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La pec senza CCN: perché i biologi pagano 2.000 euro al Garante
Lavoro

La pec senza CCN: perché i biologi pagano 2.000 euro al Garante

Il Garante multa la Federazione biologi: due pec con destinatari visibili. Lo standard italiano non ammette il campo CCN, nodo che tocca scuole e PA.

Il Garante privacy ha sanzionato di 2.000 euro la Federazione nazionale degli ordini dei biologi (Fnob) per aver inviato due pec con tutti i destinatari visibili nel campo "A", invece che in copia nascosta. Il provvedimento n. 763 del 7 ottobre 2026 si aggiunge a una serie di casi che negli ultimi due anni ha colpito anche scuole e atenei, e riporta a galla un nodo tecnico tutto italiano: la posta elettronica certificata non consente, per come è stata progettata, di nascondere la lista degli indirizzi.

Cosa è successo nel caso dei biologi

La vicenda parte da un reclamo. Una biologa iscritta all'ordine riceve il 21 e il 24 luglio 2025 due pec dalla Federazione: in entrambe gli indirizzi di tutti i colleghi destinatari sono in chiaro. Nelle controdeduzioni la Fnob riconosce l'errore, lo attribuisce a una svista materiale e sostiene che il proprio gestore pec non permette di usare il campo CCN, la copia conoscenza nascosta disponibile nella posta ordinaria. Aggiunge che i messaggi erano informativi, rivolti a professionisti dello stesso ambito, senza utilizzi impropri dei dati noti.

L'Autorità non ritiene sufficienti queste argomentazioni. Mostrare gli indirizzi personali agli altri destinatari è di per sé una comunicazione di dati personali a terzi, anche quando chi li riceve fa parte della stessa categoria. La Fnob non aveva una base giuridica per quella comunicazione: scattano gli articoli 5 e 6 del GDPR e l'articolo 2-ter del Codice privacy. Il carattere episodico dell'errore, la natura non sensibile dei dati e la collaborazione durante l'istruttoria sono considerati attenuanti e portano la sanzione a 2.000 euro, con pubblicazione del provvedimento sul sito del Garante vista la platea coinvolta (Provvedimento 763 del 7 ottobre 2026 sul sito del Garante privacy).

La pec italiana non ha il CCN, e non è un bug

Il punto che la Fnob prova a far valere ha una base reale. Le regole tecniche della posta elettronica certificata, fissate dal decreto ministeriale del 2 novembre 2005 e dalla RFC 6109 del 2011, impongono al punto di accesso di rifiutare i messaggi con destinatari inseriti in CCN: la ricevuta di consegna deve essere opponibile a terzi e per generarla il sistema ha bisogno di sapere, in modo trasparente, chi riceve. In Italia esistono circa 20 milioni di caselle pec attive e il traffico stimato per il 2026 è di 3,5 miliardi di messaggi, con il 60% della PA che la usa ogni giorno (Scheda AgID sulla posta elettronica certificata). Il risultato pratico è che chi deve scrivere a una lista nutrita si trova davanti a un bivio: inviare un messaggio singolo per ciascun destinatario, oppure accettare che la lista sia visibile. La prima strada è lenta e costosa, la seconda è quella che il Garante sanziona.

Non è il primo caso: ci sono già passate anche le scuole

Il caso Fnob non è isolato. Il 4 dicembre 2025, con il provvedimento n. 732, il Garante ha sanzionato un istituto comprensivo statale per una mail di sollecito sugli adempimenti vaccinali inviata a decine di famiglie con tutti gli indirizzi in chiaro. In febbraio 2024 un'azienda privata si era vista irrogare 250.000 euro per una fattispecie analoga, con numeri da migliaia di destinatari. Più indietro, un ateneo italiano è finito nel mirino per un ordine del giorno con dati sensibili recapitato in chiaro a quasi mille indirizzi. Il filo è sempre lo stesso: un errore umano con un sistema che non perdona, perché una volta partita la pec la lista è nelle caselle di tutti i riceventi.

Per la pubblica amministrazione la posta certificata è un obbligo normativo e il parallelo con i concorsi è immediato: ogni comunicazione collettiva a candidati, iscritti o dipendenti è un rischio concreto, soprattutto quando le liste si allungano. Chi gestisce un ente, una scuola o un ordine dovrebbe oggi dare per scontato che un invio massivo con la pec, senza accorgimenti, apre un fronte sanzionatorio. Vale per i solleciti su bandi e procedure concorsuali (Guida alla lettura di un bando di concorso pubblico), per le circolari interne e per le comunicazioni di sistema su misure straordinarie, dagli ammortizzatori sociali (Il caso ex Ilva e la cassa integrazione fino al 2027) alle convocazioni sindacali per gli scioperi del comparto (Lo sciopero scuola del 30 ottobre e i numeri OCSE sugli stipendi).

Cosa fare, in attesa della pec europea

Nel breve termine le strade sono due. La prima è operativa: usare gli strumenti di invio massivo offerti dai gestori pec, che spediscono un messaggio distinto a ciascun indirizzo, oppure appoggiarsi a piattaforme di posta ordinaria quando il valore legale non serve e si può ricorrere al CCN. La seconda è contrattuale: chiedere al proprio provider pec se è prevista un'opzione di invio singolo automatizzato, perché la responsabilità in caso di sanzione resta in capo al titolare del trattamento, non al fornitore. La terza strada, strutturale, passa dalla REM (Registered Electronic Mail), la pec europea definita dal regolamento eIDAS 2: lo standard ETSI punta a separare autenticazione del mittente e trattamento dei destinatari, e il 2027 è l'orizzonte in cui dovrebbe sostituire la pec così come la conosciamo. Fino ad allora, 2.000 euro è il prezzo di una svista che il sistema italiano, per com'è costruito, rende quasi inevitabile.

Domande frequenti

Perché la Federazione nazionale degli ordini dei biologi è stata sanzionata dal Garante privacy?

La Fnob è stata sanzionata perché ha inviato due pec con tutti i destinatari visibili nel campo 'A', invece di utilizzare la copia nascosta, violando così la normativa sulla protezione dei dati personali.

Perché la posta elettronica certificata (pec) italiana non consente l'uso del campo CCN?

La pec italiana, per ragioni tecniche e normative, non permette l'uso del CCN: le regole impongono che i destinatari siano visibili per garantire la validità legale delle ricevute di consegna.

Quali sono le alternative per evitare la diffusione degli indirizzi email tramite pec?

Si possono utilizzare strumenti di invio massivo messi a disposizione dai gestori pec, che inviano un messaggio distinto a ogni destinatario, oppure ricorrere a piattaforme di posta ordinaria con CCN se non serve il valore legale.

Che rischi corre chi gestisce comunicazioni collettive tramite pec in ambito scolastico o universitario?

L'invio di comunicazioni collettive tramite pec senza accorgimenti può comportare sanzioni per la diffusione indebita di dati personali, soprattutto quando gli indirizzi dei destinatari sono visibili a tutti.

Quando entrerà in funzione la nuova pec europea (REM) e cosa cambierà?

La REM, definita dal regolamento eIDAS 2, dovrebbe entrare in funzione entro il 2027 e introdurrà uno standard che separa l'autenticazione del mittente dal trattamento dei destinatari, superando i limiti attuali della pec italiana.

Chi è responsabile in caso di sanzioni per invii errati tramite pec?

La responsabilità resta in capo al titolare del trattamento dei dati, come enti, scuole o ordini professionali, anche se il fornitore pec non offre soluzioni tecniche per evitare l'errore.

Pubblicato il: 22 ottobre 2026 alle ore 15:12

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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