Indice: In breve | Il legame biologico tra intestino e cervello | Lo studio Parkinson Microbioma: metodo e risultati | Diagnosi precoce: cosa cambia per i pazienti | Errori comuni sulla diagnosi del Parkinson | Domande frequenti
L'Unità complessa di Neurologia dell'Irccs di Reggio Emilia ha partecipato a uno studio internazionale pubblicato su Nature Medicine nell'aprile 2026: la ricerca dimostra che alcune alterazioni del microbiota intestinale sono rilevabili anni prima della comparsa dei sintomi del Parkinson. Il progetto, coordinato dall'University College London, ha analizzato 464 persone e ha identificato una firma microbica capace di segnalare il rischio di malattia in soggetti ancora clinicamente sani.
In breve
- Studio pubblicato su Nature Medicine nell'aprile 2026, coordinato dall'University College London
- 464 partecipanti: 271 pazienti con Parkinson, 43 portatori genetici GBA1, 150 controlli sani
- Oltre il 25% delle specie microbiche differisce tra i gruppi; i portatori GBA1 presentano un profilo intermedio tra sano e malato
- In Italia circa 15.000 nuovi casi di Parkinson ogni anno; in Emilia-Romagna la prevalenza è stimata in circa 18.000 persone
- Finanziato dalla Michael J. Fox Foundation e da Aligning Science Across Parkinson's nell'ambito del progetto Parkinson Microbioma
Il legame biologico tra intestino e cervello
Il tratto digestivo e il sistema nervoso centrale comunicano attraverso il cosiddetto asse intestino-cervello, una rete bidirezionale di segnali neurali, ormonali e immunitari. Da tempo i ricercatori osservano nei pazienti con Parkinson alterazioni nella composizione del microbiota intestinale, ma la domanda era se queste alterazioni precedessero la malattia o ne fossero una conseguenza.
Lo studio risponde analizzando per la prima volta anche i portatori di varianti nel gene GBA1, soggetti geneticamente predisposti alla malattia ma non ancora sintomatici. Il microbioma di questi individui presenta un profilo intermedio tra quello delle persone sane e quello dei pazienti con Parkinson conclamato, indicando che le alterazioni microbiche si formano in una fase pre-clinica.
Lo studio Parkinson Microbioma: metodo e risultati
Il progetto è stato condotto su scala internazionale, con la Fondazione Irccs Mondino di Pavia come centro di riferimento in Italia e la Neurologia dell'Irccs di Reggio Emilia come seconda realtà nazionale coinvolta. Prima autrice è Elisa Menozzi, ricercatrice reggiana al Queen Square Institute of Neurology di Londra. Il protocollo ha seguito questi passaggi:
- Arruolamento: 464 partecipanti divisi in tre gruppi: 271 pazienti con Parkinson, 43 portatori di varianti GBA1 (predisposti geneticamente, non sintomatici), 150 controlli sani.
- Sequenziamento genomico: campioni biologici analizzati per identificare la composizione batterica del microbioma di ciascun partecipante attraverso tecniche di sequenziamento genico.
- Analisi comparativa: oltre il 25% delle specie microbiche risulta statisticamente differente tra i tre gruppi; il microbioma dei portatori GBA1 è intermedio tra quello sano e quello dei pazienti.
- Firma microbica predittiva: il modello computazionale sviluppato riesce a identificare gli individui a rischio elevato basandosi esclusivamente sul profilo del microbioma, prima della comparsa di tremori e altri sintomi motori.
Diagnosi precoce: cosa cambia per i pazienti
Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa che colpisce circa una persona ogni cento sopra i 65 anni. Secondo i dati della Regione Emilia-Romagna, in Italia vengono diagnosticati circa 15.000 nuovi casi ogni anno, di cui almeno 1.000 in soggetti con meno di 45 anni. Con i farmaci attualmente disponibili, i pazienti mantengono un controllo dei sintomi per i primi 3-5 anni, ma un intervento nella fase pre-clinica potrebbe cambiare in modo significativo le prospettive terapeutiche. In questo scenario cresce l’attenzione verso approcci innovativi e nuove strategie di identificazione precoce della malattia, si parla di rivoluzione nella cura del Parkinson, e questo è uno dei temi che riflette il fermento della ricerca internazionale, sempre più orientata a individuare strumenti in grado di intervenire prima della comparsa dei sintomi.
Una cura non è ancora disponibile. Il valore di un biomarcatore basato sul microbioma sta nel fatto che si tratta di un'analisi non invasiva: un test delle feci potenzialmente applicabile su larga scala, anche prima della comparsa di qualsiasi sintomo. L'assessore regionale alla Salute Massimo Fabi ha sottolineato che lo studio certifica il livello internazionale della ricerca in Emilia-Romagna e ha confermato l'impegno della Regione a investire in ricerca sanitaria.
Errori comuni sulla diagnosi del Parkinson
Associare il Parkinson solo ai tremori: il tremore a riposo è il sintomo più riconoscibile, ma non è sempre presente nelle fasi iniziali. La malattia si manifesta spesso con rigidità muscolare, lentezza nei movimenti (bradicinesia), instabilità posturale e, in molti casi, sintomi non motori come stitichezza, disturbi del sonno e perdita dell'olfatto che possono precedere i sintomi neurologici di anni.
Sottovalutare i disturbi gastrointestinali precoci: la stitichezza cronica e altri disturbi digestivi sono tra i segnali che la ricerca collega alla fase presintomatica del Parkinson. Lo studio su Nature Medicine rafforza questa ipotesi: le alterazioni del microbioma sono presenti già nei portatori GBA1 non ancora sintomatici, suggerendo che l'intestino registra cambiamenti che il cervello non ha ancora manifestato clinicamente.
Pensare che il Parkinson riguardi solo gli anziani: la malattia insorge tipicamente dopo i 60 anni, ma in Italia oltre 1.000 nuovi casi all'anno riguardano soggetti con meno di 45 anni. Le varianti nel gene GBA1, analizzate nello studio, sono uno dei fattori di rischio genetico più documentati per le forme a esordio precoce e per questo sono state incluse come gruppo di studio specifico.
Domande frequenti
Cos'è il microbiota intestinale?
Il microbiota intestinale è l'insieme dei miliardi di microrganismi (batteri, archea, virus, funghi) che colonizzano il tratto digestivo. Il microbioma indica il patrimonio genetico complessivo di questi microrganismi. La sua composizione è influenzata da alimentazione, età, stile di vita e predisposizione genetica, e interagisce con il sistema nervoso principalmente attraverso il nervo vago e la produzione di neurotrasmettitori.
Come potrebbe cambiare la diagnosi del Parkinson in futuro?
Se i risultati dello studio saranno confermati su coorti più ampie, potrebbe diventare possibile identificare i soggetti a rischio attraverso un'analisi del microbioma fecale, anni prima dei sintomi motori. Questo aprirebbe la possibilità di avviare terapie preventive in una finestra temporale più favorevole. I ricercatori sottolineano che sono necessari ulteriori studi prima di tradurre la firma microbica in un test diagnostico di routine.
Quante persone hanno il Parkinson in Italia?
Secondo i dati citati nel comunicato della Regione Emilia-Romagna, in Italia vengono diagnosticati circa 15.000 nuovi casi di Parkinson ogni anno, di cui almeno 1.000 in soggetti under 45. La prevalenza in Emilia-Romagna è stimata in circa 18.000 persone. A livello globale, il Parkinson colpisce oltre 10 milioni di persone, con un'incidenza crescente dovuta all'invecchiamento della popolazione.
Cos'ha finanziato la Michael J. Fox Foundation?
La fondazione è stata costituita nel 2000 dall'attore Michael J. Fox, diagnosticato con il Parkinson nel 1991 e diventato sostenitore pubblico della ricerca sulla malattia. Fino a oggi ha investito circa 500 milioni di dollari in ricerca sul Parkinson in tutto il mondo. Il progetto Parkinson Microbioma è stato finanziato congiuntamente dalla Michael J. Fox Foundation e da Aligning Science Across Parkinson's, producendo lo studio pubblicato su Nature Medicine - Microbiome signature of Parkinson's disease. Lo studio pubblicato su Nature Medicine rappresenta uno dei passi più concreti verso una diagnosi precoce del Parkinson, una malattia che ancora non ha cura ma che può beneficiare enormemente di un'identificazione tempestiva. I dati restano preliminari rispetto a un'applicazione clinica di massa, e ulteriori ricerche su popolazioni più ampie sono necessarie. Il contributo dell'Irccs di Reggio Emilia a un progetto internazionale di questa portata documenta la capacità del sistema di ricerca italiano di partecipare a studi che potrebbero ridefinire i protocolli diagnostici nei prossimi anni.