Una masterclass a Torino sulla leadership territoriale
Al Campus ONU di Torino la Fondazione per la scuola, in partenariato con l'International Training Centre dell'ILO (ITC-ILO), ha chiuso una masterclass dedicata ai dirigenti scolastici provenienti da tutta Italia. Il percorso, promosso nell'ambito della Strategia Education di Compagnia di San Paolo, ha alternato quattro incontri online e due giorni in presenza, con docenze di Adriano Anibaldi (Interago Academy) e Rosario Sgroi (GSOM Politecnico di Milano).
L'idea di fondo richiama l'articolo 3 della Costituzione: la scuola autonoma deve diventare "comunità educante" capace di leggere il territorio, ingaggiare gli stakeholder e fare prevenzione dove le diseguaglianze sociali sono più profonde. Una leadership che si misura sulla qualità delle relazioni interpersonali dentro e fuori l'istituto, non sui soli adempimenti amministrativi.
Il dato che pesa: 347 immissioni in ruolo per oltre 700 sedi vacanti
Il Decreto Ministeriale n. 155 del 1 agosto 2025 sui dirigenti scolastici ha autorizzato per l'anno scolastico 2025/2026 l'assunzione di 347 dirigenti scolastici, di cui 21 posti riservati a trattenimenti in servizio. I nuovi presidi effettivamente immessi in ruolo, dunque, sono 326. L'anno precedente il DM 177/2024 aveva ripartito un contingente di 519 posti: il taglio in dodici mesi vale il 33 per cento.
Le sedi vacanti complessive segnalate dagli uffici scolastici regionali superano le 700 unità su un totale di 7.389 scuole statali. Significa che oltre 350 istituti partiranno a settembre con un dirigente in reggenza, chiamato a governare due o tre scuole contemporaneamente. La governance territoriale di cui parla la masterclass torinese si scontra con questa cornice: difficile costruire patti di comunità, partnership e "contratti paritari" con gli stakeholder se il preside non è stabilmente in sede.
Cosa dice l'indagine OCSE TALIS sulla leadership italiana
Il quadro è coerente con i dati della Nota Paese Italia OCSE-TALIS 2024 diffusa nell'ottobre 2024. Gli insegnanti italiani dichiarano un'autonomia didattica superiore alla media OCSE e i dirigenti riferiscono un coinvolgimento forte del corpo docente nei processi decisionali. Allo stesso tempo, però, solo il 14% degli insegnanti ritiene che la categoria sia apprezzata nella società (media OCSE 22%) e appena il 6% pensa che la voce degli insegnanti pesi sui decisori politici (media OCSE 16%).
C'è poi il dato anagrafico: in Italia l'età media dei docenti di secondaria di primo grado è 48 anni, il 49 per cento ha 50 anni o più, solo il 3 per cento è sotto i 30 (media OCSE 10 per cento). Un corpo docente che chiede continuità di leadership, non reggenze a rotazione. Per analoghe tensioni tra comunità educante e dinamiche del territorio si veda il caso della controversia di Buccinasco sul libro di Veltroni nelle scuole.
Cosa cambia per dirigenti, docenti e famiglie
Sul piano operativo, una scuola in reggenza significa decisioni più lente sui progetti con enti locali, minore presenza nei consigli di istituto, meno tempo per il dialogo con le famiglie. Il modello PLC (Professional Learning Community) richiamato a Torino richiede continuità: senza un dirigente titolare i percorsi formativi triennali e i patti di rete restano lettera morta dopo pochi mesi.
Sul fronte internazionale il confronto è impietoso. Quando il dibattito pubblico tocca scelte didattiche, come nel caso di Hugh Grant contro l'uso eccessivo della tecnologia nelle scuole britanniche, o quando si confrontano modelli alternativi come il valore del diploma e le scuole private online negli Stati Uniti, i dirigenti scolastici di altri sistemi hanno margini decisionali rapidi su organici, didattica, progetti. In Italia un preside in reggenza con due scuole fatica già a presidiare il proprio collegio docenti.
Il prossimo banco di prova è il piano assunzionale 2026/2027: senza un riallineamento pluriennale tra sedi vacanti e immissioni in ruolo, la leadership territoriale resta una competenza imparata in aula a Torino e impossibile da esercitare a settembre nelle scuole.
Domande frequenti
Cosa prevede il recente Decreto Ministeriale n. 155/2025 riguardo le assunzioni dei dirigenti scolastici?
Il DM 155/2025 autorizza, per l'anno scolastico 2025/2026, l'assunzione di 347 dirigenti scolastici, di cui 21 posti sono riservati a trattenimenti in servizio. I nuovi presidi effettivamente immessi in ruolo sono quindi 326, a fronte di oltre 700 sedi vacanti.
Quali sono le principali difficoltà per le scuole con un dirigente in reggenza?
Le scuole con un dirigente in reggenza affrontano decisioni più lente, minore presenza nei consigli di istituto e meno tempo per il dialogo con le famiglie. Inoltre, la continuità nei progetti formativi e nei patti di rete risulta compromessa.
Cosa emerge dall'indagine OCSE TALIS sulla leadership nelle scuole italiane?
L'indagine OCSE TALIS evidenzia che gli insegnanti italiani hanno un'autonomia didattica superiore alla media OCSE e sono coinvolti nei processi decisionali. Tuttavia, solo il 14% si sente apprezzato nella società e appena il 6% ritiene di avere voce tra i decisori politici.
Come incide la carenza di dirigenti scolastici sulla leadership territoriale?
La carenza di dirigenti impedisce di costruire solidi rapporti con il territorio, ostacolando la creazione di community educanti e partnership efficaci con gli stakeholder. La presenza instabile dei presidi rende difficile sviluppare una governance territoriale efficace.
Qual è l'età media dei docenti nelle scuole secondarie italiane e quali implicazioni comporta?
L'età media dei docenti di scuola secondaria di primo grado è 48 anni, con il 49% degli insegnanti che ha 50 anni o più e solo il 3% sotto i 30. Questo comporta una maggiore richiesta di continuità nella leadership e meno adattabilità alle reggenze temporanee.