Paolo Crepet ha proposto ai microfoni di Adnkronos di abbassare l'età della maturità a 18 anni e di ripristinare i voti a scuola, definendo "unfair" che ad Amsterdam ci si diplomi un anno prima che in Italia. Due affermazioni che i dati riscrivono in gran parte.
Le proposte dello psichiatra e il Rapporto Italia Generativa
Crepet lega la fuga da casa a 18 anni e il ritorno dei voti alla paura di sbagliare dei giovani italiani. Il riferimento è al Rapporto Italia Generativa dell'Università Cattolica, che colloca l'Italia agli ultimi posti UE per imprenditorialità giovanile e indica nella paura del fallimento uno degli ostacoli principali alla nascita di nuove imprese.
Secondo lo psichiatra, il diploma a 19 anni e l'assenza di giudizi numerici a scuola sarebbero corresponsabili dell'incapacità di misurarsi con il fallimento. Ma sul terreno dei fatti scolastici entrambe le proposte poggiano su premesse che vanno verificate: quanto dura davvero la scuola superiore negli altri Paesi europei, e cosa è rimasto della valutazione descrittiva dopo la riforma Valditara dell'autunno 2024.
Diploma a 19 anni: l'Italia non è l'eccezione europea
Il ciclo scolastico italiano dura 13 anni: cinque di primaria, tre di secondaria di primo grado e cinque di secondaria di secondo grado, con studenti dai 14 ai 19 anni. Paesi Bassi, Francia, Spagna e Regno Unito chiudono la secondaria a 18, ma Germania, Austria e Paesi scandinavi arrivano al diploma a 19 come noi: l'Italia non è quindi l'eccezione europea che Crepet descrive.
Il tema del ciclo accorciato non è nuovo. Dal 2018 il ministero sperimenta i percorsi quadriennali in circa cento scuole superiori: liceo o istituto tecnico completato in quattro anni anziché cinque, con diploma effettivo a 18 anni. La misura è stata poi stabilizzata dentro alla filiera tecnico-professionale e al liceo del Made in Italy. In pratica, lo scenario che Crepet indica come mancante esiste già, ma resta a numeri contenuti perché la maggioranza delle famiglie sceglie ancora il percorso tradizionale a cinque anni.
C'è un secondo dato utile al dibattito: gli studenti italiani ammessi alla maturità 2026 hanno toccato il massimo storico, con differenze marcate tra le regioni sui voti finali. Il problema del ciclo lungo non è quindi la severità dell'esame, ma la struttura del sistema.
"Non-voti a scuola": Valditara li ha già cancellati
La seconda proposta di Crepet, ripristinare i voti, ha un problema di tempi. I "non-voti" a cui fa riferimento sono i giudizi descrittivi introdotti dall'OM 172/2020 alla sola scuola primaria: "avanzato", "intermedio", "base", "in via di prima acquisizione". Alle medie e alle superiori la valutazione in decimi non è mai stata toccata, e la maturità continua a essere in centesimi con soglia minima di 60/100.
Anche alla primaria il quadro è già cambiato. La Legge 1 ottobre 2024 n. 150 - Gazzetta Ufficiale ha eliminato i giudizi descrittivi e reintrodotto i giudizi sintetici classici: ottimo, distinto, buono, discreto, sufficiente, non sufficiente. Il provvedimento è entrato in vigore il 31 ottobre 2024 e si applica dall'anno scolastico 2024/2025, con l'ordinanza attuativa del ministro nel gennaio 2025.
Quando Crepet chiede oggi di "ripristinare" i voti, sta quindi chiedendo qualcosa che il ministro Valditara ha già fatto quasi un anno fa. Il dibattito residuo sulla scuola italiana riguarda altri fronti, come l'educazione sessuo-affettiva a scuola su cui il referendum è arrivato in Cassazione, non più la valutazione descrittiva alla primaria.
Il diploma a 18 anni è tecnicamente possibile in Italia dal 2018 con i percorsi quadriennali; i giudizi in giudizio sintetico alla primaria sono tornati con la Legge 150/2024. Le proposte di Crepet, in altre parole, sono più realizzate di quanto lo stesso psichiatra mostri di sapere. Restano invece aperti i nodi veri, come il diritto allo studio del personale scolastico con le 150 ore che nel 2027 coprono solo il 3% degli aventi diritto, la formazione dei docenti e la disparità di risultati tra Nord e Sud che oggi pesano di più sull'imprenditorialità giovanile dell'anno in più di scuola superiore.
Domande frequenti
È vero che in Italia si prende il diploma un anno dopo rispetto agli altri Paesi europei?
No, non è del tutto vero. In alcuni Paesi europei come Germania, Austria e quelli scandinavi, il diploma si ottiene anch'esso a 19 anni, mentre in altri come Paesi Bassi, Francia, Spagna e Regno Unito si termina a 18 anni.
Esistono già percorsi per ottenere il diploma a 18 anni in Italia?
Sì, dal 2018 esistono percorsi quadriennali in alcune scuole superiori che permettono di diplomarsi a 18 anni. Tuttavia, la maggior parte degli studenti e delle famiglie continua a preferire il percorso tradizionale di cinque anni.
Cosa è cambiato nella valutazione alla scuola primaria dopo la riforma Valditara?
La riforma Valditara, con la Legge 150/2024, ha eliminato i giudizi descrittivi e ha reintrodotto i giudizi sintetici classici come ottimo, distinto, buono, discreto, sufficiente e non sufficiente. Questo cambiamento si applica dall'anno scolastico 2024/2025.
I voti numerici sono ancora utilizzati nelle scuole medie e superiori italiane?
Sì, nelle scuole medie e superiori la valutazione in decimi non è mai stata sospesa e la maturità continua a essere espressa in centesimi, con una soglia minima di 60/100.
Quali sono i veri problemi che influenzano l'imprenditorialità giovanile in Italia secondo il Rapporto Italia Generativa?
Il Rapporto Italia Generativa evidenzia che la paura del fallimento è uno degli ostacoli principali all'imprenditorialità giovanile in Italia, insieme a fattori strutturali come la durata del ciclo scolastico, le disparità regionali e le opportunità di formazione dei docenti.
Le proposte di Crepet sono già state attuate?
In parte sì: il diploma a 18 anni è possibile tramite i percorsi quadriennali e i giudizi sintetici sono già stati reintrodotti alla primaria. Tuttavia, rimangono aperte questioni più complesse come le disuguaglianze regionali e il diritto allo studio del personale scolastico.