Il Ministero dell'Istruzione e del Merito presenta martedì 30 giugno 2026 il piano "La scuola italiana in Europa", un programma di mobilità linguistica rivolto alle scuole secondarie di secondo grado. Il punto di partenza è scomodo: secondo Eurostat, in Italia solo circa il 25% degli studenti delle superiori generali studia due o più lingue straniere, contro una media UE del 60%.
Cosa prevede il piano presentato da Valditara
L'annuncio è arrivato dal Avviso ufficiale del Ministero dell'Istruzione e del Merito il 25 giugno. Alle 11.30 di martedì 30, nella sala "Aldo Moro" di Viale Trastevere 76/a a Roma, il ministro Giuseppe Valditara presenterà il piano davanti a dirigenti, studenti e personale scolastico. L'intervento del ministro è in agenda per le 11.45, preceduto dalle testimonianze di studenti già coinvolti in esperienze di mobilità. L'evento sarà trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube del MIM.
Il programma è destinato agli studenti delle superiori e prevede esperienze di mobilità educativa e formazione in altri Paesi europei, con l'obiettivo dichiarato di potenziare lo studio delle lingue straniere. I dettagli operativi, dalle modalità di candidatura ai criteri di selezione delle scuole partecipanti, saranno illustrati durante la conferenza stampa insieme alle risorse stanziate, finora non comunicate.
Da dove parte l'Italia: 35 punti sotto la media UE
I Dati Eurostat 2023 sulle lingue straniere nella secondaria superiore fotografano un sistema in ritardo. Nella secondaria superiore generale, in Italia circa il 25% degli studenti studia due o più lingue straniere come materia curricolare. La media dell'Unione europea è del 60%. Il distacco di 35 punti percentuali colloca l'Italia tra gli ultimi quattro Paesi, davanti solo a Spagna (22,4%), Irlanda (10,4%) e Portogallo (6,7%).
Sul versante opposto la Francia raggiunge il 99,8%, la Romania il 99,1% e la Cechia il 98,5%. In quei sistemi due lingue straniere fanno parte stabilmente del curriculum della scuola superiore, non sono un'aggiunta opzionale. L'inglese resta la prima lingua quasi ovunque (96% degli studenti UE), seguito da spagnolo (27,1%), tedesco (21,2%) e francese (20,8%); l'italiano si ferma al 3,2%, una marginalità che pesa anche sulla proiezione internazionale della lingua e della cultura italiana.
Il quadro italiano è però a due velocità: nella secondaria di primo grado lo studio della doppia lingua è quasi universale, mentre il salto alle superiori abbatte la quota. È in quel passaggio che il nuovo piano dovrà incidere, perché un programma di mobilità da solo non modifica i quadri orari, terreno su cui si gioca il vero recupero. La discussione sulle Nuove Indicazioni Nazionali e prove INVALSI dell'ultimo anno mostra quanto sia complesso intervenire sul curriculum delle superiori.
Erasmus+ è il punto di partenza, ma non basta
La mobilità europea per le scuole italiane non parte da zero. Nel 2024 il programma Erasmus+ ha portato all'estero circa 18mila studenti delle secondarie, con quasi 30mila partecipanti totali tra alunni e personale e una crescita del 15% sul 2023. Risultano accreditati 1.409 istituti scolastici, di cui il 57% appartiene al secondo ciclo. La distribuzione resta concentrata: Lombardia, Sicilia e Campania sono in testa per numero di mobilità approvate.
Il nuovo piano dovrà inserirsi in questo ecosistema senza sovrapporsi a Erasmus+, e affrontare i punti deboli che la mobilità europea da sola non risolve: copertura territoriale ineguale, partecipazione concentrata nei licei, accesso spesso legato alla capacità progettuale del singolo istituto. Per dimezzare un gap di 35 punti con l'UE non basterà allargare le opportunità: serviranno scelte curricolari nelle superiori e investimenti continuativi. La scuola italiana tra economia ed educazione è già attraversata da molte sfide finanziarie, e anche la dimensione comparativa con le riforme europee mostra che annunciare un piano è la parte più semplice.
Il dettaglio del programma e le risorse effettivamente stanziate saranno comunicati il 30 giugno. La verifica della tenuta del piano si vedrà nei prossimi anni scolastici, quando si misurerà se il rapporto 25/60 inizierà davvero a muoversi.
Domande frequenti
Che cos'è il piano 'La scuola italiana in Europa' presentato dal Ministero dell'Istruzione?
È un programma di mobilità linguistica rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado, con l'obiettivo di potenziare lo studio delle lingue straniere attraverso esperienze formative in altri Paesi europei.
Qual è la situazione attuale dell'Italia rispetto allo studio delle lingue straniere nelle scuole superiori?
Secondo Eurostat, solo circa il 25% degli studenti delle superiori in Italia studia due o più lingue straniere, contro una media UE del 60%, collocando l'Italia tra gli ultimi quattro Paesi europei in questa classifica.
Come si integra il nuovo piano con il programma Erasmus+?
Il nuovo piano intende affiancare Erasmus+ senza sovrapporsi, affrontando criticità come la copertura territoriale ineguale e la partecipazione concentrata nei licei, offrendo maggiori opportunità e puntando a scelte curricolari più ampie.
Quando saranno presentati i dettagli operativi e le risorse finanziarie del piano?
I dettagli su candidature, criteri di selezione e risorse stanziate saranno illustrati durante la conferenza stampa del 30 giugno 2026 dal Ministro Valditara.
Quali sono le principali criticità che il piano dovrà affrontare per ridurre il gap con la media UE?
Oltre a potenziare la mobilità, sarà necessario intervenire sui quadri orari delle superiori e garantire investimenti strutturali per rendere stabile lo studio di due lingue straniere nel curriculum scolastico.