Davide Francesco D'Amico, pioniere dei trapianti di fegato in Italia e per quasi vent'anni direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato di Chirurgia Generale e Trapianti d'organo dell'Università di Padova, è morto lunedì 17 agosto 2026. Ad annunciarne la scomparsa è stata la rettrice dell'Ateneo, Daniela Mapelli, con una nota istituzionale diffusa nel pomeriggio. Il chirurgo aveva legato la propria carriera al centro trapianti padovano, guidandolo per quasi due decenni e formandone la scuola.
Le due date che hanno segnato i trapianti di fegato in Italia
Il 23 novembre 1990 D'Amico eseguì a Padova il primo trapianto di fegato del Nordest, aprendo di fatto il centro trapiantologico patavino. La struttura è diventata negli anni successivi uno dei principali riferimenti nazionali per la chirurgia epatica, con casistiche in crescita costante e una scuola di specializzazione dedicata.
Sette anni dopo, il 27 ottobre 1997, firmò il primo trapianto di fegato da donatore vivente in Italia. La procedura fu trasmessa in diretta durante il Congresso della Società Italiana di Chirurgia ospitato nello stesso Ateneo, davanti alla comunità scientifica nazionale. Fu un passaggio tecnico che aprì la strada alla donazione tra viventi come opzione stabile del sistema trapianti italiano.
Nel corso della sua direzione, protrattasi per quasi due decenni, il dipartimento ha eseguito oltre cinquecento trapianti epato-biliari, tra i numeri più alti di un singolo centro italiano. Insieme al collega Nicolò Bassi, D'Amico ha firmato per Elsevier il manuale «Il trapianto di fegato», a lungo utilizzato come testo di riferimento nei corsi universitari di chirurgia. Alla sua figura è stata dedicata anche una biografia, «Le mani del chirurgo», presentata all'Università di Messina, sua città di origine, in cui viene ripercorsa la lunga stagione della chirurgia trapiantologica padovana.
Il ricordo dell'Ateneo padovano
Nella nota diffusa lunedì pomeriggio, la rettrice Daniela Mapelli lo ha definito «un grande maestro della chirurgia» e «uno dei protagonisti di una stagione straordinaria della medicina» dell'Università di Padova. Il suo contributo, si legge, ha coniugato «capacità clinica, ricerca e visione della medicina fondata sul lavoro di squadra e sul dialogo tra competenze diverse», contribuendo a rendere l'Ateneo «un punto di riferimento nazionale e internazionale» nella trapiantologia epatica. La rettrice ha ricordato anche la «passione per l'insegnamento» e il «senso di responsabilità verso le persone» del chirurgo.
L'eredità del professore, ha aggiunto Mapelli, «vivrà nelle persone che ha formato, nella scuola che ha contribuito a costruire e nelle tante vite alle quali il suo lavoro ha restituito una possibilità». Alla famiglia, alle allieve e agli allievi e ai colleghi è stata rivolta «la più sentita vicinanza» della comunità accademica patavina.
L'Ateneo non ha ancora comunicato la data delle esequie né i dettagli della camera ardente. Le informazioni saranno diffuse nei prossimi giorni attraverso i comunicati stampa dell'Università di Padova, che raccolgono tutte le note ufficiali dell'Ateneo.
Domande frequenti
Chi era Davide Francesco D'Amico e quale ruolo ha avuto nell'ambito dei trapianti di fegato in Italia?
Davide Francesco D'Amico è stato un pioniere dei trapianti di fegato in Italia e per quasi vent'anni direttore del Dipartimento Assistenziale Integrato di Chirurgia Generale e Trapianti d'organo dell'Università di Padova. Ha guidato il centro trapianti padovano, diventato un riferimento nazionale nella chirurgia epatica.
Quali sono stati i principali traguardi raggiunti da D'Amico nel campo dei trapianti?
Nel 1990 eseguì il primo trapianto di fegato del Nordest e nel 1997 il primo trapianto di fegato da donatore vivente in Italia. Questi risultati hanno contribuito a rendere stabile la donazione tra viventi nel sistema trapianti italiano.
Quanti trapianti sono stati eseguiti sotto la direzione di D'Amico presso il centro di Padova?
Durante la sua direzione, il dipartimento ha eseguito oltre cinquecento trapianti epato-biliari, tra i numeri più alti per un singolo centro italiano.
Qual è stata l'importanza del contributo di D'Amico nell'ambito della formazione e della ricerca?
D'Amico ha fondato una scuola di specializzazione dedicata alla chirurgia epatica, contribuendo alla formazione di numerosi specialisti. Inoltre, ha co-firmato il manuale 'Il trapianto di fegato', utilizzato nei corsi universitari di chirurgia.
Come ha ricordato l'Università di Padova la figura di D'Amico dopo la sua scomparsa?
La rettrice Daniela Mapelli lo ha definito un grande maestro della chirurgia e uno dei protagonisti di una stagione straordinaria della medicina padovana, sottolineando il suo contributo a livello clinico, di ricerca e nella formazione di nuove generazioni di medici.
Sono già state comunicate le informazioni sulle esequie e la camera ardente?
No, l'Università di Padova non ha ancora comunicato la data delle esequie né i dettagli della camera ardente; le informazioni saranno diffuse nei prossimi giorni tramite i comunicati stampa ufficiali dell'Ateneo.