Il Sole ha la stazza per generare un super-brillamento con energia superiore a miliardi di miliardi di bombe all'idrogeno, un evento che stelle simili alla nostra producono in media una volta ogni cento anni. Lo sostiene uno studio guidato dal Max Planck Institute per la ricerca sul Sistema solare, studio Empirical flare energy limits pubblicato su Philosophical Transactions of the Royal Society A, che riscrive verso l'alto i limiti finora ipotizzati per la nostra stella.
Dal 1859 al 2026: 167 anni senza un evento di Carrington
La frequenza stimata dai ricercatori guidati da Natalie Krivova, circa un super-flare per secolo su stelle di tipo solare, colloca la Terra in una finestra statistica scomoda. L'ultimo evento paragonabile è la tempesta di Carrington del settembre 1859, quando gli apparecchi degli uffici telegrafici rilasciarono scintille e le aurore boreali arrivarono fino ai Caraibi. Sono passati 167 anni: oltre il tempo medio previsto dallo studio, un ritardo che non significa nulla di causale ma sposta la probabilità di occorrenza verso i prossimi decenni.
Il problema è che una prova diretta di un super-brillamento solare non esiste. L'energia rilasciata da un flare può essere misurata solo fuori dall'atmosfera terrestre o ricavata dalle immagini delle sonde spaziali, e queste tecniche esistono da appena 70 anni. In quella finestra, il Sole non ha mai eruttato con quell'intensità. Il gruppo tedesco ha quindi cercato indizi indiretti nei dati storici delle macchie solari, incrociando quattro secoli di osservazioni con la fisica moderna delle regioni attive. Un approccio che si aggiunge alla scia di risultati recenti sulla nostra stella, dalla scoperta di fotoni entangled prodotti dal Sole fino al nuovo valore log 115 che avvicina la composizione solare alle meteoriti primitive.
La macchia dell'8 aprile 1947: il super-flare mancato
Analizzando i dati del telescopio spaziale Solar Dynamics Observatory della NASA raccolti tra il 2010 e il 2016, i ricercatori hanno costruito una relazione empirica tra dimensione delle macchie solari ed energia dei brillamenti che ne originano. Applicando il modello a 400 anni di registrazioni storiche, un candidato emerge con chiarezza: la Grande Macchia dell'8 aprile 1947.
Quella regione attiva copriva lo 0,6% del disco solare con un diametro 40 volte maggiore di quello della Terra. Sulla carta aveva l'energia magnetica sufficiente a innescare un super-brillamento. Non è successo, ma il precedente conta: il Sole ha già mostrato di poter costruire strutture attive con quel potenziale. Non serve una fisica nuova, servono solo le condizioni giuste. Lo stesso studio confronta il caso 1947 con altre regioni attive documentate come AR 12192 dell'ottobre 2014, l'evento di Halloween 2003 e il Bastille Day 2000, tutte insufficienti per innescare un evento estremo. Il quadro che ne esce ricorda per certi versi altri paradigmi in via di revisione in astrofisica, come quello sulla formazione degli ammassi globulari raccontato dagli studi sulle stelle ricche di azoto: dati vecchi riletti con strumenti nuovi spostano i limiti.
Cosa cambierebbe per una società elettrificata
Un evento di categoria Carrington oggi impatterebbe una rete elettrica, satellitare e di telecomunicazioni che nel 1859 non esisteva. Le correnti geomagneticamente indotte possono danneggiare i trasformatori di alta tensione, mettere fuori servizio i satelliti in orbita bassa e degradare i segnali GPS per ore o giorni. La finestra di allerta dai sistemi di space weather resta di poche ore: il tempo necessario a un'espulsione di massa coronale per attraversare i circa 150 milioni di chilometri fra Sole e Terra.
Il messaggio del lavoro del Max Planck non è di allarme, ma di taratura: gli scenari di rischio usati da agenzie e operatori di rete devono considerare un limite superiore più alto di quello finora adottato. Chi progetta contromisure, dai piani di isolamento dei trasformatori alle procedure di safing dei satelliti, sta lavorando su una soglia che ora sappiamo essere sottostimata. La macchia del 1947 non ha innescato il super-flare, ma dimostra che la nostra stella può caricare quella pistola: la prossima volta la sicura potrebbe non tenere.
Domande frequenti
Cos'è un super-flare solare e quanto è probabile che avvenga sul Sole?
Un super-flare è un brillamento solare con un'energia superiore a miliardi di miliardi di bombe all'idrogeno. Secondo lo studio, stelle simili al Sole producono eventi di questa portata in media una volta ogni cento anni.
Perché la Terra è considerata 'fuori tempo massimo' rispetto ai super-flare?
L'ultimo evento comparabile, la tempesta di Carrington, risale al 1859, quindi sono già passati 167 anni senza un super-flare, più della media prevista dallo studio. Questo non implica una causalità, ma aumenta la probabilità che un nuovo evento avvenga nei prossimi decenni.
Quali sono le principali difficoltà nel rilevare o prevedere un super-flare solare?
Non esiste una prova diretta di un super-flare solare, poiché le tecniche per misurare l'energia dei flare sono disponibili solo da 70 anni. Gli scienziati si basano su indizi indiretti come le dimensioni delle macchie solari e dati storici per stimare la probabilità di tali eventi.
Cosa succederebbe oggi se si verificasse un evento simile a quello di Carrington?
Un evento di tale portata danneggerebbe gravemente la rete elettrica, i satelliti e le telecomunicazioni, causando blackout e problemi ai segnali GPS per ore o giorni. La società moderna, molto più dipendente dalla tecnologia rispetto al 1859, sarebbe quindi molto più vulnerabile.
In che modo lo studio del Max Planck Institute cambia la valutazione dei rischi legati ai flare solari?
Lo studio suggerisce che i limiti energetici finora adottati sono sottostimati e che i piani di prevenzione devono essere aggiornati considerando la possibilità di eventi più intensi. Chi si occupa di sicurezza delle infrastrutture deve quindi rivedere le proprie strategie di protezione.
Qual è il significato della Grande Macchia dell'8 aprile 1947 nello studio dei super-flare?
La Grande Macchia del 1947 aveva la dimensione e l'energia potenziale per generare un super-flare, ma non lo fece. Questo episodio dimostra che il Sole è in grado di sviluppare regioni attive con il potenziale per eventi estremi, anche se non sempre vengono innescati.