quando l'intrattenimento digitale si trasforma in autodistruzione
Il fenomeno del mukbang, nato in Corea del Sud nel 2009, consiste in video o dirette di persone che mangiano grandi quantità di cibo. Sebbene originariamente fosse un modo per creare compagnia virtuale in una società dove i pasti sono tradizionalmente condivisi, col tempo si è trasformato in uno spettacolo di eccessi spinto da incentivi economici e algoritmi delle piattaforme digitali. Questo ha portato a una competizione fra creator per proporre abbuffate sempre più estreme, con rischi evidenti per la salute fisica e mentale. La tragica morte di Takahashi Chinari, popolare star giapponese del mukbang, nel luglio 2023, ha messo in luce le conseguenze dirette di questo stile di vita, segnato da disturbi alimentari e dipendenza da alcol. La realtà nascosta dietro le telecamere spesso comprende vomito autoindotto e altre forme di compensazione tipiche di meccanismi patologici come la bulimia. Studi recenti, come quello pubblicato su BMC Psychiatry nel 2025, evidenziano correlazioni significative fra la visione frequente di mukbang e sintomi depressivi o alterazioni del comportamento alimentare tra gli adulti. Non sono solo i creator ad essere a rischio: i dati italiani mostrano un raddoppio dei disturbi del comportamento alimentare dal 2019 al 2022, con una forte percezione fra i giovani dell’influenza dei social media sul rapporto con cibo e corpo. Tra gli errori più comuni vi è la sottovalutazione del fenomeno come semplice intrattenimento o la convinzione che i creator mangino davvero tutto quanto mostrano. In realtà, il mukbang è un fenomeno complesso che interseca aspetti socioeconomici, psicologici e culturali, richiedendo una riflessione critica sulle piattaforme digitali e sugli effetti a largo raggio di questo tipo di contenuti.