Il nubifragio che ha colpito Nord e Centro Italia il 10 settembre non è un fulmine a ciel sereno: è la valvola di sfogo di due mesi di caldo estremo. A dirlo sono i fisici dell'atmosfera intervistati dall'ANSA, che chiamano l'estate 2026 «serbatoio di energia» dell'autunno che sta iniziando. La prossima finestra di allerta è attesa intorno al 17 settembre, con lo stesso schema.
Il meccanismo secondo i fisici dell'atmosfera
«Il quadro è quello di una classica perturbazione tardo-estiva», spiega Dino Zardi, docente di Fisica dell'atmosfera all'Università di Trento: le temperature sopra la media hanno riscaldato la superficie del Mediterraneo e caricato l'aria di umidità. Quando arriva aria più fresca in quota, quel vapore condensa e precipita in poche ore. La collega Annalisa Di Bernardino, alla Sapienza di Roma, aggiunge che «una quantità molto grande di energia è stata immagazzinata nell'atmosfera e deve essere dissipata con fenomeni intensi e rapidi». È il motivo per cui la stessa perturbazione produce sole a 30 chilometri e allagamenti a 30 metri di distanza.
I numeri dell'estate 2026 che hanno caricato la miccia
L'estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950 con una temperatura media di 24,3°C, sopra il record del 2003 fermo a 23,6°C. Il bollettino climatico estate 2026 del CNR-IBE misura per agosto un'anomalia di +3,5°C rispetto alla climatologia 1991-2020, con Sud e Isole ancora più fuori scala (+3,7°C) e Nord Italia a +3,2°C. Sul Mediterraneo, i dati del consorzio LaMMA-CNR indicano un luglio a 27°C di media, il più caldo dal 1993, con la costa toscana a +3,9°C sopra la norma trentennale.
Nel periodo gennaio-agosto 2026 circa il 70% del territorio nazionale ha registrato anomalie di temperatura oltre 1°C e il 40% oltre i 2°C: un serbatoio energetico distribuito che non si limita ai giorni di ondata di calore e riguarda anche le prealpi e i settori appenninici. È un'energia potenziale, immagazzinata in mare e negli strati bassi dell'atmosfera, in attesa di un innesco.
Il vero indicatore è la pioggia in un'ora
Non tutti i nubifragi si comportano allo stesso modo. Uno studio del Politecnico di Torino pubblicato nel 2025 su Journal of Hydrology: Regional Studies, firmato da Paola Mazzoglio, Alberto Viglione, Daniele Ganora e Pierluigi Claps, ha ricostruito 62 anni di dati pluviometrici da rete di stazioni (1960-2022). Il risultato: le precipitazioni cumulate su 24 ore non mostrano un trend nazionale uniforme, ma quelle concentrate in un'ora stanno crescendo su tutto il territorio. È il timbro tipico dei temporali auto-rigeneranti che il caldo del mare rende più violenti.
Il perché è nella termodinamica di base: la legge di Clausius-Clapeyron descrive come l'atmosfera possa contenere circa il 7% di vapore acqueo in più per ogni grado di riscaldamento. Un mare a quasi 4°C sopra la norma non regala pioggia diffusa, regala pioggia concentrata. Ed è la scala sub-oraria, non quella giornaliera, la nuova unità di misura del rischio.
Perché in città il colpo è più duro
Il calore trattenuto da asfalto e cemento amplifica il fenomeno nei centri urbani, spiega Di Bernardino: alle correnti ascensionali della perturbazione si sommano quelle indotte dall'isola di calore, e il risultato sono rovesci più localizzati e più difficili da prevedere. Per il mondo della scuola non è un dettaglio: quando le condizioni pre-temporale si prolungano su settimane, il caldo umido incide sulla concentrazione degli studenti in classe e i temporali improvvisi mandano in tilt i percorsi casa-scuola nei quartieri con drenaggio insufficiente.
Le ricerche italiane di fisica dell'atmosfera stanno intanto lavorando a modelli sub-orari basati su reti di stazioni fitte e supercalcolo. È un fronte scientifico che si intreccia con altre linee su cui gli atenei stanno investendo: sul versante spaziale, per esempio, il primo volo del razzo Spectrum è partito senza payload universitari italiani, mentre in astrofisica di alta energia il blazar OP 313 ha segnato un nuovo record ai raggi gamma. Segnali diversi, stessa domanda: quanto peso hanno gli atenei italiani nella ricerca di base che alimenta anche la scienza del clima.
La prossima finestra di allerta è già in calendario: intorno al 17 settembre, secondo gli stessi fisici, il serbatoio di energia potrebbe scaricarsi di nuovo. La differenza tra un temporale gestibile e un disastro sarà nei sistemi di preavviso rapido e nella capacità degli enti locali di leggere i modelli sub-orari, quelli che il gruppo del Politecnico indica come la scala su cui il rischio idraulico va riprogettato.
Domande frequenti
Perché i nubifragi di settembre sono stati così intensi dopo l'estate 2026?
L'estate 2026 è stata la più calda dal 1950, portando a un accumulo eccezionale di energia nell'atmosfera e nel Mediterraneo. Questo 'serbatoio di energia' si è poi liberato in fenomeni intensi come i nubifragi di settembre.
Qual è il meccanismo che trasforma il caldo estivo in temporali violenti?
Le alte temperature hanno riscaldato il mare e caricato l'aria di umidità; quando aria più fredda arriva in quota, il vapore condensa rapidamente, generando precipitazioni intense e localizzate. Questo processo è accentuato dall'energia accumulata in estate.
Cosa rende le città particolarmente vulnerabili ai nubifragi?
In città, l'effetto 'isola di calore' dovuto ad asfalto e cemento amplifica i temporali, rendendoli più localizzati e meno prevedibili. Inoltre, il drenaggio urbano spesso insufficiente aumenta il rischio di allagamenti e disagi nei percorsi casa-scuola.
Perché la pioggia concentrata in un'ora è considerata più rischiosa rispetto alle precipitazioni giornaliere?
Le ricerche mostrano che le precipitazioni intense in brevi periodi (anche meno di un'ora) stanno aumentando, spesso causando danni maggiori rispetto a piogge distribuite su 24 ore. Questo tipo di fenomeno è più difficile da gestire e richiede sistemi di allerta rapidi.
Qual è il ruolo della ricerca universitaria italiana nella comprensione e gestione di questi fenomeni?
Le università italiane stanno sviluppando modelli climatici sub-orari e investendo in reti di monitoraggio ad alta risoluzione, strumenti fondamentali per prevedere meglio i rischi e supportare le decisioni degli enti locali.
Quando è attesa la prossima possibile ondata di maltempo secondo gli esperti?
I fisici dell'atmosfera prevedono una nuova finestra di allerta intorno al 17 settembre, con condizioni simili a quelle che hanno generato i recenti nubifragi, a causa dell'energia ancora presente nell'atmosfera.