Solo 22 dei 421 vincitori dei nuovi Erc Starting Grants sono ospitati da un'istituzione italiana. L'Italia è sesta come destinazione, dietro Germania (89), Regno Unito (47), Francia (38), Svizzera (36) e Paesi Bassi (33). Eppure fra i giovani ricercatori premiati dal Consiglio europeo della ricerca ci sono cinquanta italiani vincitori del bando, seconda comunità dopo gli 84 tedeschi. Un divario che chiama in causa anche il tema dei ricercatori extra-Ue in Italia e degli ostacoli burocratici raccontati dall'Inaf.
Il caso raccontato dall'Inaf
L'Istituto nazionale di astrofisica ha raccolto le testimonianze di quattro astronomi e astrofisici stranieri che lavorano nei suoi centri. Una dottoranda di 27 anni impegnata su galassie e buchi neri aspetta da oltre sette mesi il rinnovo del permesso di soggiorno chiesto a ottobre 2025. A marzo 2026 ha dovuto rinunciare a un viaggio in Cile per osservazioni allo European Southern Observatory: senza documento in mano non poteva partire, e con lei è saltato anche un seminario sul suo lavoro. La procedura passa per il kit postale, la consegna in ufficio postale, il pagamento delle tasse, la questura per le impronte digitali e l'attesa finale del rilascio. Sulla carta lineare, sul campo diversi uffici forniscono interpretazioni differenti dei requisiti. Nell'attesa resta in mano solo una ricevuta in parte stampata e in parte compilata a mano: un documento che, come ricorda il portale sui diritti dello straniero in attesa del permesso, non consente di viaggiare in area Schengen e permette solo il rientro nel paese di origine.
Il conto economico del gap italiano
Ogni Starting Grant vale fino a 1,5 milioni di euro in cinque anni, con un ulteriore contributo fino a 2 milioni previsto dall'iniziativa Choose Europe per chi si trasferisce da fuori Unione. Il bando 2026 ha distribuito in totale 705 milioni di euro fra 421 vincitori scelti su 4.807 candidature, con un tasso di successo dell'8,8 per cento. Se anche solo i cinquanta italiani vincitori avessero scelto un'istituzione del nostro paese, l'Italia avrebbe potuto ospitare oltre il doppio dei 22 grant attuali e attrarre fino a 42 milioni di euro in più. La Germania, prima destinazione, ne ospita 89, per un flusso stimato ben oltre i 130 milioni di euro. La scheda statistica pubblicata dall'Erc mostra 25 paesi ospitanti e 52 nazionalità premiate. L'Italia è al secondo posto per talento prodotto, sesta per capacità di trattenerlo o attrarlo, dietro anche a Svizzera e Paesi Bassi che hanno bacini universitari più piccoli del nostro. Il gap si ripete di anno in anno. La burocrazia sul permesso è un pezzo del problema: incide poco sul singolo vincitore Erc europeo, ma condiziona la scelta indiretta. Chi vuole costruire un gruppo con collaboratori extra-Ue sa che, scegliendo un'istituzione italiana, quei collaboratori rischiano mesi di attesa per la carta con cui viaggiare a un convegno all'estero, e ogni Starting Grant è pensato proprio per costruire un team nei primi cinque anni di carriera indipendente.
Cosa chiedono università e enti
Martina Cardillo, dell'Istituto di astrofisica e planetologia spaziali dell'Inaf e tutor dei dottorandi extra-Ue, indica una strada semplice: un canale diretto fra università, enti di ricerca e questure per gestire le pratiche del personale invitato con un contratto o una borsa italiana. Non un privilegio, sostiene, ma il riconoscimento che questi ricercatori arrivano su invito del sistema pubblico. La survey 2025 sul personale straniero dell'Inaf identifica gli stessi nodi anche fuori dal permesso: tessera sanitaria complicata, codice fiscale da riverificare in più uffici, spese di assicurazione sanitaria intorno ai 2.000 euro l'anno. Su 285 candidati contattati dall'ente hanno risposto in 73, un campione piccolo ma coerente con le testimonianze pubbliche. Le stesse difficoltà si presentano in tutte le grandi città sedi di sezioni dell'istituto.
Il prossimo bando Erc Starting apre nel 2027. Fino ad allora, l'Italia continua a formare talento che nella maggior parte dei casi porta il proprio finanziamento oltrefrontiera.
Domande frequenti
Perché solo pochi vincitori dei grant ERC scelgono di lavorare in Italia?
Nonostante l'Italia produca molti ricercatori di talento, solo una piccola parte dei vincitori dei grant ERC decide di lavorare in istituzioni italiane a causa di ostacoli burocratici, in particolare le difficoltà legate ai permessi di soggiorno per ricercatori extra-UE.
Quali sono le principali difficoltà burocratiche incontrate dai ricercatori stranieri in Italia?
Le principali difficoltà includono tempi di attesa molto lunghi per il rinnovo dei permessi di soggiorno, procedure complesse e non uniformi tra uffici, problemi nell'ottenere tessera sanitaria e codice fiscale, oltre a costi elevati per l'assicurazione sanitaria.
Qual è l’impatto economico del basso numero di grant ERC ospitati in Italia?
La scarsa attrattività delle istituzioni italiane comporta una perdita potenziale di decine di milioni di euro che potrebbero finanziare la ricerca nel paese, oltre a limitare la capacità di costruire gruppi di ricerca competitivi a livello internazionale.
Cosa chiedono università ed enti di ricerca per facilitare l’arrivo di ricercatori stranieri?
Università ed enti di ricerca propongono l’istituzione di un canale diretto tra atenei, enti e questure per semplificare le pratiche burocratiche relative al personale invitato, riconoscendo il loro status di ricercatori selezionati dal sistema pubblico.
Come influisce la burocrazia italiana sulla scelta dei ricercatori di lavorare all’estero?
La complessità e i tempi incerti delle procedure burocratiche inducono molti ricercatori italiani e stranieri a preferire istituzioni estere, dove la gestione dei permessi è più efficiente e consente una maggiore mobilità internazionale.