L'Italia scende all'8,2% di abbandono scolastico precoce nel 2025 e centra per la prima volta l'obiettivo europeo del 9% fissato per il 2030. Il numero, diffuso dal rapporto Openpolis del 1° settembre 2026, racconta però solo metà del percorso: accanto ai ragazzi che escono dal sistema senza diploma restano quelli che il diploma lo ottengono senza le competenze minime.
Il traguardo europeo e la geografia del divario
L'indicatore ELET (Early Leavers from Education and Training) fotografa i giovani tra 18 e 24 anni con al massimo la licenza media fuori da percorsi formativi. A metà anni Duemila superava il 20%, oggi si ferma all'8,2%: l'Italia rientra tra i 17 paesi su 28 che hanno già raggiunto il target UE, con una media europea al 9,1%.
Il dato nazionale nasconde però un divario territoriale drammatico. Nelle 14 città metropolitane rilevate da Istat, a Catania oltre un giovane su quattro ha lasciato la scuola prima del diploma (26,5%), seguita da Palermo (19,8%), Napoli (17,6%), Cagliari (16,3%) e Messina (14,6%). Tra i ragazzi con cittadinanza non italiana la quota esplode: 68,6% a Catania, 60% a Bari, 59,2% a Cagliari.
La dispersione implicita: il divario che i titoli non misurano
Accanto alla dispersione esplicita, i dati INVALSI 2024/2025 elaborati dall'Istat introducono un secondo indicatore, meno noto ma altrettanto pesante: il rischio di dispersione implicita. Riguarda gli studenti che restano in classe ma non raggiungono le competenze minime attese al termine del ciclo. In terza media, il 12,3% degli iscritti è a rischio: significa che a otto anni dall'ingresso a scuola non padroneggia italiano, matematica e inglese al livello previsto.
Il gradiente Sud-Nord qui si ripete e si amplifica. La Sicilia arriva al 23,6% di dispersione implicita in terza media, la Calabria al 21,2%, la Sardegna al 20,7%: circa il doppio della media nazionale e quasi il triplo del target UE. Guardando alle competenze specifiche, in Sicilia il 62% dei ragazzi non raggiunge la sufficienza in matematica e il 53,3% in italiano, contro il 44,3% e il 41,4% della media italiana secondo l'audizione Istat al Senato del 7 ottobre 2025.
Il canale scolastico moltiplica il divario. All'ultimo anno delle superiori la dispersione implicita si ferma al 3,9% nei licei, sale al 10,8% negli istituti tecnici e al 22,8% nei professionali. Come già raccontato in l'analisi Save the Children sull'abbandono negli istituti professionali, la scelta della scuola secondaria funziona da separatore sociale prima ancora che didattico.
Cosa cambia per docenti, famiglie e territori
La conta sui titoli formali risolve metà del problema. Otto studenti su cento restano senza diploma, ma altri otto o nove lo prendono senza avere le competenze di base: la maturità arriva, i saperi no. È qui che si genera il bacino dei NEET, fermo al 15,2% nazionale ma al 26,2% in Calabria, al 25,7% in Sicilia e al 24,9% in Campania, in un mercato del lavoro che chiede sempre più qualifiche.
Il problema parte prima delle superiori. La copertura dei servizi 0-3 anni ferma la Sicilia al 13,9% e la Campania al 13,2% dei posti rispetto ai residenti sotto i tre anni, contro il 46,5% dell'Umbria e il 43,1% dell'Emilia-Romagna e un obiettivo europeo al 45%. Sulle scuole del Sud pesano poi le tensioni di calendario, come raccontato nel dossier sul rinvio dell'inizio scuola in Sicilia e i limiti dell'autonomia scolastica, e le sfide di integrazione digitale, dai laboratori linguistici al Festival dell'innovazione scolastica sull'ingresso dell'AI in classe.
Il target europeo è centrato, ma senza affiancare all'indicatore di percorso quello sulle competenze, il divario Sud rischia di uscire dalle statistiche prima ancora che dalle aule. Il prossimo passaggio è politico: decidere se il conteggio dei diplomi basta o se serve un termometro nuovo per le periferie.
Domande frequenti
Cosa significa che l'Italia ha raggiunto l'obiettivo europeo sul tasso di abbandono scolastico?
L'Italia ha ridotto la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che abbandonano la scuola senza diploma all'8,2%, centrando il target UE del 9% fissato per il 2030. Questo risultato la colloca tra i paesi europei che hanno già raggiunto tale obiettivo.
Cos'è la dispersione implicita e perché è importante?
La dispersione implicita riguarda gli studenti che ottengono il diploma ma non raggiungono le competenze minime in materie fondamentali come italiano, matematica e inglese. È importante perché indica che il titolo di studio non sempre corrisponde a un reale apprendimento.
Quali sono le principali differenze territoriali nella dispersione scolastica in Italia?
Le regioni del Sud, in particolare Sicilia, Calabria e Sardegna, presentano tassi di dispersione sia esplicita che implicita molto più alti rispetto alla media nazionale. Anche le città metropolitane del Sud registrano percentuali elevate, soprattutto tra i giovani con cittadinanza non italiana.
In che modo il tipo di scuola superiore influenza la dispersione implicita?
La dispersione implicita è significativamente più bassa nei licei (3,9%) rispetto agli istituti tecnici (10,8%) e, soprattutto, agli istituti professionali (22,8%). La scelta del percorso scolastico contribuisce quindi ad accentuare il divario nelle competenze.
Quali sono le conseguenze della dispersione implicita sul mercato del lavoro?
Molti giovani ottengono il diploma senza le competenze necessarie, alimentando il fenomeno dei NEET (giovani che non studiano e non lavorano), che in alcune regioni del Sud supera il 25%. Questo rappresenta un problema in un mercato del lavoro che richiede qualifiche sempre più elevate.
Quali altri fattori contribuiscono alle disparità educative tra Nord e Sud Italia?
Oltre alle differenze nei tassi di abbandono, il Sud soffre per una minore copertura dei servizi per la prima infanzia, disuguaglianze nell'accesso alle innovazioni digitali e difficoltà organizzative scolastiche, elementi che aggravano il divario educativo rispetto al Nord.