Parkinson, studio su Nature Medicine scopre segnali nell’intestino anni prima della diagnosi
Uno studio internazionale pubblicato su Nature Medicine nell'aprile 2026 ha dimostrato che alterazioni specifiche del microbiota intestinale sono individuabili anni prima dell'insorgenza dei sintomi del morbo di Parkinson. Coordinata dall'University College London, la ricerca ha coinvolto 464 partecipanti, tra cui pazienti con Parkinson, portatori sani di varianti genetiche GBA1 e controlli senza malattia. L'analisi ha mostrato come più del 25% delle specie microbiche differisca tra i gruppi, con i portatori di GBA1 che presentano un profilo intermedio, evidenziando uno sviluppo precoce delle alterazioni microbiche già in fase preclinica. Il legame biologico tra intestino e cervello, mediato dall'asse intestino-cervello, fa emergere il ruolo cruciale del microbioma nell'evoluzione del Parkinson. La presenza in soggetti geneticamente predisposti di una composizione microbica intermedia supporta l'ipotesi che il microbiota possa influire sull'insorgenza della malattia ancor prima che compaiano i classici segni motori. Lo studio italiano, con il contributo dell'Irccs di Reggio Emilia e della Fondazione Irccs Mondino di Pavia, ha applicato tecniche avanzate di sequenziamento genomico e analisi computazionale per identificare una firma microbica predittiva di rischio. Dal punto di vista clinico, la possibilità di una diagnosi precoce tramite analisi non invasive del microbioma rappresenta un grande passo avanti per la gestione del Parkinson, che colpisce circa 15.000 nuovi casi ogni anno in Italia. Pur non disponendo ancora di una cura, la identificazione tempestiva potrebbe aprire la strada a trattamenti preventivi o terapeutici più efficaci. Questo studio sottolinea anche l'importanza di riconoscere sintomi non motori e disturbi gastrointestinali precoci, spesso sottovalutati, quali segnali rilevanti per una diagnosi tempestiva.