In dodici mesi i diplomandi italiani hanno perso 4,8 punti percentuali in italiano e 3,3 in matematica: meno della metà raggiunge la soglia di sufficienza nelle due materie fondamentali. I numeri del Rapporto INVALSI 2025 sul grado 13 arrivano mentre nelle aule torna a dividersi il fronte fra chi difende il voto in decimi e chi lo vorrebbe sostituire con giudizi descrittivi.
Il dibattito sui voti è già scavalcato dalla normativa
Da gennaio 2025 la scuola primaria ha abbandonato la valutazione per livelli e ha reintrodotto i giudizi sintetici (ottimo, distinto, buono, discreto, sufficiente, non sufficiente) con l'Ordinanza ministeriale n. 3 del 9 gennaio 2025. La scelta vale dal secondo quadrimestre 2024/25 e tocca tutti gli alunni dai 6 agli 11 anni. Nello stesso anno scolastico è tornato il voto di condotta in decimi nella secondaria di primo grado. Sul piano normativo il dibattito teorico fra voto numerico e giudizio è già stato risolto in senso restaurativo.
Resta acceso solo il fronte delle sperimentazioni: oltre cento istituti distribuiti in quindici regioni applicano il Modello Organizzativo Finlandese con valutazioni formative al posto del numero. Una nicchia, non un movimento di massa. In parallelo il docente Vincenzo Schettini avverte che la scuola non riesce più a comunicare con i giovani, spostando il problema dal voto al linguaggio.
I numeri INVALSI 2025 che cambiano la conversazione
Discutere se il 4 nuoccia al fanciullo presuppone che il 4 venga ancora assegnato in modo significativo. I dati del 2025 dicono il contrario. Tra gli oltre 507 mila diplomandi testati, il 51,7% raggiunge un livello almeno adeguato in italiano: era il 56,5% nel 2024 e il 64,9% nel 2018/19. In matematica la sufficienza si ferma al 49,2%, dal 52,5% del 2024 e dal 61% del 2019. La pandemia non basta più a spiegare il calo: arriva dopo un anno di parziale ripresa e suggerisce, secondo lo stesso istituto, fattori strutturali oltre lo strascico COVID.
Tre dati pesano più degli altri. La dispersione scolastica implicita, cioè la quota di studenti che escono dalle superiori con competenze sotto soglia in tutte le materie, è all'8,7%, in aumento rispetto al 2024. L'eccellenza, ovvero chi raggiunge i livelli più alti in tutte le prove, si ferma al 12,3%: il valore più basso mai registrato dall'INVALSI. Negli istituti professionali la quota di sufficienti in italiano e matematica in diversi casi non supera il 18%.
A questo si aggiunge il divario territoriale: tra Nord-Est e Sud-Isole corrono 14 punti percentuali in italiano e fra 20 e 22 in matematica. Lo stesso 4 in pagella, quindi, in Lombardia ricade su una platea con basi più solide; in Calabria pesa su un contesto in cui la metà degli iscritti non legge un testo di media difficoltà. Cambiare la scala di valutazione non sposta questo perimetro.
Cosa cambia in aula per docenti e dirigenti
Per chi sta in classe il quadro impone scelte operative. Programmare prove di recupero mirate sul 41,3% di terza media sotto la sufficienza in italiano e sul 44% in matematica significa rivedere il calendario del quadrimestre prima del sistema di valutazione. La dispersione implicita all'8,7% riguarda ragazzi che escono con il diploma ma senza strumenti reali per università o lavoro qualificato: il pezzo di carta non basta più.
Sul piano dell'inclusione, il Consiglio di Stato ha riaffermato il diritto agli strumenti compensativi per gli studenti con difficoltà di apprendimento, ricordando che un PDP non applicato vizia anche la non ammissione all'esame. La valutazione, quale che sia la scala, regge solo se la personalizzazione viene davvero garantita. Iniziative diverse, come i Giochi della Gioventù che mobilitano oltre 100 mila studenti di primarie e medie, mostrano che motivazione e ingaggio passano da pratiche concrete, non da scale numeriche.
Il prossimo Rapporto INVALSI fotograferà la prima coorte di bambini valutati con il nuovo sistema dei giudizi sintetici. Sarà la verifica empirica se il ritorno all'ottimo e al non sufficiente sposta la curva delle competenze o si limita a rinominare il problema.
Domande frequenti
Quali sono i principali risultati del Rapporto INVALSI 2025 per italiano e matematica?
Nel 2025 solo il 51,7% degli studenti ha raggiunto almeno la sufficienza in italiano e il 49,2% in matematica, segnando un calo rispetto agli anni precedenti. Questi dati evidenziano una crescente difficoltà nelle competenze di base tra i diplomandi italiani.
Cosa prevede la nuova normativa sulla valutazione nella scuola primaria?
Dal secondo quadrimestre 2024/25, la scuola primaria ha reintrodotto i giudizi sintetici (ottimo, distinto, buono, discreto, sufficiente, non sufficiente) per la valutazione, superando la valutazione per livelli grazie all'Ordinanza ministeriale n. 3 del 9 gennaio 2025.
Qual è il ruolo delle sperimentazioni alternative al voto numerico nelle scuole italiane?
Oltre cento istituti in quindici regioni stanno sperimentando il Modello Organizzativo Finlandese, che prevede valutazioni formative al posto dei voti numerici. Tuttavia, si tratta di una sperimentazione limitata e non rappresenta ancora un cambiamento diffuso nel sistema scolastico italiano.
Quanto incide il divario territoriale sui risultati scolastici?
Il divario è significativo: tra Nord-Est e Sud-Isole ci sono 14 punti percentuali di differenza in italiano e tra 20 e 22 punti in matematica. Questo significa che lo stesso voto ha un peso diverso a seconda del contesto geografico degli studenti.
Come incidono questi risultati sulle strategie didattiche di docenti e dirigenti scolastici?
I dati impongono la necessità di programmare interventi di recupero personalizzati, specialmente per la quota elevata di studenti sotto la sufficienza. Inoltre, la personalizzazione della didattica e l'applicazione corretta dei PDP sono fondamentali per garantire equità nella valutazione.
Il ritorno ai giudizi sintetici può realmente migliorare le competenze degli studenti?
Al momento non ci sono prove che il cambio di scala di valutazione abbia un impatto diretto sulle competenze; il prossimo Rapporto INVALSI fornirà dati sulla prima coorte valutata con giudizi sintetici, permettendo di verificare se il cambiamento produce effetti concreti o solo formali.