Un vaccino antinfluenzale pronto in un mese invece di sei, con protezione del 100% sui topi contro tre ceppi virali diversi. È il risultato dei bioingegneri dell'Università del Michigan, presentato il 24 agosto 2026 al congresso di Chicago dell'American Chemical Society.
Come funziona il vaccino a base di lievito di birra
La ricercatrice Trang Hoang, sotto la guida della professoressa Fei Wen, ha modificato geneticamente il Saccharomyces cerevisiae, lo stesso lievito da forno usato per pane e birra, per produrre particelle simil-virali (VLPs). Sulla loro superficie i ricercatori hanno concentrato la proteina M2, meno abbondante ma molto più stabile della più nota emoagglutinina, bersaglio dei vaccini annuali. La M2 è rimasta sostanzialmente invariata dalla pandemia del 1918 e mostra una sequenza conservata tra ceppi di influenza A umani, suini e aviari, un tratto che la ricerca sui bersagli conservati del virus aveva già evidenziato anche a livello di strutture del nucleo cellulare attaccate dall'influenza.
Diciotto topi vaccinati hanno prodotto anticorpi contro la M2 di cinque ceppi. Esposti poi a tre di questi ceppi, sono stati protetti al 100% dall'infezione. Il passaggio dal concetto al candidato vaccino ha richiesto circa un mese, contro le tempistiche del metodo con uova di gallina, una tecnica rimasta sostanzialmente invariata da 80 anni.
In Italia solo un anziano su due si vaccina
La promessa scientifica si scontra con un ostacolo che nessun brevetto risolverà: chi si vaccina davvero. Secondo i dati dell'Istituto Superiore di Sanità sulla stagione 2024-2025, la copertura antinfluenzale negli over 65 si è fermata al 52,5%. L'obiettivo minimo indicato dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2023-2025 è del 75%, quello ottimale del 95%. Il gap con il target minimo supera i 22 punti percentuali.
Nella popolazione generale la copertura è ancora più bassa: 19,6% nella stagione 2024-2025, un lieve incremento rispetto al 18,9% dell'anno precedente. Nella stessa stagione la sorveglianza RespiVirNet ha stimato oltre 16 milioni di casi di sindromi simil-influenzali, il numero assoluto più alto da quando è attivo il monitoraggio. Dei circa 59 mila campioni clinici analizzati, il 23% è risultato positivo al virus dell'influenza. I dati regionali mostrano forbici ampie tra Nord e Sud, consultabili nel dettaglio nelle mappe delle coperture vaccinali antinfluenzali dell'ISS.
Perché il tempo di produzione non risolve tutto
Anche se il candidato del Michigan superasse le prossime fasi di test, il vero collo di bottiglia italiano non è la fabbrica: è la scelta di prenotare l'iniezione. La campagna 2026-2027 approvata dal Ministero della Salute ha già abbassato a 60 anni l'età per accedere ai vaccini potenziati, un tentativo di allargare la platea. Ma un antinfluenzale jolly cambierebbe il ragionamento del cittadino esitante: non più un richiamo annuale contro un virus già mutato, bensì una copertura pluriennale paragonabile al ciclo di tetano e difterite. La velocità produttiva del lievito entra invece in gioco davanti a un rischio pandemico: con la filiera a uova, l'OMS individua i ceppi a febbraio e le dosi arrivano fra agosto e settembre, giusto in tempo per la campagna autunnale.
Il modello murino resta la fase preclinica di base per gran parte della ricerca biomedica, dalle terapie di rigenerazione neurale con nano-eraser che convertono astrociti in neuroni fino alle mappe di attivazione della riserva ovarica ottenute tramite mappatura 3D su 100 topi. Il salto all'uomo richiede in media 8-10 anni tra fase 1, 2 e 3, sicurezza e autorizzazione regolatoria.
Il team di Ann Arbor ha già licenziato la tecnologia a un'azienda che lavora su vaccini orali a base di lievito, e nei prossimi mesi misurerà la durata reale dell'immunità nei topi e proverà varianti per pazienti immunodepressi. Per l'Italia, però, la domanda vera resta un'altra: se arrivasse davvero un jolly, il Servizio sanitario riuscirà a raddoppiare la copertura anziani dal 52,5% al 75%?
Domande frequenti
Come funziona il nuovo vaccino antinfluenzale sviluppato all'Università del Michigan?
Il vaccino utilizza il lievito di birra geneticamente modificato per produrre particelle simil-virali che espongono la proteina M2, stabile e comune a diversi ceppi di influenza A. Questo approccio permette una risposta immunitaria più ampia e potenzialmente una protezione universale contro l'influenza.
Quali sono i vantaggi del vaccino a base di lievito rispetto ai vaccini tradizionali?
Il nuovo vaccino può essere prodotto in circa un mese invece dei sei mesi richiesti dal metodo tradizionale con uova di gallina. Inoltre, offre una protezione più ampia grazie al bersagliamento della proteina M2, meno soggetta a variazioni tra ceppi virali.
Qual è la situazione attuale delle coperture vaccinali antinfluenzali in Italia?
Nella stagione 2024-2025, solo il 52,5% degli over 65 si è vaccinato contro l'influenza, mentre nella popolazione generale la copertura è stata del 19,6%. Questi dati sono ben al di sotto dell'obiettivo minimo del 75% previsto dal Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale.
Quanto tempo ci vorrà prima che un vaccino come quello del Michigan sia disponibile per l'uomo?
Il passaggio dal modello murino all'uomo richiede in media 8-10 anni di test clinici, inclusi studi di sicurezza e autorizzazioni regolatorie. Attualmente il vaccino è ancora in fase preclinica sui topi.
Un vaccino antinfluenzale universale risolverebbe il problema della bassa copertura in Italia?
Un vaccino universale potrebbe ridurre la necessità di richiami annuali e migliorare la percezione dell'utilità della vaccinazione, ma la vera sfida resta la propensione della popolazione a vaccinarsi. La produzione più rapida non risolve direttamente il problema dell'esitazione vaccinale.
Chi sta sviluppando ulteriormente questa tecnologia e quali saranno i prossimi passi?
La tecnologia è stata concessa in licenza a un'azienda che lavora su vaccini orali a base di lievito. I prossimi mesi vedranno test sulla durata dell'immunità nei topi e sperimentazioni per varianti dedicate a pazienti immunodepressi.