Nel 2025 il numero di oggetti in orbita attorno alla Terra ha superato quota 45mila, ma solo una parte è ancora operativa. Secondo il portale statistico dell'Agenzia Spaziale Europea, i satelliti in orbita davvero funzionanti sono poco più di 16mila. Il resto è spazzatura orbitale: stadi di razzo abbandonati, sonde spente e frammenti che nessuno controlla.
I numeri del rapporto ESA 2026
Il Rapporto sull'ambiente spaziale 2026 dell'ESA è la decima edizione del documento con cui lo Space Debris Office fotografa ogni anno le condizioni dell'ambiente orbitale. Le reti di sorveglianza spaziale tracciano oggi circa 46.860 oggetti, di cui poco meno di 19mila sono satelliti ancora in orbita e circa 16mila risultano effettivamente funzionanti. Gli altri sono corpi di razzo esausti, satelliti morti o frammenti riconducibili a un evento di rottura.
Il solo 2025 ha visto più di 300 lanci e l'immissione in orbita di circa 4mila nuovi carichi utili, con una media di dieci al giorno. Oltre 25mila oggetti si trovano in orbita terrestre bassa, sotto i 2mila chilometri di quota. È proprio qui che la densità cresce più in fretta e che si concentra il rischio di collisione.
Un cielo affollato da un unico operatore
Il dato che il comunicato ESA non mette in prima pagina è la concentrazione. Dei circa 16mila satelliti attivi, più di 9.300 appartengono a Starlink, la costellazione di SpaceX: significa che una singola azienda privata gestisce oltre il 58% dei satelliti operativi del pianeta. Nel 2015 nel mondo si lanciavano circa 200 satelliti l'anno; dieci anni dopo se ne immettono in orbita venti volte tanto.
L'ambiente stimato dai modelli MASTER-8 dell'ESA parla di 1,5 milioni di frammenti tra 1 e 10 centimetri e di 230 milioni di oggetti sotto il centimetro. Nessuno di questi frammenti viene tracciato in tempo reale, ma ognuno è già in grado di disintegrare un satellite integro. Le collisioni certificate fra oggetti catalogati sono state finora quattro; ogni nuova mega-costellazione a bassa quota moltiplica la probabilità che il conteggio salga.
Cosa cambia per la ricerca e l'osservazione della Terra
L'affollamento in orbita bassa non è un problema soltanto per gli astronomi. Ogni collisione riduce la finestra utile per lanciare nuovi satelliti scientifici, alza i costi assicurativi e costringe le missioni europee Copernicus a manovre di evitamento sempre più frequenti. Per un ateneo o un centro di ricerca, il conto significa mesi di tempo-macchina persi e serie storiche interrotte.
Il tema si intreccia con le crisi ambientali che i satelliti aiutano a leggere dall'alto: dalla vulnerabilità del pianeta di fronte a una tempesta solare estrema paragonabile all'evento di Carrington del 1859, alla mappatura delle aree colpite da aridità crescente e desertificazione, fino al monitoraggio degli incendi boschivi meno numerosi ma più devastanti registrati in Europa nel 2025. Perdere l'accesso all'orbita bassa vorrebbe dire perdere l'unico strumento che consente di vedere questi fenomeni prima, e su scala continentale.
Le contromisure e i loro limiti
Una nota positiva del rapporto riguarda il rientro controllato dei razzi, passato dal 10% a oltre il 65% nell'ultimo decennio: significa meno stadi abbandonati in orbita e più lanciatori riutilizzati. Nel 2025 sono rientrati in atmosfera in media più di tre tra razzi e satelliti integri al giorno, mentre circa 1.200 oggetti sono precipitati in modo incontrollato. La maggior parte si disintegra, ma frammenti significativi possono raggiungere il suolo.
Senza un aumento drastico delle deorbitazioni pianificate e senza regole vincolanti sulle mega-costellazioni, la traiettoria è chiara: le proiezioni citate dall'ESA parlano di mezzo milione di satelliti attivi entro il 2040. Chi progetta oggi le missioni scientifiche europee sa già che la finestra per operare in orbita bassa si sta restringendo di anno in anno.
Domande frequenti
Quanti oggetti sono attualmente tracciati in orbita attorno alla Terra e quanti di questi sono operativi?
Nel 2025 il numero di oggetti tracciati in orbita ha superato i 45mila, ma solo poco più di 16mila risultano effettivamente funzionanti. Il resto è costituito da spazzatura spaziale, come stadi di razzo abbandonati e frammenti non controllati.
Qual è il rischio principale legato all'affollamento dell'orbita terrestre bassa?
La densità crescente di oggetti in orbita bassa aumenta il rischio di collisioni, che possono danneggiare o distruggere satelliti operativi. Ogni collisione riduce inoltre le possibilità di lanciare nuovi satelliti e può compromettere missioni scientifiche importanti.
Qual è il ruolo delle mega-costellazioni come Starlink nell'affollamento orbitale?
Più del 58% dei satelliti operativi appartiene a Starlink, la costellazione di SpaceX, che gestisce oltre 9.300 satelliti. Questa concentrazione di satelliti da parte di un singolo operatore contribuisce significativamente all'affollamento dello spazio.
Come viene gestito il problema della spazzatura spaziale e quali sono i limiti delle attuali contromisure?
Negli ultimi anni la percentuale di rientri controllati dei razzi è aumentata dal 10% a oltre il 65%, riducendo il numero di stadi abbandonati in orbita. Tuttavia, senza un aumento delle deorbitazioni pianificate e regole più stringenti sulle mega-costellazioni, il problema rimane grave.
In che modo l'affollamento orbitale influisce sulla ricerca scientifica e sull'osservazione della Terra?
L'aumento del rischio di collisioni comporta ritardi e interruzioni per le missioni scientifiche, alzando i costi e riducendo le finestre utili per i lanci. Questo rende più difficile monitorare fenomeni ambientali come incendi, siccità e tempeste solari, compromettendo attività cruciali di ricerca e prevenzione.
Quanti frammenti di piccole dimensioni sono presenti in orbita e quanto sono pericolosi?
Secondo i modelli ESA, ci sono circa 1,5 milioni di frammenti tra 1 e 10 cm e 230 milioni di oggetti sotto il centimetro, nessuno dei quali è tracciato in tempo reale. Anche i frammenti più piccoli possono danneggiare gravemente i satelliti.