La commissione Occupazione del Parlamento europeo ha approvato con 41 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astensioni le raccomandazioni per una nuova legge Ue che tratterà stress, molestie e burnout come rischi professionali al pari di quelli fisici o chimici. Il dato di partenza citato dalla relatrice Estelle Ceulemans (S&D) è che i rischi psicosociali legati al lavoro causano oltre 840mila morti all'anno nel mondo, secondo un rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Cosa prevede la proposta approvata a Bruxelles
Il testo chiede alla Commissione europea di introdurre obblighi vincolanti per i datori di lavoro sulla tutela della salute mentale, con valutazioni periodiche del rischio psicosociale e piani d'azione con misure concrete. Nel perimetro rientrano violenza, molestie, bullismo e comportamenti discriminatori, oltre a carichi eccessivi, orari lunghi, scarsa autonomia, ruoli confusi e insicurezza occupazionale. Sono tutti fattori che, spiega la relatrice, hanno una prevalenza in rapida crescita in tutta Europa.
Secondo Ceulemans la depressione legata al lavoro costa all'Ue 100 miliardi di euro all'anno, mentre i disturbi psichici pesano per circa il 60% delle giornate lavorative perse in Europa. Un capitolo specifico riguarda l'intelligenza artificiale: i deputati chiedono che l'introduzione di sistemi algoritmici non imponga oneri o controlli eccessivi ai lavoratori e che sia sempre garantita la supervisione umana sulle decisioni automatiche.
In Italia solo il 7,3% delle malattie psichiche viene riconosciuto
Il quadro italiano racconta un fenomeno largamente sommerso. Nel quinquennio 2019-2023 l'Inail ha ricevuto 2.047 denunce per malattie psichiche, ma ne ha riconosciute come professionali solo il 7,3%. Nello stesso periodo il tasso di riconoscimento per le altre patologie lavoro-correlate è stato del 47,1%: oltre sei volte più alto. Il picco dei riconoscimenti si è registrato negli anni della pandemia, quando il Covid-19 ha colpito in modo evidente il comparto sanitario.
Il motivo è tecnico ma decisivo: stress, disturbi dell'adattamento e disturbo post-traumatico rientrano fra le patologie non tabellate, quelle per cui l'origine lavorativa deve essere dimostrata dal singolo lavoratore. Lo conferma la scheda Inail sulle malattie psichiche sul lavoro, che parla di criteri diagnostici rigidi e di forte difficoltà nel separare i fattori professionali da quelli personali.
Il fenomeno riguarda però una fetta molto ampia della forza lavoro. L'indagine OSH Pulse 2025 dell'agenzia europea EU-OSHA rileva che il 29% dei lavoratori dell'Unione dichiara di soffrire di stress, depressione o ansia connessi al lavoro, mentre oltre il 40% opera costantemente sotto forte pressione temporale. Sul dato italiano, il 40% dei lavoratori segnala carichi o ritmi eccessivi e altrettanti lamentano compensi non adeguati allo sforzo richiesto.
Onere della prova rovesciato: cosa cambierebbe per i lavoratori
Il punto della proposta europea con l'impatto più diretto sul divario italiano è l'inversione dell'onere della prova. Se il lavoratore dimostra di aver subito lesioni o danni alla salute per l'esposizione a fattori psicosociali, il nesso con l'attività si presume esistente, a meno che sia il datore di lavoro a provare il contrario. Oggi in Italia accade il contrario: il 92,7% delle denunce per malattia psichica non arriva al riconoscimento proprio perché il singolo lavoratore non riesce a documentare il legame causale con l'ambiente professionale.
Sul piano operativo la direttiva imporrebbe valutazioni periodiche del rischio, protocolli di individuazione precoce e piani di intervento anche per la violenza da parte di terzi, con supporto tempestivo ai dipendenti esposti. Sono passaggi che intercettano il dibattito sulle tutele individuali già aperto in Italia, come quello sulle nuove regole sulle dimissioni per fatti concludenti, dove il nodo è ancora una volta la certezza giuridica di chi lavora e la definizione chiara dei confini fra scelta volontaria e condizione subita.
Il voto in plenaria dell'Europarlamento è fissato al 1° ottobre 2026. Se il testo passa, la Commissione europea avrà tre mesi per presentare un disegno di legge in linea con la richiesta o motivare per iscritto il rifiuto.
Domande frequenti
Quali sono le principali novità della proposta europea sulla salute mentale al lavoro?
La proposta prevede obblighi vincolanti per i datori di lavoro sulla tutela della salute mentale, valutazioni periodiche dei rischi psicosociali e piani d'azione concreti. Include anche misure specifiche contro violenza, molestie, bullismo, carichi eccessivi e insicurezza occupazionale.
Perché in Italia solo una piccola percentuale di malattie psichiche lavoro-correlate viene riconosciuta?
In Italia, solo il 7,3% delle denunce di malattie psichiche sul lavoro viene riconosciuto perché queste patologie non sono tabellate. Questo significa che il lavoratore deve dimostrare il nesso causale tra malattia e attività lavorativa, un compito reso difficile da criteri diagnostici rigidi e dalla difficoltà di distinguere fattori personali da quelli professionali.
Cosa cambierebbe per i lavoratori italiani con l'inversione dell'onere della prova proposta dall'UE?
Con l'inversione dell'onere della prova, il nesso tra danno psichico e attività lavorativa sarebbe presunto se il lavoratore dimostra l'esposizione a fattori di rischio. Spetterebbe quindi al datore di lavoro provare il contrario, facilitando il riconoscimento delle malattie psichiche professionali.
Qual è l'impatto economico dei disturbi psichici legati al lavoro in Europa?
Secondo la relatrice Estelle Ceulemans, la depressione legata al lavoro costa all'UE circa 100 miliardi di euro all'anno. Inoltre, i disturbi psichici rappresentano il 60% delle giornate lavorative perse in Europa.
Quando potrebbe entrare in vigore la nuova normativa europea sulla salute mentale al lavoro?
Il voto in plenaria dell'Europarlamento è previsto per il 1° ottobre 2026. Se approvato, la Commissione europea avrà tre mesi per presentare un disegno di legge o spiegare il motivo di un eventuale rifiuto.
Come la proposta europea affronta il tema dell'intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro?
La proposta chiede che l'introduzione di sistemi algoritmici non imponga controlli o oneri eccessivi ai lavoratori, garantendo sempre la supervisione umana nelle decisioni automatiche.