Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il 21 ottobre al Quirinale, ha chiesto strategie adeguate per affrontare il malessere e il senso di insicurezza che i giovani italiani avvertono per il futuro. Il monito è arrivato alla cerimonia di consegna delle insegne ai Cavalieri del Lavoro. I numeri che pesano dietro quelle parole spiegano l'urgenza: l'Italia è ultima nell'Unione europea per quota di 20-29enni occupati.
Il discorso al Quirinale ai Cavalieri del Lavoro
Nel suo intervento integrale al Quirinale, Mattarella ha parlato del «timore di asservimento o di emarginazione» avvertito dai ragazzi e ha chiesto «uno sguardo di ampia visione» che accompagni le scelte congiunturali. Il Capo dello Stato ha definito «un grave peso» il bilancio negativo delle migrazioni giovanili: «Molti rientrerebbero volentieri se fosse offerto loro un cammino di lavoro e di vita che consentisse di realizzarsi».
Il Presidente ha ricordato che diritto al lavoro e diritto alla scuola «si realizzano necessariamente insieme», un passaggio già centrale nel suo recente discorso ai giovani Alfieri del Lavoro. Ha definito la questione giovanile «una priorità» per istituzioni e forze sociali e ha sottolineato che «l'inclusione è alleata decisiva della crescita, non un costo improduttivo». Nel discorso c'è anche un passaggio sulle «inaccettabili pretese» dei magnati dell'intelligenza artificiale, tema su cui il Quirinale è tornato più volte parlando anche di intelligenza artificiale a scuola.
I numeri che pesano dietro le parole
Secondo i dati Eurostat del 2025, in Italia lavora solo il 47,6% dei giovani tra 20 e 29 anni, contro una media europea del 65,6%. Siamo ultimi fra i 27 Paesi dell'Unione: la Germania è al 77%, la Francia al 67,1%, la Spagna al 58,2%. Il distacco con il motore tedesco supera i trenta punti percentuali e pesa in modo diretto sul reddito d'ingresso dei neolaureati e dei diplomati italiani.
I NEET, cioè i ragazzi di 15-29 anni che non studiano e non lavorano, erano il 15,2% nel 2024, oltre 1,2 milioni di persone, in forte calo dal 23,2% del 2018 ma ancora sopra la media UE dell'11% (Istat, rapporto Bes 2025 sull'istruzione). Il dato aggregato nasconde un divario territoriale netto: 10,7% al Centro-Nord contro 23,3% al Sud, con picchi del 35,4% a Catania e del 32,4% a Palermo. In alcuni quartieri delle grandi città del Mezzogiorno, in pratica, più di un ragazzo su tre non è né a scuola né al lavoro.
L'età media con cui si lascia la casa dei genitori è di 30,2 anni, quasi quattro oltre la media europea. Pochi lavori, redditi d'ingresso bassi, difficoltà a costruire autonomia economica: è il quadro statistico che Mattarella ha riassunto parlando di «insicurezza per il futuro».
I laureati che se ne vanno: 150mila dal Sud in sei anni
L'altra faccia del malessere è il drenaggio di laureati verso l'estero e verso il Nord. Nel 2024 l'Istat ha registrato 20.711 italiani fra 25 e 34 anni con laurea trasferiti all'estero, pari a circa l'1,1% dei coetanei con titolo terziario residenti in Italia all'inizio del 2025. Tra il 2019 e il 2025 le regioni del Sud hanno perso 150mila giovani laureati: 122mila trasferiti al Centro-Nord e 28mila fuori dai confini nazionali.
Il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes certifica che giovani e giovani adulti rappresentano il 72,2% delle 123.376 iscrizioni Aire per espatrio registrate nel 2024, in aumento del 38% sull'anno prima. Mattarella ha indicato la rotta: costruire «condizioni per rendere attraente il ritorno». Un richiamo che si lega al filo delle sue riflessioni recenti ad Assisi sulla pace e sul futuro delle nuove generazioni.
La prossima legge di bilancio è il banco di prova. Tre indicatori diranno se le «strategie adeguate» chieste dal Quirinale si trasformano in politiche concrete: la quota di 20-29enni occupati, il divario Sud-Nord dei NEET e il saldo migratorio dei laureati italiani.
Domande frequenti
Cosa sono i NEET e qual è la loro situazione attuale in Italia?
I NEET sono giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. Nel 2024 rappresentano il 15,2% della popolazione di riferimento, pari a oltre 1,2 milioni di persone, un dato in calo rispetto al passato ma ancora superiore alla media UE.
Perché i giovani laureati italiani lasciano il Paese o il Sud?
Molti giovani laureati emigrano verso l'estero o il Nord Italia a causa della mancanza di opportunità lavorative adeguate e di redditi d'ingresso bassi. Tra il 2019 e il 2025, il Sud ha perso 150mila giovani laureati, evidenziando un forte squilibrio territoriale.
Quali sono le principali preoccupazioni dei giovani secondo Mattarella?
Mattarella ha sottolineato il malessere e il senso di insicurezza che i giovani italiani avvertono per il futuro, legati al timore di emarginazione, poche prospettive lavorative e difficoltà a raggiungere l'autonomia economica.
Quali dati mostrano il divario territoriale tra Nord e Sud in Italia?
Il tasso di NEET è molto più elevato al Sud (23,3%) rispetto al Centro-Nord (10,7%), con picchi che superano il 30% in alcune città meridionali. Anche la fuga di laureati colpisce maggiormente il Sud, accentuando il divario tra le aree del Paese.
Cosa propone Mattarella per contrastare questi fenomeni?
Il Presidente suggerisce strategie di ampio respiro che integrino lavoro e istruzione, puntando sull'inclusione come motore di crescita. Indica anche la necessità di rendere l'Italia più attrattiva per il ritorno dei giovani emigrati.
Quali indicatori saranno fondamentali per valutare le nuove politiche giovanili?
Mattarella individua tre indicatori chiave: la quota di 20-29enni occupati, il divario Sud-Nord dei NEET e il saldo migratorio dei laureati. Saranno questi i parametri per misurare l'efficacia delle strategie future.