Una giacca produce fino a 900 millilitri di acqua potabile al giorno catturando l'umidità dell'aria. Il prototipo arriva dall'Università del Texas ad Austin e i risultati sono stati pubblicati l'11 giugno 2026 su Science Advances, con un'efficienza di raccolta dichiarata da 3 a 10 volte superiore a quella dei materiali tradizionali.
Come funziona il tessuto della Cockrell School
Il sistema sviluppato dal gruppo di Guihua Yu, professore della Cockrell School of Engineering, non assomiglia ai consueti dispositivi a forma di cassa o pannello pensati per estrarre acqua dall'aria. La novità sta nel trasferire la funzione direttamente sulle fibre del tessuto: ogni filo è progettato per fare passare l'acqua dallo stato di vapore a quello liquido in pochi secondi, depositandola sulla superficie e convogliandola verso moduli di raccolta staccabili.
I moduli vengono inseriti in un contenitore pieghevole e riscaldati per ottenere acqua potabile. Nei test la giacca ha generato tra 400 e 900 ml al giorno, con variazione legata al tasso di umidità ambientale. Il salto rispetto ai materiali assorbenti precedenti è quantificato dagli autori in un fattore compreso fra 3 e 10 a parità di scala. Il merito, spiegano i ricercatori, non sta nella sola capacità di assorbimento ma nel percorso di trasporto progettato fra aria, fibra e contenitore di raccolta.
I numeri parlano: 900 ml restano metà del fabbisogno OMS
L'Organizzazione Mondiale della Sanità indica un consumo medio di circa 2 litri di acqua al giorno per un adulto in condizioni climatiche normali. La giacca produce nel migliore degli scenari poco meno della metà di quella soglia, sufficiente per l'idratazione di emergenza ma non per l'autosufficienza di chi vive in zone aride. La performance migliora quando il sistema si separa dal corpo: lo stesso gruppo di Yu ha pubblicato in parallelo su Nature Water una versione fissa alimentata a energia solare che ha raggiunto 1,3 litri al giorno nei test condotti nel deserto del Chihuahua, in New Mexico, e nel clima semi-umido di Austin.
Il dato più rilevante è quello normalizzato: il dispositivo solare raccoglie 4,3 litri d'acqua per chilogrammo di materiale assorbente al giorno, il valore più alto mai documentato in letteratura scientifica per questa tecnologia. Il cuore del sistema è un idrogel ricavato da biomassa, che assorbe il vapore di notte e lo rilascia quando viene scaldato dalla luce solare. Lo schema del recupero di risorse da fonti non convenzionali ricorda da vicino quello adottato anche in Italia per i materiali strategici: il progetto Caramel di Brescia sul recupero del litio dalle batterie punta a riciclare il 90% del metallo contenuto negli accumulatori esausti, applicando una logica simile di valorizzazione di risorse difficili da estrarre.
L'orizzonte applicativo: 2,1 miliardi senza acqua sicura
Secondo l'ultimo rapporto congiunto di Organizzazione Mondiale della Sanità e UNICEF presentato a fine agosto 2025, 2,1 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso ad acqua potabile gestita in sicurezza e 106 milioni bevono ancora direttamente da fonti superficiali non trattate. La copertura globale è cresciuta dal 50% al 60% fra il 2015 e il 2024, un ritmo che i due enti definiscono insufficiente per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030.
Le regioni in cui il dispositivo solare lavora meglio coincidono con le aree più stressate dal punto di vista idrico: Nord Africa, Medio Oriente, Sud Asia e Africa sub-sahariana. La ricerca sta lavorando su versanti complementari: dalla cattura di nuova acqua alla bonifica di quella già disponibile, come dimostra l'innovazione italiana sulla filtrazione con ossido di grafene capace di rimuovere PFAS e antibiotici. La stessa logica di intervento di lungo periodo che ha permesso, dopo 38 anni, i risultati positivi sul recupero della fascia di ozono dopo il bando dei CFC.
I prossimi banchi di prova saranno applicazioni sul campo: zaini, tende, equipaggiamenti per soccorritori e operatori in aree rurali. La forbice fra 400 e 900 ml resta il vincolo da superare, ma la curva di efficienza segna un salto che apre la strada a soluzioni decentralizzate dove le infrastrutture idriche tradizionali non sono praticabili.
Domande frequenti
Come funziona la giacca dell'Università del Texas per produrre acqua potabile?
La giacca utilizza un tessuto innovativo in cui ogni fibra è progettata per catturare il vapore acqueo dall'aria, trasformarlo rapidamente in acqua liquida e convogliarlo verso moduli di raccolta staccabili. I moduli vengono poi riscaldati per ottenere acqua potabile.
Quanta acqua riesce a produrre la giacca in un giorno?
Nei test, la giacca ha prodotto tra 400 e 900 millilitri di acqua potabile al giorno, a seconda del tasso di umidità ambientale. Questo rappresenta circa la metà del fabbisogno giornaliero indicato dall'OMS per un adulto.
Quali sono i vantaggi di questa tecnologia rispetto ai sistemi tradizionali?
Il sistema sviluppato dall'Università del Texas è da 3 a 10 volte più efficiente rispetto ai materiali tradizionali nella raccolta dell'acqua. Il merito è attribuito non solo alla capacità di assorbimento, ma anche al percorso ottimizzato di trasporto dell'acqua dalla fibra al contenitore di raccolta.
In quali contesti può essere particolarmente utile questa tecnologia?
La tecnologia è pensata per aree con gravi problemi di approvvigionamento idrico, come Nord Africa, Medio Oriente, Sud Asia e Africa sub-sahariana. Può essere applicata anche in equipaggiamenti per soccorritori, zaini e tende, specialmente dove le infrastrutture idriche non sono disponibili.
Questa soluzione può garantire l’autosufficienza idrica?
Attualmente la giacca fornisce acqua sufficiente solo per situazioni di emergenza, non per l'autosufficienza quotidiana di un adulto. Tuttavia, versioni fisse alimentate a energia solare hanno raggiunto prestazioni superiori, fino a 1,3 litri al giorno.
Quali sono le prospettive future e le applicazioni previste per questa tecnologia?
I prossimi sviluppi prevedono test su zaini, tende ed equipaggiamenti per operatori in aree rurali. L’obiettivo è superare il limite attuale di produzione d’acqua e rendere queste soluzioni sempre più efficienti e adattabili a contesti decentralizzati.