Loading...
Laureati 2026: due su tre rifiutano stipendi sotto 1.500 euro. I dati AlmaLaurea
Lavoro

Laureati 2026: due su tre rifiutano stipendi sotto 1.500 euro. I dati AlmaLaurea

Disponibile in formato audio

Stipendi, occupazione, divario territoriale: il quadro completo del rapporto AlmaLaurea 2026 e cosa indica la soglia dei 1.500 euro per i neolaureati.

Indice: In breve | Cosa dice il rapporto AlmaLaurea 2026 | Le tre soglie che cambiano in dieci anni | Il divario territoriale pesa più di quello di genere | Errori comuni nell'interpretare i dati | Domande frequenti

In breve

  • Due laureati su tre (66,9%) rifiutano impieghi a tempo pieno con retribuzione netta sotto i 1.500 euro al mese, contro uno su quattro nel 2016 (24,4%).
  • Il tasso di occupazione a un anno dal titolo è risalito all'81,2% nei corsi triennali e all'80,8% nei magistrali (+2,6 e +2,2 punti percentuali).
  • A cinque anni dalla laurea la retribuzione netta media è 1.796 euro per i triennali e 1.903 euro per i magistrali.
  • Il divario territoriale pesa più di quello di genere: chi vive al Nord ha il 34,8% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi vive nel Mezzogiorno.
  • Anche la selettività salariale è differenziata per genere: 75,0% degli uomini rifiuta sotto 1.500 euro, contro il 61,6% delle donne.

Cosa dice il rapporto AlmaLaurea 2026

Il 66,9% di chi sta per laurearsi dichiara di non accettare impieghi a tempo pieno con una retribuzione netta inferiore ai 1.500 euro al mese. Lo segnala il XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione, presentato l'11 giugno 2026 all'Università della Basilicata, che ha intervistato quasi 700 mila persone laureate di 81 atenei a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

La fotografia complessiva mostra un mercato del lavoro che assorbe meglio chi ha un titolo universitario. A un anno dalla laurea il tasso di occupazione è risalito all'81,2% nel primo livello e all'80,8% nel secondo, con un guadagno rispettivamente di 2,6 e 2,2 punti percentuali sulla rilevazione precedente. A cinque anni dal titolo la quota di occupati ha superato il 90%, toccando il 91,7% nei triennali e il 94,4% nei magistrali.

Sul piano retributivo il quadro resta più articolato. La retribuzione mensile netta a un anno dalla laurea è di 1.491 euro per i laureati di primo livello e di 1.495 euro per quelli di secondo livello, con un calo reale rispettivamente dell'1,4% e dello 0,9% per effetto dell'inflazione. A cinque anni dal titolo si sale a 1.796 euro per il triennale e a 1.903 euro per il magistrale, con una soddisfazione complessiva per il percorso universitario espressa dall'89,1% degli intervistati.

Le tre soglie che cambiano in dieci anni

Il confronto con la rilevazione del 2016 chiarisce dove si è spostata la disponibilità dei laureati italiani sul mercato del lavoro.

  1. Soglia salariale: la quota di chi rifiuta impieghi sotto i 1.500 euro netti è passata dal 24,4% del 2016 al 66,9% del 2026, oltre 42 punti percentuali in più.
  2. Soglia di coerenza con gli studi: la disponibilità ad accettare un lavoro non in linea con il percorso formativo è scesa dall'87,2% al 76,4%, con un arretramento di quasi 11 punti.
  3. Soglia di stabilità a cinque anni: il tasso di occupazione a cinque anni dal titolo ha raggiunto il 91,7% nei triennali e il 94,4% nei magistrali, mentre la disoccupazione è scesa al 2,6%.

Il divario territoriale pesa più di quello di genere

A parità di condizioni, chi risiede al Nord ha il 34,8% di probabilità in più di essere occupato rispetto a chi vive nel Mezzogiorno. Il divario sale al 55,9% se si considera l'area dell'ateneo in cui si è studiato. Sul fronte del genere, gli uomini mantengono il 13,7% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne e percepiscono in media circa 67 euro netti in più al mese.

Il confronto numerico colloca il divario territoriale al di sopra di quello di genere, almeno sulla probabilità di occupazione. La stessa gerarchia si ritrova nella selettività salariale: il 75,0% degli uomini dichiara di non accettare lavori sotto i 1.500 euro netti, contro il 61,6% delle donne. Una distanza che riflette tanto la pressione economica differenziata quanto la diversa esposizione al lavoro part-time, che ha coinvolto il 17,3% dei triennali e il 14,2% dei magistrali nell'ultima rilevazione.

Errori comuni nell'interpretare i dati

Confondere selettività e disoccupazione: rifiutare offerte sotto i 1.500 euro non equivale a restare senza lavoro. Il tasso di disoccupazione a un anno dalla laurea si è ridotto al 9,2% nei triennali e al 9,3% nei magistrali, in calo rispetto alla precedente indagine.

Leggere la retribuzione media come stipendio garantito: i 1.491 euro a un anno dal titolo sono una media che nasconde forti differenze per gruppo disciplinare. I laureati di primo livello in ingegneria industriale percepiscono in media 1.703 euro e quelli in informatica e tecnologie ICT 1.653 euro; sul fronte opposto, i gruppi educazione e formazione, arte e design e linguistico si fermano a valori prossimi ai 1.200 euro.

Trascurare il divario nelle condizioni di partenza: il 34,7% di chi si è laureato nel 2025 aveva almeno un genitore con titolo universitario, in crescita rispetto al 28,5% del 2015. Quando si parla di laurea e ascensore sociale, il privilegio della famiglia colta pesa ancora: l'università continua a selezionare studenti da contesti socialmente più favoriti, in un Paese che secondo i dati Eurostat resta in fondo all'Unione Europea per quota di laureati nella fascia 25-34 anni (31,1%).

Domande frequenti

Cosa intende AlmaLaurea per tasso di occupazione?

Il tasso di occupazione misura la quota di persone laureate che dichiarano di svolgere un'attività lavorativa retribuita al momento dell'intervista, rispetto al totale degli intervistati nella stessa fascia temporale dal conseguimento del titolo. La definizione include sia il lavoro a tempo pieno sia il part-time, e i dati sono raccolti a uno, tre e cinque anni dalla laurea.

Perché la soglia dei 1.500 euro è cresciuta così tanto?

AlmaLaurea attribuisce l'aumento a due fattori. Il primo è la maggiore consapevolezza del valore della formazione, sostenuta dalla crescita della soddisfazione per il percorso di studi (89,1%) e dalla fiducia nelle competenze trasversali acquisite. Il secondo è la perdita di potere d'acquisto: la soglia di 1.500 euro è rimasta nominalmente invariata dal 2016, ma in termini reali oggi vale meno per effetto dell'inflazione.

Lo stipendio medio dei neolaureati è uguale in tutta Italia?

No. Il rapporto registra un divario territoriale ampio sia sull'occupazione sia sulla retribuzione, con il Mezzogiorno penalizzato. A pesare non è solo la residenza, ma anche l'area dell'ateneo in cui si è studiato: il divario tra Nord e Sud sale al 55,9% rispetto a questa variabile, contro il 34,8% calcolato sulla residenza.

La selettività salariale vale allo stesso modo per uomini e donne?

No. Il 75,0% degli uomini afferma di non accettare lavori sotto i 1.500 euro netti, contro il 61,6% delle donne. Il differenziale di genere è marcato anche sul versante occupazionale: a parità di condizioni gli uomini hanno il 13,7% di probabilità in più di essere occupati e percepiscono in media 67 euro netti in più al mese. I numeri del rapporto AlmaLaurea 2026 raccontano una transizione in atto. La laurea continua a funzionare come canale di accesso al mercato del lavoro, ma chi la consegue chiede oggi condizioni economiche allineate al proprio investimento formativo. La distanza tra retribuzione attesa e retribuzione effettiva, insieme al divario tra Nord e Sud, resta il terreno su cui si misurerà la capacità del sistema produttivo italiano di trattenere le competenze prodotte dall'università.

Pubblicato il: 27 giugno 2026 alle ore 11:02

Tamara Mancini

Articolo creato da

Tamara Mancini

Laureata in Lettere e Filosofia all’Università La Sapienza di Roma, ha conseguito una laurea triennale in Storia e Relazioni Internazionali e una laurea magistrale in Islamistica e Mediazione Interculturale. È autrice, copywriter ed editor. La formazione umanistica ha contribuito a sviluppare il suo interesse per la scrittura, l’analisi dei testi e la divulgazione, competenze che oggi applica nel lavoro giornalistico e nella produzione di contenuti. Il suo percorso di studi si è concentrato sulle dinamiche culturali, sui processi migratori e sul dialogo tra società e religioni, con particolare attenzione alla comunicazione e alla mediazione. Da circa dieci anni lavora nel campo della scrittura professionale e dell’editoria digitale. Scrive su giornali e testate online occupandosi di informazione e approfondimento. Ha collaborato anche con realtà radiofoniche come speaker, occupandosi inoltre della produzione di contenuti per la programmazione. Nel tempo ha realizzato articoli e contenuti divulgativi destinati al web, collaborando con progetti editoriali e diverse realtà. Parallelamente si occupa di editing e revisione testi, affiancando redazioni e autori nella costruzione di contenuti solidi dal punto di vista editoriale. È autrice di un libro e appassionata di editoria, storia e divulgazione. Su EduNews24.it scrive articoli dedicati ad istruzione, formazione, cultura e cambiamenti sociali, con l’obiettivo di offrire strumenti utili per comprendere la realtà contemporanea.

Articoli Correlati