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Il San Raffaele fa camminare 4 paraplegici usando solo il tronco
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Il San Raffaele fa camminare 4 paraplegici usando solo il tronco

Nove gradi di tronco al posto dell'interfaccia cerebrale: al San Raffaele quattro paraplegici hanno camminato 132 metri con un neurostimolatore.

Un partecipante ha percorso 132 metri in 42 minuti di cammino continuo. Gli altri tre hanno affrontato curve, pendenze e superfici irregolari all'esterno. Nessuno dei quattro pazienti coinvolti nello studio del San Raffaele ha recuperato la capacità di muovere volontariamente le gambe: a farle camminare è la stimolazione elettrica del midollo, controllata da un'estensione del tronco di appena nove gradi in media.

Lo studio pubblicato il 7 settembre 2026 sulla rivista *Med* di Cell Press arriva dal MINE Lab, il laboratorio congiunto Sant'Anna-San Raffaele, guidato da Pietro Mortini per l'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e da Silvestro Micera per la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. I quattro partecipanti, tre uomini e una donna sotto i 35 anni, provenivano da Umbria, Marche e Lombardia. Tutti avevano una lesione midollare toracica cronica compresa tra T4 e T7, classificata A o B nella scala internazionale AIS, e prima dell'impianto non erano in grado di contrarre volontariamente alcun muscolo degli arti inferiori.

Come il tronco diventa un comando

Il principio si chiama *trunk-mediated control* (TMC). I ricercatori hanno osservato che, al variare dell'intensità percepita dalle strutture nervose durante la stimolazione elettrica epidurale, le gambe passano da una configurazione di estensione, che regge il peso, a una di flessione coordinata di anca, ginocchio e caviglia, che porta avanti il passo. Un'inclinazione volontaria del busto di circa nove gradi basta a innescare quel passaggio senza toccare i parametri dello stimolatore. L'ipotesi degli autori: il movimento del tronco modifica temporaneamente i rapporti anatomici tra midollo ed elettrodi, cambiando così l'effetto della corrente.

Dopo l'impianto e quattro mesi di riabilitazione intensiva con fisioterapisti, tutti e quattro i pazienti hanno raggiunto un punteggio WISCI II di 9, partendo da 0: riescono a stare in piedi e a camminare con un deambulatore, senza assistenza manuale e senza sistemi di sostegno del peso corporeo. Tre di loro tengono la posizione eretta appoggiandosi con una sola mano, lasciando l'altra libera per attività quotidiane.

Perchè è diverso dagli impianti cerebrali di Losanna

L'approccio ribalta la traiettoria dominante degli ultimi anni. Nel 2023 il gruppo di Gregoire Courtine all'EPFL di Losanna aveva pubblicato su *Nature* il caso di Gert-Jan Oskam: un paraplegico da dodici anni tornato a camminare grazie a un ponte digitale wireless tra corteccia motoria e midollo spinale. Quel sistema richiede però una doppia chirurgia, con sensori impiantati sopra la corteccia motoria e elettrodi collocati sul midollo, e un algoritmo di intelligenza artificiale che decodifica in tempo reale il segnale cerebrale.

Il team italiano ha eliminato entrambi i passaggi. Nessun impianto cerebrale, nessun decoder neurale, nessun sensore esterno aggiuntivo. E soprattutto lo stimolatore midollare usato è un dispositivo già disponibile in commercio, non un prototipo custom. Sono due scelte che abbassano le barriere per portare la tecnica fuori dal laboratorio: chirurgia unica, hardware certificato, protocollo in linea di principio replicabile in centri di riabilitazione dotati di neurochirurgia.

Cosa significa per chi convive con una lesione midollare

In Italia il Gruppo Italiano Studio Epidemiologico Mielolesioni stima tra le 60 e le 70 mila persone con lesione midollare, e circa 20-25 nuovi casi all'anno per milione di abitanti, con due picchi di frequenza a 20 e 59 anni. La maggior parte ha un'origine traumatica: incidenti stradali, cadute, infortuni sportivi. Non tutti sono candidati alla tecnica: i quattro partecipanti allo studio avevano un profilo molto selezionato, con lesioni toraciche fra T4 e T7, cronicità consolidata e un'età inferiore ai 35 anni.

Il protocollo va ora esteso a lesioni non traumatiche e a più centri clinici. Gli autori parlano di un orizzonte di cinque-dieci anni per portare la tecnica in un numero significativo di reparti. E' un tempo lungo, ma la scelta di uno stimolatore già in commercio potrebbe ridurre parte del percorso regolatorio rispetto ai dispositivi sperimentali. La barriera clinica più concreta oggi resta la riabilitazione: quattro mesi di training quotidiano guidato da fisioterapisti, un impegno che pochi centri italiani sono attrezzati a garantire in modo strutturato.

Il caso allarga il campo della ricerca biomedica italiana, che negli ultimi anni ha prodotto risultati anche in altri filoni della biologia clinica e nella paleopatologia. Prossimo passo del MINE Lab: capire se il *trunk-mediated control* funziona anche con lesioni cervicali, dove il controllo residuo del busto è più limitato.

Domande frequenti

Come funziona la stimolazione elettrica del midollo nel protocollo del San Raffaele?

La stimolazione elettrica epidurale viene controllata tramite il movimento del tronco: un'inclinazione volontaria di circa nove gradi del busto permette di attivare il passaggio da estensione a flessione delle gambe, consentendo così il cammino senza intervenire sui parametri dello stimolatore.

In cosa si differenzia questa tecnica dagli impianti cerebrali sviluppati a Losanna?

A differenza degli impianti cerebrali, il protocollo italiano non richiede né l'impianto di sensori nella corteccia motoria né l'uso di decoder neurali o sensori esterni. Viene utilizzato uno stimolatore midollare già disponibile in commercio, rendendo la procedura più semplice e potenzialmente più accessibile.

Chi può essere candidato a questa tecnica di stimolazione midollare?

Attualmente, i candidati ideali sono persone con lesioni midollari toraciche croniche tra T4 e T7, età inferiore ai 35 anni e nessuna capacità residua di movimento volontario degli arti inferiori. Tuttavia, sono in corso studi per estendere il protocollo a lesioni non traumatiche e ad altri profili di pazienti.

Quali risultati sono stati raggiunti dai pazienti coinvolti nello studio?

Dopo quattro mesi di riabilitazione intensiva, tutti i pazienti hanno raggiunto un punteggio WISCI II di 9, riuscendo a camminare con un deambulatore senza assistenza manuale o sistemi di sostegno del peso corporeo; tre di loro possono anche tenere la posizione eretta con una sola mano.

Quali sono le prospettive future per questa tecnica in Italia?

Gli autori prevedono un orizzonte di cinque-dieci anni per l'adozione diffusa della tecnica, grazie all'uso di dispositivi già certificati. Tuttavia, la principale difficoltà resta la disponibilità di centri in grado di offrire una riabilitazione intensiva strutturata.

Ci sono limiti o rischi associati a questa procedura?

Uno dei principali limiti attuali è che solo un profilo molto selezionato di pazienti può accedere alla procedura e che richiede un impegno riabilitativo intenso e prolungato, disponibile solo in pochi centri specializzati. Non sono stati menzionati rischi specifici aggiuntivi rispetto a quelli degli impianti midollari tradizionali.

Pubblicato il: 8 settembre 2026 alle ore 10:06

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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