Nel 2025 il circuito della giustizia minorile italiano ha registrato 39.600 minorenni denunciati o arrestati, con un aumento del 3,54% rispetto al 2024 e del 34% rispetto al 2019. Il dato arriva mentre due episodi di cronaca, la banda della minicar a Roma e il pestaggio di piazza Vanvitelli a Napoli, rimettono al centro la domanda su cosa sia rimasto della corresponsabilità educativa tra famiglie e istituti scolastici.
I due casi che hanno riacceso il dibattito
Il 5 ottobre a Monteverde due minorenni di 16 e 17 anni, uno figlio di un carabiniere, hanno colpito con calci e bastonate i passanti da una minicar nera. L'attore Davide Iacopini, 42 anni, è finito in rianimazione dopo due interventi di neurochirurgia. Agli inquirenti i ragazzi hanno parlato di uno scherzo, ma la Procura dei minori li indaga per tentato omicidio.
Cinque giorni dopo, in piazza Vanvitelli a Napoli, un padre cinquantenne è stato pestato da circa dieci giovani dopo essere intervenuto per difendere le figlie da una lite tra coetanei. Nel pestaggio è stato anche travolto da un camion della raccolta rifiuti ed è ricoverato in shock al Cardarelli. Tra gli identificati compaiono figli di poliziotti. Il prefetto di Napoli ha disposto un presidio fisso delle forze dell'ordine nella piazza.
I due episodi hanno un elemento comune che spiazza i profili sociologici più ricorrenti: non sono maturati in contesti di marginalità, ma dentro famiglie definibili normali, con genitori integrati nel tessuto istituzionale. È il punto che obbliga a guardare agli strumenti giuridici che regolano il rapporto tra scuola e famiglia, e a verificare se funzionano.
Il patto che nessuno legge più
Il patto educativo di corresponsabilità esiste come obbligo di legge dal 2007. L'articolo 5-bis dello Statuto delle studentesse e degli studenti, introdotto dal DPR 235/2007 sul patto educativo di corresponsabilità, impone a ogni famiglia e a ogni scuola secondaria di firmare al momento dell'iscrizione un documento che definisce in modo condiviso diritti e doveri reciproci. Ha valore giuridicamente vincolante per entrambe le parti.
Nella pratica il patto è diventato un modulo tra i tanti. Lo si firma insieme alla liberatoria per le uscite didattiche e alla ricevuta del contributo volontario, senza quasi mai aprirlo. Fissa punti concreti: controllo dei compiti, giustificazione delle assenze, rispetto del personale, regole di comportamento in gruppo. Dovrebbe aggiornarsi quando cambia la vita del ragazzo. Nella maggior parte degli istituti resta identico per cinque anni consecutivi.
Il risultato è che il documento non pesa nei consigli di classe quando emerge un problema disciplinare e non viene riconvocato quando la famiglia smette di essere interlocutore attivo. L'ammonimento scritto, il coinvolgimento del comitato genitori, la revisione collegiale sono prassi previste dalla norma ma spesso inattivate. Il paradosso dei due casi è che le famiglie coinvolte non sono estranee alla scuola: hanno firmato quel patto, ricevuto comunicazioni, partecipato a riunioni. Ciò che manca non è l'adesione formale, ma la ricaduta sulle scelte quotidiane.
I dati del Dipartimento per la giustizia minorile aggiornati a settembre 2025 misurano la dimensione del fenomeno: il 51,2% dei reati contestati ai minorenni riguarda il patrimonio, con le rapine che da sole pesano per il 28,8% del totale e i furti per il 12,7%. Gli under 18 restano il 5% della popolazione, ma commettono un caso su quattro delle rapine in pubblica via.
Trentatré ore di civica contro un anno di social
L'altro strumento è l'educazione civica, resa obbligatoria dalla Legge 92/2019 e aggiornata con le linee guida del decreto 183 del settembre 2024. Prevede non meno di 33 ore annuali distribuite su tre nuclei concettuali: Costituzione, sviluppo sostenibile, cittadinanza digitale. In pratica un'ora alla settimana per 33 settimane, che compete con migliaia di ore trascorse sui social, tra coetanei, dentro gruppi chiusi dove la devianza si legittima da sola.
Nei casi di Roma e Napoli non c'è stata assenza di scolarizzazione: i ragazzi erano iscritti, frequentavano, erano sotto osservazione didattica. Quello che la scuola non intercetta è la vita fuori dall'aula, dove si consolida la convinzione che un calcio dal finestrino sia uno scherzo o che pestare in dieci un uomo in piazza sia una dimostrazione di forza. La leva formativa resta decisiva per il futuro individuale, come mostra l'editoriale sui dati Istat 2025 sul rischio povertà, ma non basta se il tempo extrascolastico resta privo di presidio adulto.
Lo stesso schema si ripresenta sul digitale, dove la norma arriva dopo che il comportamento si è già formato: l'editoriale sulle regole IA a scuola dal 23 ottobre racconta la stessa dinamica di rincorsa. Riattivare il patto di corresponsabilità richiede meno retorica e più prassi: revisione annuale obbligatoria del documento, riunioni in cui genitori e docenti si parlano prima che accada qualcosa, procedure disciplinari applicate quando previsto. Senza, resta un foglio firmato.
Domande frequenti
Cos'è il patto educativo di corresponsabilità tra scuola e famiglia?
Il patto educativo di corresponsabilità è un documento previsto per legge dal 2007 che definisce diritti e doveri reciproci tra scuola e famiglia. Deve essere firmato all'iscrizione e ha valore giuridicamente vincolante per entrambe le parti.
Perché il patto di corresponsabilità spesso non funziona nella pratica?
Nella maggior parte dei casi, il patto è percepito come un modulo formale da firmare insieme ad altri documenti, senza un reale confronto sui suoi contenuti. Inoltre, raramente viene aggiornato o applicato concretamente nei casi disciplinari, riducendone l'efficacia.
Quali sono le principali criticità emerse dai recenti episodi di cronaca?
Gli episodi di violenza giovanile a Roma e Napoli hanno coinvolto ragazzi provenienti da famiglie considerate 'normali' e integrate, evidenziando che il problema non riguarda solo contesti marginali ma l'effettiva attuazione della corresponsabilità educativa.
Come viene affrontata l'educazione civica nelle scuole italiane?
L'educazione civica è obbligatoria dal 2019 e prevede almeno 33 ore annuali su Costituzione, sviluppo sostenibile e cittadinanza digitale. Tuttavia, queste ore sono spesso insufficienti rispetto all'influenza esercitata dalle molte più ore trascorse dai ragazzi sui social e al di fuori della scuola.
Quali soluzioni vengono proposte per rendere più efficace il patto educativo?
L'articolo suggerisce una revisione annuale obbligatoria del patto, incontri costanti tra genitori e docenti e l'applicazione puntuale delle procedure disciplinari previste. Queste misure mirano a trasformare il patto da mero adempimento formale a strumento realmente partecipato e operativo.
Quali sono i dati più preoccupanti sul fenomeno della devianza minorile?
Nel 2025 sono stati denunciati o arrestati 39.600 minorenni, con un aumento significativo rispetto agli anni precedenti. I reati contro il patrimonio rappresentano il 51,2% del totale, e gli under 18 sono responsabili di un quarto delle rapine in pubblica via.