Il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha accolto «con favore e ottimismo» l'apertura dell'AIE a un «ulteriore, attento approfondimento» dell'allegato che chiedeva agli espositori di Più libri più liberi di riconoscere i valori antifascisti come condizione di accesso. La dichiarazione, diffusa dal Ministero il 14 giugno 2026, segue di poche ore la presa di posizione della premier Giorgia Meloni e arriva mentre la 25ª edizione della fiera è in piena fase organizzativa. Sul tavolo non c'è solo una clausola: c'è la tenuta di un evento che nel 2025 ha mosso oltre 100mila visitatori alla Nuvola dell'Eur.
Cosa chiedeva il nuovo allegato
L'articolo 24 del regolamento generale già imponeva agli editori l'adesione ai valori della Costituzione, della Carta europea dei diritti fondamentali e della Dichiarazione universale dei diritti umani. Il nodo è l'allegato introdotto per il 2026: chiede una firma aggiuntiva sul riconoscimento e la condivisione dei valori antifascisti alla base dell'ordinamento democratico. L'AIE ha definito la richiesta «un'esigenza di chiarezza», non un filtro ideologico, e ha annunciato la revisione dopo le reazioni politiche. Meloni ha parlato di «censura»; Giuli, nel comunicato del Ministero della Cultura, ha definito «anacronistica» la richiesta di «professione di fede antifascista» e ha richiamato la Costituzione del 1948 come argine già sufficiente. Per chi sta preparando uno stand a dicembre, il regolamento di riferimento resta quello firmato prima del fine settimana.
604 espositori e un mercato in calo
I numeri della fiera spiegano perché l'esito conta. L'edizione 2025 si è chiusa con 105.631 visitatori in cinque giorni alla Nuvola dell'Eur, 604 espositori distribuiti su 55mila metri quadri, oltre 750 eventi e 1.800 relatori. Per la piccola e media editoria è la principale vetrina annuale a Roma e una delle tre fiere di sistema dopo Torino e Bologna.
Il contesto di mercato è ostile. Il Rapporto AIE 2025 fissa il valore globale dell'editoria italiana a 3,234 miliardi di euro, in calo dell'1,4% rispetto all'anno precedente. Il segmento trade, quello in cui si gioca la partita dei piccoli editori, ha perso il 2% in valore e il 2,7% in copie nei primi nove mesi del 2025. Nello stesso periodo i titoli a stampa pubblicati sono stati 85.872, di cui il 16% in autoedizione: l'offerta cresce, la domanda no.
In questo quadro un'incertezza sulle regole d'accesso a dicembre non è una variabile minore. I piccoli editori pianificano stampe, trasporti e calendario eventi con mesi di anticipo. Una controversia ancora aperta a giugno mette pressione su decisioni di spesa già prese e rischia di pesare sulle conferme degli stand collettivi e dei marchi che fanno da traino alle aree comuni.
Cosa cambia per editori e visitatori
Per gli editori la prima conseguenza pratica è il differimento delle firme. L'allegato non è stato ritirato, ma l'apertura dell'AIE consente a chi non aveva ancora aderito di attendere il testo finale. Per la fiera il rischio reputazionale è duplice: perdere editori indipendenti che leggono il filtro come politico, oppure apparire in dietrofront sotto pressione di palazzo.
Per i visitatori l'edizione resta confermata: la 25ª si svolge dal 4 all'8 dicembre 2026 alla Nuvola dell'Eur, con la nuova squadra curatoriale già annunciata. L'attenzione politica sulla fiera è destinata a crescere fino a dicembre, in un anno già denso di interventi istituzionali del ministro su cultura e cronaca: dalla visita agli scavi della Villa dei Misteri a Pompei al cordoglio per la tragedia del Monte Faito, fino alle reazioni dopo gli atti vandalici contro la moglie del ministro.
Il prossimo passaggio è il testo riveduto dell'allegato. Da quel passaggio dipenderà se la 25ª edizione partirà come anniversario o come campo di tensione: per un comparto trade da 1,5 miliardi di euro nel 2024, la differenza non è retorica.
Domande frequenti
Qual è il motivo della controversia sull'allegato per la fiera 'Più libri più liberi' 2026?
La controversia nasce dall'introduzione di un allegato che richiede agli espositori di firmare un riconoscimento esplicito dei valori antifascisti, oltre all'adesione già prevista ai valori della Costituzione e delle principali carte dei diritti. Questa richiesta è stata vista da alcuni come un filtro ideologico e ha suscitato reazioni politiche.
Come ha risposto il ministro Giuli alla posizione dell'AIE sull'allegato?
Il ministro Giuli ha accolto con favore l'apertura dell'AIE a un approfondimento sull'allegato, definendo anacronistica la richiesta di una 'professione di fede antifascista' e sottolineando che la Costituzione del 1948 rappresenta già un argine sufficiente.
Cosa cambia concretamente per gli editori che vogliono partecipare alla fiera?
Gli editori che non avevano ancora aderito possono attendere il testo definitivo dell'allegato prima di firmare. Il regolamento di riferimento, per ora, resta quello precedente alla controversia, ma l'incertezza sulle regole crea difficoltà nella pianificazione delle attività e delle spese.
La fiera 'Più libri più liberi' 2026 è confermata nonostante la polemica?
Sì, l'edizione della fiera è confermata dal 4 all'8 dicembre 2026 alla Nuvola dell'Eur, con una nuova squadra curatoriale già annunciata. Tuttavia, l'attenzione politica e le incertezze regolamentari potrebbero influire sull'atmosfera e sulla partecipazione degli editori.
Quali sono i numeri e l'importanza della fiera per il settore editoriale italiano?
L'edizione 2025 ha registrato oltre 105.000 visitatori, 604 espositori e più di 750 eventi, confermandosi come principale vetrina annuale per la piccola e media editoria a Roma. La fiera è particolarmente rilevante in un contesto di mercato in calo e rappresenta uno dei tre principali appuntamenti di settore in Italia.
Quali sono i rischi per la fiera e per i piccoli editori in questa situazione di incertezza?
L'incertezza sulle regole d'accesso mette pressione sulla pianificazione di stampa, trasporti ed eventi, rischiando di influire sulle conferme degli stand e sulla partecipazione dei marchi trainanti. Sul piano reputazionale, la fiera rischia sia di perdere editori indipendenti sia di apparire sotto pressione politica.