Palazzo d'Orleans ha detto no al rinvio generalizzato dell'inizio delle lezioni per il caldo: le decisioni spettano ai singoli territori, con recupero delle giornate perdute. Al 6 settembre 2026 un solo Comune, Rosolini (Siracusa), ha usato lo strumento. Per gli altri fermarsi non è cosi semplice.
Cosa ha scritto la Regione e cosa non ha detto
La nota diffusa il 5 settembre è breve. La Regione riconosce le richieste che arrivano da diverse parti dell'Isola, ma esclude un provvedimento uniforme: il calendario resta quello del Calendario scolastico Sicilia 2026-2027 - USR Sicilia, che fissa l'inizio a martedì 15 settembre 2026 e la fine al 9 giugno 2027, per un totale di 206 giorni contro i 200 minimi previsti dalla normativa nazionale.
Il testo rimanda a Consigli di circolo e d'istituto: potranno modulare l'avvio delle lezioni in base alle specifiche esigenze locali, purchè resti garantito il minimo dei giorni di lezione e le giornate differite vengano recuperate. Non c'è invece alcun cenno al potere del sindaco, che è la sola leva davvero rapida quando le condizioni climatiche si trasformano in un problema sanitario. E' esattamente lo strumento usato in questi giorni a Rosolini.
L'autonomia sposta le giornate, il sindaco chiude le scuole
La differenza fra le due leve è normativa. L'autonomia dei consigli d'istituto poggia sul DPR 275/1999 sull'autonomia scolastica - Normattiva, che permette di spostare la data di inizio e sospendere le lezioni, ma sempre entro il calendario regionale e con obbligo di recupero. Nessun consiglio d'istituto può decidere che quest'anno si fanno meno giorni: può solo redistribuirli. Se il caldo dura una settimana, quella settimana andrà recuperata a giugno o in altri periodi dell'anno scolastico.
Il potere di chiudere fisicamente le scuole per motivi sanitari resta invece in capo al sindaco, in qualità di autorità sanitaria locale ai sensi dell'articolo 32 della legge 833/1978 e dell'articolo 50 del Testo unico degli enti locali. E' un'ordinanza contingibile e urgente: non richiede il consenso della Regione nè del dirigente scolastico, ma serve un pericolo concreto e documentato. E' il perimetro dentro cui si è mosso il sindaco di Rosolini Giovanni Spadola, che con un'ordinanza del 3 settembre ha disposto la chiusura dei plessi dal 15 al 18 settembre. Nella motivazione formale compare la disinfestazione straordinaria, ma il testo cita esplicitamente l'ondata di calore. Il paletto dei 206 giorni siciliani è auto-imposto, quindi non è nemmeno un vincolo di legge nazionale: la Regione, teoricamente, avrebbe margine per posticipare senza scendere sotto i 200.
Cosa cambia per famiglie e docenti
Sul piano pratico, ai genitori interessa una sola cosa: chi decide se martedì 15 si entra o no. La risposta è a due livelli. Se il collegio docenti propone e il consiglio d'istituto delibera lo slittamento, si tornerà in classe più tardi, ma la scuola dovrà comunicare come recupera. Se invece il sindaco firma un'ordinanza per motivi di sanità pubblica, la chiusura è totale e non spetta alla scuola recuperarla: sono giorni non lavorativi ai fini didattici. Lo strumento più diffuso resta comunque l'orario ridotto delle prime settimane, deliberato dai singoli istituti e comunicato con pochi giorni di preavviso.
Nel frattempo la disparità tra chi apre presto e chi apre tardi si somma alle molte altre che segnano il primo giorno di scuola 2026/2027, dove la fragilità nel primo mese è la variabile che pesa di più su chi rischia l'abbandono. Una settimana in più di attesa, per gli studenti che stanno per iniziare la prima classe di un ciclo, non è neutra. Vale anche per i docenti che al rientro dovranno aggiornarsi sulle nuove regole di trattamento dei dati riepilogate nel vademecum del Garante Privacy e regole sull'IA a scuola, in vigore per l'anno scolastico appena iniziato.
Nei prossimi giorni si vedrà quanti altri sindaci useranno l'ordinanza sanitaria e quanti consigli d'istituto sposteranno il primo giorno con l'obbligo di recuperarlo. La Regione ha lasciato che a scegliere siano loro. La legge, in effetti, non le chiedeva altro.
Domande frequenti
Chi può decidere il rinvio dell'inizio delle lezioni in Sicilia?
La decisione può spettare ai consigli di circolo o d'istituto, che possono modulare l'avvio delle lezioni in base alle esigenze locali, oppure al sindaco, che può ordinare la chiusura delle scuole per motivi sanitari.
Qual è la differenza tra l'autonomia scolastica e il potere del sindaco riguardo alla chiusura delle scuole?
L'autonomia scolastica consente di spostare l'inizio delle lezioni e sospendere le attività, ma con l'obbligo di recuperare i giorni persi. Il sindaco, invece, può chiudere le scuole con un'ordinanza urgente per motivi sanitari, senza necessità di recupero.
Cosa prevede il calendario scolastico regionale per l'anno 2026-2027 in Sicilia?
Il calendario regionale fissa l'inizio delle lezioni al 15 settembre 2026 e la fine al 9 giugno 2027, per un totale di 206 giorni di scuola, oltre il minimo nazionale di 200 giorni.
Cosa succede se le lezioni vengono posticipate per decisione del consiglio d'istituto?
In caso di slittamento deciso dal consiglio d'istituto, le giornate di lezione perse devono essere recuperate durante l'anno scolastico per rispettare il numero minimo di giorni previsti dalla normativa.
Quali sono le conseguenze pratiche per famiglie e docenti in caso di rinvio o chiusura delle scuole?
Le famiglie vengono informate direttamente dalla scuola o dal Comune; se il rinvio è deciso dalla scuola, i giorni saranno recuperati, mentre se è il sindaco a chiudere per motivi sanitari, non è previsto recupero. I docenti devono aggiornarsi sulle nuove regole, come quelle sulla privacy e l'intelligenza artificiale, in vigore dall'anno scolastico 2026/2027.
Il numero di giorni di scuola in Sicilia può essere inferiore a quello previsto dal calendario regionale?
No, anche in caso di spostamento dell'inizio delle lezioni, deve essere rispettato il minimo di 200 giorni di attività didattica previsto dalla normativa nazionale, recuperando eventuali giorni persi.