Laureati 2026: due su tre rifiutano stipendi sotto 1.500 euro. I dati AlmaLaurea
Il Rapporto AlmaLaurea 2026 evidenzia significativi cambiamenti nelle aspettative e negli esiti occupazionali dei laureati italiani. Due laureati su tre (66,9%) rifiutano oggi impieghi a tempo pieno con retribuzione inferiore a 1.500 euro netti mensili, valore in salita rispetto al 24,4% del 2016. Cresce anche il tasso di occupazione a un anno dal titolo, raggiungendo oltre l'81% sia per i corsi triennali sia magistrali, con un ulteriore aumento a cinque anni (oltre il 91%). Tuttavia la retribuzione a un anno, poco sotto i 1.500 euro netti, subisce il peso dell'inflazione; a cinque anni sale a oltre 1.790 euro per i triennali e 1.900 per i magistrali. \n\nIl confronto decennale rivela cambiamenti nelle tre soglie fondamentali: la soglia salariale di rifiuto di impieghi poco remunerati è aumentata di oltre 42 punti percentuali; la disponibilità ad accettare lavori non coerenti con il percorso formativo è diminuita di quasi 11 punti; la stabilità occupazionale a cinque anni è migliorata, mentre la disoccupazione è scesa al 2,6%. Importante è il divario territoriale che pesa più di quello di genere: chi vive al Nord ha quasi il 35% di probabilità in più di occupazione rispetto al Mezzogiorno; inoltre il divario retributivo e la selettività salariale tra uomini e donne mostrano differenze significative. \n\nInfine, il rapporto sfata alcuni miti e sottolinea criticità: selettività salariale non equivale a disoccupazione, la retribuzione media nasconde forti differenze tra gruppi disciplinari, e si mantiene un divario sociale nell'accesso all'università. La distanza tra retribuzione attesa ed effettiva, insieme ai forti divari territoriali, rappresentano le sfide centrali per valorizzare e trattenere le competenze dei laureati italiani nel mercato del lavoro nazionale.