Il Tevere ha restituito a Roma i resti del ponte di Nerone. L'idrometro di Ripetta ha registrato il 6 agosto un livello di 4,88 metri, il valore più basso dal 2011, secondo i dati Anbi. I piloni del Pons Neronianus, sommersi tra la Basilica di San Pietro e il ponte Vittorio Emanuele II, sono tornati a essere visibili sopra il pelo dell'acqua.
Cosa è tornato a galla a due passi dal Vaticano
I resti appartengono al Pons Neronianus, chiamato anche ponte Trionfale. La costruzione è datata al I secolo dopo Cristo, sotto il regno di Nerone, ma una parte degli studiosi la attribuisce a Caligola, che avrebbe voluto un passaggio verso il suo circo sull'area dell'attuale Vaticano. Il ponte collegava il Campo Marzio all'Ager Vaticanus e permetteva alla via Trionfale di superare il fiume in direzione di Veio.
Non è chiaro quando smise di funzionare. Nel VI secolo, durante la guerra gotica, non era già più in uso. I piloni che ancora emergevano furono demoliti alla fine dell'Ottocento per liberare la corrente del fiume e renderlo più navigabile. Le puntazze in ferro e le travi in legno furono ritrovate negli scavi per il ponte Vittorio Emanuele II, all'inizio del Novecento.
L'idrometro di Ripetta ai livelli del 2011
Il ritorno dei resti non è un evento isolato. Le strutture sommerse sono già affiorate nell'estate 2017, nel 2022 e nel 2024: quattro estati negli ultimi dieci anni in cui il fiume che attraversa la capitale è sceso a livelli così bassi da rendere visibili i piloni. Nel 2011 l'idrometro di Ripetta scese a 4,85 metri; quest'anno, il 6 agosto, la misurazione si è fermata a 4,88 metri, quindici centimetri sotto la media dei mesi di agosto del decennio 2011-2020, secondo Anbi.
Il quadro climatico spiega la ricorrenza. A Roma, dalla terza decade di maggio, si contano 55 notti tropicali, di cui 20 super tropicali con minime sopra i 25 gradi. Trentatré giornate hanno superato i 35 gradi, diciannove i 37 gradi. Il bollettino ISPRA su siccità e risorse idriche indica per il 2022 il minimo storico nazionale di disponibilità idrica, in calo del cinquanta per cento rispetto alla media 1991-2020. Anche i laghi Albano e Nemi, nel Lazio, calano di circa cinque centimetri a settimana.
Il ponte che il fiume restituisce
Il paradosso è archeologico. Il Pons Neronianus non doveva essere visibile: i resti in elevato furono abbattuti nel XIX secolo proprio perché rendevano difficoltosa la navigazione del fiume. Oggi il Tevere restituisce quel patrimonio non perché l'uomo l'abbia recuperato, ma perché non c'è più abbastanza acqua per coprirlo. Come l'eclissi solare di ferragosto, un evento naturale eccezionale che ha diviso chi ha potuto osservarla, la riemersione dei piloni è diventata un appuntamento estivo: le mappe di visibilità dell'eclissi del 12 agosto hanno tenuto banco su cronaca e cultura, ma la variazione climatica lascia tracce fisiche anche nel paesaggio urbano.
L'esposizione ripetuta pone un problema concreto. I resti sommersi restano stabili sotto l'acqua; l'alternanza con l'aria e i raggi diretti del sole accelera il degrado dei materiali antichi. La Sovrintendenza Capitolina non ha annunciato lavori straordinari, e finora la tutela del sito è affidata alla profondità del fiume, non a un intervento programmato. Le fondazioni lirico-sinfoniche finanziate dal ministero della Cultura nel 2026 mostrano dove passano gli stanziamenti culturali: il patrimonio archeologico esposto ai fenomeni climatici resta finora fuori dai piani di finanziamento dedicati.
Fino a quando il fiume non tornerà sopra la media, i piloni del ponte di Nerone continueranno a spuntare tra un'estate e l'altra. La prossima misura utile arriverà con le piogge autunnali: la portata di ottobre dirà se il 2027 comincerà con il fondale sommerso oppure a vista. Il patto tra le religioni firmato a Roma ha mostrato che la capitale sa reagire quando la posta in gioco è collettiva; sulla siccità del suo fiume, per ora, la reazione resta demandata al meteo.
Domande frequenti
Cosa sono i resti emersi dal Tevere vicino al Vaticano?
I resti emersi sono i piloni del Pons Neronianus, noto anche come ponte di Nerone o ponte Trionfale, un antico ponte romano costruito nel I secolo d.C. che collegava il Campo Marzio all'Ager Vaticanus.
Perché i piloni del ponte di Nerone sono tornati visibili nel Tevere?
I piloni sono riemersi a causa dei livelli eccezionalmente bassi del Tevere registrati dall'idrometro di Ripetta, dovuti a una prolungata siccità e temperature elevate che hanno ridotto la portata del fiume.
Con quale frequenza riemergono i resti del ponte di Nerone?
Negli ultimi dieci anni, i piloni sono affiorati quattro volte: nel 2011, 2017, 2022 e 2024, sempre in corrispondenza di livelli particolarmente bassi del fiume durante le estati calde.
Quali rischi comporta l'esposizione dei resti archeologici all'aria e al sole?
L'alternanza tra immersione e esposizione accelera il deterioramento dei materiali antichi, poiché l'acqua protegge le strutture, mentre sole e aria ne favoriscono il degrado.
Sono previsti interventi di tutela o restauro per il ponte di Nerone?
Finora non sono stati annunciati lavori straordinari dalla Sovrintendenza Capitolina e la tutela dei resti dipende ancora dalla profondità del fiume, non da interventi programmati o finanziamenti specifici.