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Fondi interprofessionali, il decreto che cambia tutto: a Roma il Symposium per analizzare la riforma
Formazione

Fondi interprofessionali, il decreto che cambia tutto: a Roma il Symposium per analizzare la riforma

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Mercoledì 25 marzo all'Università degli Studi Link l'evento organizzato con il Ministero del Lavoro. Galvan: "Fase di transizione". Giorgis: "La formazione continua è infrastruttura economica strategica"

Il Symposium di mercoledì 25 marzo a Roma

Si terrà dopodomani, mercoledì 25 marzo, presso l'Università degli Studi Link di Roma, il Symposium Ecosistema Formazione Italia, l'appuntamento che quest'anno assume un peso particolare. Al centro della giornata c'è il decreto che ridisegna la governance dei Fondi Interprofessionali, un provvedimento destinato a modificare in profondità l'architettura della formazione continua nel nostro Paese.

L'evento è stato realizzato in collaborazione con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, un dettaglio tutt'altro che formale. La presenza istituzionale segnala che la posta in gioco va oltre il perimetro tecnico-amministrativo: si parla di come l'Italia intende investire sul capitale umano dei propri lavoratori nei prossimi anni.

Cosa prevede il decreto sulla governance dei Fondi

Il decreto sui Fondi Interprofessionali interviene su un sistema che movimenta risorse significative, alimentate dallo 0,30% del monte salari versato dalle imprese aderenti. Stando a quanto emerge dalle prime analisi, le nuove disposizioni puntano a una riforma della governance che ridefinisce ruoli, responsabilità e meccanismi di controllo dei Fondi stessi.

Giovanni Galvan, tra le voci più autorevoli del settore, ha inquadrato con chiarezza la portata del cambiamento. Le sue dichiarazioni lasciano intendere come il passaggio dal vecchio al nuovo assetto non sarà né immediato né indolore. I Fondi dovranno adeguarsi, le procedure andranno riviste, e il rischio di un periodo di incertezza operativa è concreto.

Per chi segue da vicino le dinamiche della formazione aziendale vista dai manager, il tema non è nuovo. Da tempo il mondo delle imprese segnala la necessità di strumenti più agili e trasparenti per accedere alle risorse destinate all'aggiornamento professionale. Il decreto prova a rispondere a queste istanze, ma la fase attuativa sarà decisiva.

Formazione continua come infrastruttura strategica

C'è un passaggio culturale, prima ancora che normativo, nelle parole di Kevin Giorgis. Non un costo, non un obbligo burocratico, ma un pilastro dello sviluppo economico. È un cambio di paradigma che il legislatore sembra voler recepire attraverso la riforma dei Fondi Interprofessionali.

Del resto, i numeri parlano chiaro. In un mercato del lavoro sempre più segnato dalla transizione digitale e dalla necessità di riqualificazione, la capacità di formare i lavoratori in modo continuo ed efficace diventa un vantaggio competitivo di sistema. Lo hanno capito da tempo le grandi economie europee, e anche esperienze territoriali italiane, come quella legata alle innovazioni nella formazione nel cratere del sisma 2016, dimostrano che investire in formazione può essere leva di rinascita anche nei contesti più difficili.

La sfida, ora, è tradurre questa visione in meccanismi operativi che funzionino. I Fondi Interprofessionali gestiscono la formazione di milioni di lavoratori: un loro malfunzionamento, o anche solo un rallentamento nella fase di transizione, avrebbe ricadute immediate sulla capacità delle imprese di aggiornare le competenze del proprio personale.

Il confronto tra istituzioni e operatori

Il Symposium di mercoledì si propone come momento di confronto aperto tra istituzioni, parti sociali e operatori del settore. Non un convegno celebrativo, ma un'occasione per entrare nel merito delle nuove norme, evidenziare criticità e individuare soluzioni praticabili.

La sede scelta, l'Università degli Studi Link di Roma, non è casuale. Gli atenei stanno assumendo un ruolo sempre più centrale nel raccordo tra formazione e mercato del lavoro, come dimostra anche l'impegno di altre realtà accademiche nel promuovere percorsi formativi allineati alle esigenze occupazionali.

La partita che si gioca attorno alla riforma dei Fondi Interprofessionali riguarda, in definitiva, la qualità del lavoro italiano dei prossimi anni. Il decreto fissa le regole, ma saranno la capacità di attuazione e il dialogo tra gli attori coinvolti a determinarne il successo o il fallimento. Il Symposium del 25 marzo potrebbe fornire le prime risposte concrete.

Pubblicato il: 23 marzo 2026 alle ore 14:24

Domande frequenti

Qual è l'obiettivo principale del decreto sulla governance dei Fondi Interprofessionali?

Il decreto mira a riformare la governance dei Fondi Interprofessionali, ridefinendo ruoli, responsabilità e meccanismi di controllo per rendere il sistema più efficiente, trasparente e allineato alle esigenze delle imprese e dei lavoratori.

Perché la formazione continua è considerata una infrastruttura strategica?

La formazione continua è vista come un pilastro dello sviluppo economico, essenziale per affrontare la transizione digitale e la necessità di riqualificazione nel mercato del lavoro. Non rappresenta più solo un costo o un obbligo, ma un investimento strategico per la competitività del sistema Paese.

Quali sono le principali sfide nella fase di transizione verso il nuovo sistema dei Fondi?

Le principali sfide riguardano l'adeguamento dei Fondi alle nuove regole, la revisione delle procedure e il rischio di incertezza operativa che potrebbe rallentare la formazione dei lavoratori e l'aggiornamento delle competenze nelle imprese.

Che ruolo hanno le istituzioni e le università nel processo di riforma?

Le istituzioni, come il Ministero del Lavoro, e le università svolgono un ruolo centrale nel facilitare il confronto tra gli attori coinvolti e nel promuovere percorsi formativi che rispondano alle esigenze occupazionali, contribuendo al successo della riforma.

Cosa si propone di ottenere il Symposium Ecosistema Formazione Italia di Roma?

Il Symposium si propone come momento di confronto tra istituzioni, parti sociali e operatori per analizzare le nuove norme, evidenziare criticità operative e individuare soluzioni praticabili per l'attuazione della riforma dei Fondi Interprofessionali.

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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