L'ovaio non consuma gli ovuli in modo casuale: mantiene sempre attiva la stessa quota della riserva, circa il 14%, indipendentemente dall'età. Lo mostra la prima mappa 3D dell'ovaio di topo, firmata dal gruppo di Elvan Böke al Centre for Genomic Regulation di Barcellona e pubblicata su Nature Aging.
Come è stata costruita la mappa 3D dell'ovaio
Il team di Böke ha ricostruito in tre dimensioni più di 100 ovaie intatte di topo, tracciando circa 85 mila cellule per ciascun organo lungo l'intero ciclo riproduttivo. La combinazione di microscopia mesoscopica ad alta risoluzione all'EMBL Barcelona e segmentazione automatica delle immagini via intelligenza artificiale ha permesso di seguire i follicoli senza sezionare il tessuto, come si è sempre fatto finora. Il codice, sviluppato con il Donostia International Physics Center e con l'Università dei Paesi Baschi, è distribuito come piattaforma open source. Ogni topo nasce con circa 5.000 cellule uovo: fino a oggi si pensava che le consumasse in modo passivo, seguendo una curva di declino esponenziale.
Il meccanismo del 14%: cosa dice davvero il dato
La quota del 14% è la percentuale di ovociti che, in ogni istante della vita fertile, si trova nella breve finestra in cui un follicolo passa dallo stato dormiente a quello in crescita. Il fatto che questa quota resti stabile con l'età implica un meccanismo di rilevamento centrale, forse ormonale o nervoso, che regola la riserva in tempo reale. Böke lo definisce un sistema attivamente monitorato, non una scorta consumata alla cieca. La logica ricorda il ciclo autoregolato dei buchi neri supermassicci osservato da JWST: sistemi biologici e fisici molto diversi mantengono l'equilibrio contando le proprie risorse invece di limitarsi a consumarle.
Un secondo dato altrettanto sorprendente riguarda la variabilità individuale: tra topi geneticamente identici, alcuni ovari contengono fino a tre volte più ovociti di altri. La riserva di partenza dipende quindi da fattori non genetici che agiscono molto presto nello sviluppo e restano da identificare. C'è poi un dettaglio anatomico nuovo: un punto di pausa nella crescita follicolare a circa 60 micrometri di diametro, mai descritto prima. E molti follicoli si perdono senza mai arrivare all'ovulazione: capire perché è la strada indicata dai ricercatori per allungare la finestra fertile e ritardare la menopausa.
Cosa cambia per la fertilità in Italia
I numeri italiani rendono la scoperta ancora più rilevante. Secondo i dati ISTAT su natalità e fecondità 2024, l'età media al parto per le madri italiane è salita a 33,1 anni nel 2024 e l'età alla nascita del primo figlio si attesta a 31,9 anni. Il tasso di fecondità delle donne italiane ha raggiunto il minimo storico di 1,11 figli per donna. Su queste scelte pesa anche la percezione della riserva ovarica come un capitale che si consuma in modo lineare con il tempo, mentre il modello suggerisce che il fattore critico non è tanto quanti ovociti restano, ma come e quanti ne vengono davvero attivati.
La misurazione ormonale che oggi guida le scelte cliniche, dall'ormone antimulleriano ai conteggi ecografici dei follicoli antrali, fotografa la riserva ma non il ritmo di attivazione. Se il modello del 14% venisse confermato nell'uomo, la stessa quantità di ovociti residui potrebbe tradursi in finestre fertili molto diverse a seconda di come il singolo ovaio regola l'attivazione. Ai ricercatori interessa soprattutto il segnale che fissa quella quota: individuarlo aprirebbe la strada a interventi mirati, un obiettivo che ricorda la caccia lunga decenni al ciclo CNO che Gianpaolo Bellini e Borexino hanno finalmente rivelato.
Il metodo funziona già su tessuto di corteccia ovarica umana, ma la stessa Böke avverte che uno studio longitudinale sulla vita fertile delle donne resta molto più difficile del corrispettivo sui topi. Nel frattempo la piattaforma di analisi è pubblica, come è accaduto per altri strumenti scientifici arrivati prima del previsto: si pensi al telescopio Nancy Grace Roman lanciato con nove mesi di anticipo su Falcon Heavy. Il prossimo passo è portare la stessa mappatura sull'ovaio umano.
Domande frequenti
Cosa significa che solo il 14% degli ovuli è attivo nell'ovaio?
Significa che, in ogni momento della vita fertile, solo il 14% degli ovociti è nella fase di attivazione e crescita, mentre il resto rimane dormiente. Questo meccanismo permette una regolazione attiva della riserva ovarica.
Come è stata realizzata la mappa 3D dell'ovaio di topo?
La mappa è stata ottenuta ricostruendo in 3D oltre 100 ovaie di topo, analizzando circa 85.000 cellule per organo tramite microscopia ad alta risoluzione e segmentazione automatica delle immagini con intelligenza artificiale. Questo ha permesso di seguire i follicoli senza dover sezionare il tessuto.
Quali implicazioni ha questa scoperta sulla fertilità umana?
Se confermato nell'uomo, il modello suggerisce che la fertilità non dipende solo dal numero di ovociti residui, ma da come vengono attivati. Questo potrebbe portare a nuove strategie cliniche per valutare e preservare la fertilità.
Cosa cambia rispetto alle attuali misurazioni della riserva ovarica?
Le attuali misurazioni, come l'ormone antimulleriano e i conteggi ecografici, indicano la quantità di ovociti, ma non il ritmo della loro attivazione. Il nuovo modello suggerisce che due donne con la stessa riserva potrebbero avere finestre fertili molto diverse in base al meccanismo di attivazione.
Quali sono i prossimi passi della ricerca?
Il prossimo obiettivo è applicare la stessa mappatura 3D sull'ovaio umano e identificare il segnale che regola la quota di attivazione degli ovociti. Questo potrebbe portare a interventi mirati per prolungare la fertilità e ritardare la menopausa.
Che variabilità è stata osservata tra le ovaie dei topi?
Anche tra topi geneticamente identici, le ovaie possono contenere fino a tre volte più ovociti l'una rispetto all'altra. Ciò suggerisce che fattori non genetici, ancora da identificare, influenzano la riserva ovarica già nelle prime fasi dello sviluppo.