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Mercurio in Antartide, 93 μg/m² all'anno: perché è ora un hotspot
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Mercurio in Antartide, 93 μg/m² all'anno: perché è ora un hotspot

Studio Pnas: 93 μg per metro quadro all'anno sulla penisola antartica, +550% dal disgelo dei ghiacci. La Convenzione di Minamata non basta.

La piattaforma continentale attorno alla penisola antartica accumula 93 microgrammi di mercurio per metro quadro ogni anno. È il doppio della media delle piattaforme continentali mondiali, e il tasso è cresciuto del 160% dall'inizio dell'industrializzazione. Lo misura un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, che ribalta l'idea di un polo remoto dall'inquinamento.

I 160 anni che hanno riscritto il fondale antartico

Il team coordinato da Maodian Liu della Peking University ha analizzato 16 carote di sedimento prelevate in diverse aree della penisola, ricostruendo duecento anni di storia geochimica e isotopica. Il valore attuale di 93 μg/m² all'anno colloca l'area tra i principali hotspot mondiali di arricchimento marino del metallo. La ricerca pubblicata su Pnas mostra un'anomalia netta rispetto a qualsiasi altra piattaforma continentale osservata finora, con margini di incertezza di 58 μg/m² attorno alla media.

Il paradosso dei ghiacci: +550% dal mercurio antico

Il punto che ribalta la narrazione è che il metallo non arriva solo dalle emissioni asiatiche recenti o dall'estrazione artigianale d'oro nelle miniere di Sudamerica e Africa. Una parte crescente esce dai ghiacciai antartici che si sciolgono. L'acqua di fusione libera un carico rimasto intrappolato nella criosfera per secoli, e il modello osservativo dei ricercatori quantifica un aumento del 550% nel tasso di rilascio terrestre legato alla fusione. In parallelo, la maggiore superficie di mare aperto lasciata libera dal ritiro del pack ghiacciato aumenta del 350% l'assorbimento diretto dell'inquinante atmosferico da parte dell'acqua marina. Non è più un semplice serbatoio: la penisola è diventata una fonte attiva di inquinamento secondario, come indica lo studio.

Il legame con il riscaldamento è meccanicamente diretto. La penisola antartica è la zona del continente che si scalda più velocemente, con il ritiro dei ghiacciai più marcato. Ogni frazione di grado in più aggiunge questo carico storico al ciclo marino. Il paradosso è che il metallo più vecchio, depositato quando ancora non esisteva alcuna legislazione internazionale, oggi ricompare nei fondali antartici a un tasso che non ha precedenti su nessun'altra piattaforma continentale del pianeta.

La Convenzione di Minamata e il buco del mercurio legacy

La Convenzione di Minamata sul mercurio - Unep, entrata in vigore il 16 agosto 2017 e oggi ratificata da 154 parti, disciplina le emissioni antropiche attive: divieto di nuove miniere, phase-out nei prodotti, controlli sulle emissioni in aria e in acqua. Lo strumento è pensato per chiudere il rubinetto. Non affronta però il metallo già depositato nel passato e ora rimobilizzato dal clima. Se anche le emissioni globali si azzerassero domani, il flusso dai ghiacci continuerebbe: è il buco normativo che i dati antartici mettono in luce con più forza.

Cosa cambia per gli ecosistemi polari

L'Hg inorganico depositato sui fondali viene trasformato dai batteri in metilmercurio, la forma che si bioaccumula nei tessuti dei pesci e risale la catena alimentare fino a foche, pinguini, uccelli marini e cetacei. Un accumulo doppio della media globale significa esposizione crescente per krill e pesci antartici, e quindi per i predatori che li mangiano. Le flotte da pesca oceanica del Cono Sud, principalmente Cile e Argentina, potrebbero trovarsi con concentrazioni di metilmercurio in aumento nelle specie commerciali destinate ai mercati europei e asiatici.

L'approccio metodologico dei ricercatori polari, basato su carote di sedimento e datazione isotopica, è la stessa impronta paleoambientale che oggi ricalibra i modelli in ambiti diversi: dal metodo per ricalibrare 42.000 near-earth objects sulla cometa 1998 SH2 alla ricostruzione degli incendi europei più devastanti nel 2025. Sui poli l'urgenza è più immediata: mentre la ricerca su acqua e clima esplora soluzioni tecniche come la giacca dell'Università del Texas che estrae acqua potabile dall'aria, la contaminazione da metallo pesante nei fondali oceanici non ha un rimedio noto.

Il prossimo aggiornamento del Global Mercury Assessment misurerà se i governi vogliono affrontare la voce del carico storico rimobilizzato. Fino a quel momento la penisola antartica continua a restituire quello che l'industria del secolo scorso ha lasciato in eredità nei suoi ghiacci.

Domande frequenti

Perché la penisola antartica è diventata un hotspot per l'accumulo di mercurio?

La penisola antartica accumula 93 μg/m² di mercurio all'anno, il doppio rispetto alla media globale delle piattaforme continentali, a causa di un aumento delle emissioni industriali e del rilascio di mercurio precedentemente intrappolato nei ghiacciai che ora si stanno sciogliendo.

Qual è il ruolo dei ghiacciai antartici nel rilascio di mercurio?

I ghiacciai, sciogliendosi a causa del riscaldamento globale, rilasciano mercurio intrappolato per secoli nella criosfera. Questo processo ha portato a un aumento del 550% nel tasso di rilascio terrestre di mercurio rispetto al passato.

In che modo il mercurio minaccia gli ecosistemi polari?

Il mercurio inorganico si trasforma in metilmercurio grazie ai batteri nei fondali, entrando così nella catena alimentare attraverso il krill e i pesci, e accumulandosi nei predatori come foche, pinguini e cetacei, aumentando i rischi per la salute degli ecosistemi.

La Convenzione di Minamata è sufficiente a risolvere il problema del mercurio in Antartide?

No, la Convenzione di Minamata regola solo le emissioni attuali di mercurio, ma non affronta il problema del mercurio già depositato e ora rimobilizzato dai ghiacci, lasciando così un vuoto normativo evidenziato dai dati antartici.

Quali sono le implicazioni per la pesca e il consumo umano?

La crescita delle concentrazioni di metilmercurio nei pesci antartici potrebbe comportare rischi per le flotte da pesca oceanica di Cile e Argentina e per i mercati che consumano queste specie, a causa del potenziale aumento di contaminazione nella catena alimentare.

Ci sono soluzioni tecniche attualmente disponibili per contrastare la contaminazione da mercurio nei fondali oceanici?

Attualmente non esistono rimedi noti per rimuovere il mercurio dai fondali oceanici, rendendo urgente il monitoraggio e l'aggiornamento delle strategie di gestione della contaminazione da metalli pesanti.

Pubblicato il: 3 agosto 2026 alle ore 08:49

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

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