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Eclissi 12 agosto 2026, dal Cnr all'Artico all'orbita geostazionaria
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Eclissi 12 agosto 2026, dal Cnr all'Artico all'orbita geostazionaria

Al Dirigibile Italia radiazione solare registrata al secondo. Dallo spazio MTG-I1 traccia un'ombra di 290 km. I dati dell'evento.

L'eclissi del 12 agosto 2026 ha portato la copertura del Sole al 93 per cento alle isole Svalbard, dove la Stazione italiana Dirigibile Italia del Cnr ha registrato la radiazione solare con risoluzione temporale di un secondo. A 36.000 chilometri di quota il satellite meteorologico Meteosat MTG-I1 ha inseguito un'ombra larga appena 290 chilometri, transitata su Groenlandia, Islanda, nord del Portogallo e Spagna.

Un evento osservato da tre punti diversi

La fascia di totalità è passata su Reykjavík e sulle città spagnole di La Coruña, Bilbao, Saragozza, Valencia e Palma di Maiorca. Le immagini più diffuse arrivano dagli astrofili italiani che si sono spostati oltre i Pirenei: Alessandro Bianconi dell'Unione Astrofili Italiani ha ripreso la progressione da Siviglia con lo smartphone, mentre il Gruppo Astrofili Palidoro ha lavorato in parallelo su Marina di San Nicola, Sardegna e territorio spagnolo, condividendo il materiale online.

Dall'Italia peninsulare il fenomeno è stato invece parziale, con percentuali di copertura ridotte e un Sole molto basso sull'orizzonte al tramonto. La partita scientifica, però, si è giocata altrove: alle Svalbard, dove il Sole era ancora alto sul cielo artico e la fase di massimo ha coinciso con un'illuminazione ancora piena, e in orbita geostazionaria, dove il satellite MTG-I1 dell'ESA riprende la fascia di totalità ha documentato il cono d'ombra lunare mentre scivolava sull'Europa.

Cosa misura il Cnr dalle Svalbard

Alla Stazione Dirigibile Italia, gestita dal Consiglio nazionale delle ricerche dal 1997, il ricercatore Alessio Nogarotto dell'Istituto di scienze polari ha registrato la radiazione solare con risoluzione temporale di un secondo. Non è un dettaglio divulgativo: significa che ogni fluttuazione di irraggiamento durante il calo del 93 per cento della luce solare finisce in un archivio ad altissima frequenza, adatto a studiare i transitori atmosferici.

Il valore vero sta nel confronto. Nel 2015 un evento analogo osservato dalla stessa base aveva mostrato effetti misurabili sulla radiazione ultravioletta. Undici anni dopo, con strumentazione più fine e in una fase diversa del ciclo undecennale del Sole, i dati raccolti il 12 agosto permettono di costruire due istantanee temporali del bilancio energetico artico durante un'ombreggiatura improvvisa. È ciò che rende l'appuntamento un esperimento, non uno spettacolo: alle latitudini polari il calo di irraggiamento avviene in modo prevedibile, senza l'interferenza di nubi o aerosol, e consente di isolare la risposta dell'atmosfera in un intervallo di tempo controllato.

Il Sole resta l'oggetto astrofisico più osservato e continua a produrre revisioni importanti, come racconta il percorso da Bethe a Borexino sulla fisica solare, una traiettoria di ottantuno anni fatta di teoria nucleare, rivelazione dei neutrini e verifiche sperimentali sempre più fini.

Un'ombra di 290 km ripresa a 36.000 km di quota

Il satellite MTG-I1, rinominato Meteosat-12 dopo l'entrata in servizio operativo, era in una posizione favorevole per documentare l'evento: l'umbra ha percorso l'Europa proprio mentre l'imager era orientato sulla regione. Il diametro del cono d'ombra al suolo era di appena 290 chilometri, meno della distanza in linea d'aria tra Roma e Firenze.

L'immagine ha un valore che va oltre la divulgazione. Le osservazioni da orbita geostazionaria servono a tarare gli strumenti in condizioni di illuminazione anomala e a validare i modelli di trasferimento radiativo usati per le previsioni meteorologiche. Studi paralleli sulla composizione del Sole ancorano queste misure ai riferimenti fisici: il nuovo valore log 1.15 avvicina il Sole alle meteoriti primitive ha ricalibrato di recente il quadro delle abbondanze chimiche stellari.

L'attività osservativa non si esaurisce con la nostra stella. Nella stessa settimana l'attenzione era puntata anche su la cometa 3I/Atlas più vecchia del Sole, confermata come oggetto interstellare grazie ai profili di cianuro e deuterio compatibili con una formazione precedente al sistema solare.

Il prossimo appuntamento è fissato al 2 agosto 2027, sulla fascia che attraverserà Nord Africa e Arabia Saudita. Dall'Italia sarà osservabile come parziale, con una copertura che va dal 55 per cento del Triveneto al 99,8 per cento di Lampedusa: un'occasione utile per replicare sulla costa mediterranea le misure che oggi arrivano solo dalla base polare.

Domande frequenti

Quali sono stati i principali luoghi di osservazione dell'eclissi del 12 agosto 2026?

L'eclissi è stata osservata da tre punti principali: le isole Svalbard, in particolare dalla Stazione Dirigibile Italia del Cnr; l'orbita geostazionaria tramite il satellite Meteosat MTG-I1; e varie località in Spagna e Islanda attraversate dalla fascia di totalità.

Che tipo di dati ha raccolto il Cnr alle Svalbard durante l'eclissi?

Il Cnr ha registrato la radiazione solare con una risoluzione temporale di un secondo, permettendo di monitorare ogni fluttuazione di irraggiamento durante il calo del 93% della luce solare. Questi dati sono utili per studiare i transitori atmosferici e il bilancio energetico artico.

Qual è stato il contributo del satellite Meteosat MTG-I1 all'osservazione dell'eclissi?

Il satellite Meteosat MTG-I1 ha documentato la fascia di totalità dell'eclissi da 36.000 km di quota, fornendo immagini utili a tarare strumenti meteorologici e a validare modelli di trasferimento radiativo fondamentali per le previsioni meteorologiche.

Come si è potuta osservare l'eclissi dall'Italia?

Dall'Italia peninsulare l'eclissi è stata visibile solo in forma parziale, con percentuali di copertura ridotte e il Sole basso sull'orizzonte al tramonto. Le osservazioni più significative sono arrivate dagli astrofili italiani che si sono recati nella penisola iberica.

Perché l'osservazione alle latitudini polari è particolarmente significativa per la ricerca scientifica?

Alle latitudini polari, come alle Svalbard, il calo di irraggiamento durante un'eclissi avviene in modo prevedibile e senza l'interferenza di nubi o aerosol, permettendo di isolare e studiare meglio la risposta atmosferica a un'ombreggiatura improvvisa.

Quando sarà la prossima eclissi visibile dall'Italia e quale copertura si prevede?

La prossima eclissi osservabile dall'Italia sarà il 2 agosto 2027, con una copertura che varierà dal 55% nel Triveneto al 99,8% a Lampedusa, offrendo un'opportunità per nuove osservazioni e misurazioni.

Pubblicato il: 14 agosto 2026 alle ore 09:03

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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