Loading...
Rapporto Eurydice: PCTO obbligatorio, impresa simulata no
Scuola

Rapporto Eurydice: PCTO obbligatorio, impresa simulata no

Rapporto Eurydice 2025: in Italia il PCTO è obbligatorio ma l'esperienza imprenditoriale resta opzionale. Solo 6.600 studenti l'anno la scelgono.

Il nuovo rapporto Eurydice sull'educazione all'imprenditorialità inquadra l'Italia in una categoria precisa: sistema che spalma la materia su più discipline invece di dedicarle un'ora curricolare. Nei Percorsi per le competenze trasversali e per l'orientamento, obbligatori per legge, l'esperienza imprenditoriale resta però una possibilità, non una garanzia.

Come Eurydice colloca il modello italiano

Il Rapporto Eurydice 2025 sull'educazione all'imprenditorialità analizza 38 sistemi educativi europei e classifica l'Italia nel gruppo che integra le competenze imprenditoriali in modo trasversale, distribuendole su più discipline. Chi va oltre, cioè Bulgaria, Estonia, Cipro, Romania, Svezia, Montenegro e Turchia, ha una materia autonoma il cui nome contiene esplicitamente il termine imprenditorialità.

In Italia il perno è l'educazione civica: gli studenti affrontano il funzionamento di banche, assicurazioni e intermediari finanziari, con richiami espliciti a rischio e incertezza degli investimenti. Il rapporto cita proprio l'Italia come esempio di integrazione senza etichetta dedicata. Sul fronte dei docenti, invece, la posizione italiana è debole: solo Estonia, Polonia e Norvegia richiamano le competenze imprenditoriali nei quadri di riferimento validi per tutti gli insegnanti, mentre l'Austria dispone di uno standard specifico per chi insegna la materia. L'Italia è fuori da questo gruppo ristretto.

Il numero che pesa: quanti studenti fanno davvero impresa

Dal decreto ministeriale 226 del 2024 il PCTO torna requisito pieno di ammissione all'esame di Stato: 90 ore nei licei, 150 nei tecnici, 210 nei professionali. Il perimetro totale è enorme: alla secondaria di secondo grado nell'anno scolastico 2024/2025 sono iscritti oltre 2,6 milioni di studenti. La componente imprenditoriale, però, è opzionale: la scuola può inserirla nel monte ore, non è tenuta a farlo.

Il programma di riferimento nazionale è Impresa in Azione di Junior Achievement Italia, riconosciuto dal Ministero come formazione scuola-lavoro e destinato alle classi del triennio, con circa 50 ore per studente. In diciannove anni ha coinvolto poco più di 126.000 studenti: una media di circa 6.600 all'anno, meno di uno studente ogni duecento tra quelli iscritti alle superiori. Non è un difetto del programma, è la conseguenza di un vincolo che non esiste: nessuna norma impone alla scuola di far fare ai ragazzi un'impresa simulata durante i PCTO.

Il divario si vede anche nella distribuzione delle ore: uno studente di liceo ha 90 ore complessive nel triennio, un tecnico 150, un professionale 210. Sono monte ore pensati per l'orientamento e per il contatto con il mondo del lavoro, non per costruire un piano d'impresa. Quando arriva la scelta di come riempirli, la maggior parte degli istituti opta per stage in azienda, laboratori di orientamento, incontri con enti pubblici: attività coerenti con la norma, ma che non toccano necessariamente la logica del fare impresa.

Dove l'esperienza è obbligatoria, l'Italia guarda dall'altra parte

Eurydice porta due esempi europei di segno opposto. In Lettonia le pratiche imprenditoriali sono obbligatorie in alcune materie della secondaria superiore. In Polonia gli studenti realizzano un vero progetto di impresa, anche a matrice sociale. Il rapporto insiste su un punto: le esperienze pratiche funzionano quando entrano nel curricolo di base, mentre oggi restano prevalentemente extracurricolari, quindi affidate alla motivazione dei singoli insegnanti e delle famiglie.

Anche sul piano delle risorse la scelta italiana ha un contesto preciso: la spesa pubblica per istruzione ferma al 4,06% del PIL non lascia molto margine per rendere strutturali laboratori d'impresa in ogni istituto. Il modello italiano continua invece a muoversi in autonomia rispetto agli altri paesi anche su temi vicini, dall'intelligenza artificiale in aula alle competenze trasversali. Per un docente delle superiori il messaggio operativo è concreto: chi vuole portare l'impresa simulata dentro il PCTO deve costruirla, cercando programmi esterni come Junior Achievement o sfruttando lo spazio di educazione civica per l'educazione finanziaria.

Il rapporto fotografa così un paradosso: 210 ore obbligatorie nei professionali, zero garanzia che dentro quelle ore ci sia un esercizio d'impresa. Colmare la distanza tra il PCTO come obbligo formale e l'esperienza imprenditoriale come pratica reale è una scelta politica, prima ancora che didattica.

Domande frequenti

Come viene integrata l'educazione all'imprenditorialità nel sistema scolastico italiano?

In Italia l'educazione all'imprenditorialità è integrata trasversalmente in più discipline, senza una materia autonoma dedicata. Il perno dell'insegnamento è l'educazione civica, che include anche temi finanziari ed economici.

Il PCTO prevede obbligatoriamente attività di impresa simulata per tutti gli studenti?

No, la partecipazione ad attività di impresa simulata nei PCTO non è obbligatoria. Le scuole possono decidere se includerle, ma non sono tenute a farlo per legge.

Quali sono le principali attività svolte dagli studenti durante i PCTO?

La maggior parte degli istituti opta per stage in azienda, laboratori di orientamento e incontri con enti pubblici. Queste attività sono coerenti con la norma, ma raramente includono esperienze di impresa simulata.

Cosa distingue il modello italiano da altri paesi europei nell'educazione all'imprenditorialità?

A differenza di alcuni paesi come Bulgaria, Estonia e Polonia, l'Italia non ha una materia obbligatoria specifica sull'imprenditorialità né rende obbligatorie le esperienze pratiche di impresa. Le attività restano prevalentemente extracurricolari e affidate all'iniziativa delle scuole o dei singoli docenti.

Quali sono le principali difficoltà nell'introdurre l'impresa simulata nei percorsi scolastici italiani?

Le principali difficoltà sono la mancanza di un vincolo normativo, la limitata formazione dei docenti sulle competenze imprenditoriali e le restrizioni di bilancio nella spesa pubblica per l'istruzione. Questi fattori rendono difficile rendere strutturali i laboratori d'impresa nelle scuole.

Pubblicato il: 10 settembre 2026 alle ore 15:14

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

Articoli Correlati