In Italia ci sono quasi quattro giovani disoccupati per ogni adulto sopra i 25 anni in cerca di lavoro. Il dato emerge dal rapporto Global Employment Trends for Youth 2026, pubblicato il 14 agosto 2026 dall'Organizzazione internazionale del lavoro, l'agenzia dell'Onu specializzata sul mercato del lavoro. Nella fascia 15-29 anni il tasso di disoccupazione giovanile italiano si ferma al 14,4%, contro una media dell'Unione europea dell'11,6%. Il divario di quasi tre punti segnala una difficoltà strutturale nell'assorbimento delle nuove generazioni, in un Paese che invecchia rapidamente e riduce ogni anno la propria popolazione in età da lavoro.
I numeri del rapporto Ilo sull'Italia
Nel 2025 il 31,3% dei dipendenti tra i 15 e i 29 anni ha un contratto a termine e il 61,4% dei giovani lavora part-time perché non ha trovato posti a tempo pieno. La quota di Neet, cioè i giovani fuori da studio e lavoro, è scesa dal 25,7% al 13,3% nell'ultimo decennio: un dimezzamento significativo, dopo anni in cui l'Italia era in coda alle classifiche europee. Il rapporto rileva però che l'ingresso nel mercato del lavoro resta più difficile per le ragazze e per i giovani del Mezzogiorno, dove sottoccupazione e contratti brevi pesano più che nel resto del Paese. Restano così due tendenze parallele: da un lato la riduzione dei Neet, dall'altro la persistenza di forme di lavoro instabili anche per chi ha completato il ciclo di studi superiore o universitario.
L'esodo dei laureati e il capitale umano perso
Tra il 2014 e il 2023 l'Italia ha perso 367mila persone nella fascia 25-34 anni. Quasi il 40% è in possesso di una laurea. Secondo l'agenzia dell'Onu l'uscita di questi profili sottrae capitale umano necessario per innovazione, produttività e sviluppo, in un Paese già segnato dalla crisi demografica. L'Ilo aggiunge che in Europa circa il 15% dell'occupazione giovanile è fortemente esposto all'automazione legata all'intelligenza artificiale. Le mansioni d'ufficio, alcuni ruoli nei servizi e nelle vendite e alcune professioni tecniche ripetitive figurano tra le occupazioni più a rischio di trasformazione. L'agenzia precisa che l'esposizione non equivale automaticamente alla perdita del lavoro: molto dipende dall'accesso alle tecnologie, dalle competenze dei lavoratori e dalle scelte organizzative delle imprese.
Sul piano globale il tasso di disoccupazione giovanile 2025 si attesta al 12,4%, con 67 milioni di persone senza lavoro nella fascia 15-24 anni, mentre il tasso di Neet mondiale raggiunge il 20% e coinvolge 257 milioni di giovani. La direzione dell'Ilo invita a misurare l'efficacia delle politiche non sull'ingresso in un impiego qualsiasi, ma sulla capacità di accompagnare i giovani verso un lavoro dignitoso e sostenibile nel tempo. Il direttore generale dell'agenzia, Gilbert F. Houngbo, ha sottolineato che una generazione senza lavoro dignitoso non può costruire il proprio futuro con fiducia. Il testo integrale è disponibile sul Rapporto Ilo 2026 sull'occupazione giovanile.
Domande frequenti
Qual è il tasso di disoccupazione giovanile in Italia rispetto alla media europea?
Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia nella fascia 15-29 anni è del 14,4%, superiore alla media dell'Unione europea che si attesta all'11,6%.
Quali sono le principali difficoltà che incontrano i giovani italiani nel mercato del lavoro?
I giovani italiani affrontano una maggiore incidenza di contratti a termine (31,3%) e lavoro part-time involontario (61,4%). Inoltre, le ragazze e i giovani del Mezzogiorno trovano maggiori ostacoli nell'accesso a impieghi stabili.
Come si è evoluta la quota di Neet in Italia negli ultimi anni?
La quota di Neet, giovani fuori da studio e lavoro, è diminuita dal 25,7% al 13,3% nell'ultimo decennio, segnando un dimezzamento significativo rispetto al passato.
Quali sono le conseguenze dell'emigrazione dei laureati italiani?
L'emigrazione di 367mila giovani tra i 25 e i 34 anni, di cui quasi il 40% laureati, comporta una perdita di capitale umano essenziale per l'innovazione e la produttività del Paese.
In che modo l'automazione e l'intelligenza artificiale influenzano l'occupazione giovanile?
Circa il 15% dei giovani occupati in Europa è esposto al rischio di cambiamenti dovuti all'automazione e all'IA, soprattutto nei ruoli d'ufficio, nei servizi, nelle vendite e in alcune professioni tecniche ripetitive.
Cosa raccomanda l'Ilo per migliorare l'occupazione giovanile?
L'Ilo suggerisce di valutare le politiche in base alla capacità di offrire ai giovani un lavoro dignitoso e sostenibile, non solo all'ingresso in un impiego qualsiasi.