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Le Filippine bloccano GoreBox: il videogioco finisce sotto accusa dopo una sparatoria scolastica
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Le Filippine bloccano GoreBox: il videogioco finisce sotto accusa dopo una sparatoria scolastica

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Dopo il blocco di GoreBox nelle Filippine, una guida ai dati scientifici, ai sistemi di rating PEGI e ai paesi che hanno vietato giochi violenti.

Indice: In breve | Cosa è successo nelle Filippine | Cosa dice la ricerca scientifica | Come funziona il sistema PEGI | Quattro passi per i genitori prima di un divieto | Precedenti internazionali di blocchi e divieti | Errori comuni nell'interpretare il legame | Domande frequenti

Il 25 giugno 2026 le autorità delle Filippine hanno sospeso l'accesso al videogioco online GoreBox dopo che le indagini su una sparatoria avvenuta lunedì 22 giugno in una scuola di Tacloban hanno rivelato che uno dei due sospettati, un quattordicenne, ci giocava abitualmente. Nella sparatoria sono morte tre persone e altre venti sono rimaste ferite. La decisione del Cybercrime Investigation and Coordinating Center riapre il dibattito sui videogiochi violenti, sui sistemi di classificazione per età e sulle scelte normative dei singoli paesi.

In breve

  • Filippine, 22 giugno 2026: sparatoria alla San Jose National High School di Tacloban, tre morti e venti feriti.
  • Sospetti: due minori di 14 e 15 anni, il quattordicenne giocava a GoreBox, sandbox grafico per maggiorenni.
  • Studio Oxford 2019: nessuna correlazione tra ore di gioco violento e aggressività adolescenziale.
  • Meta-analisi APA 2020: effetti piccoli (r tra 0,08 e 0,19), dibattito scientifico ancora aperto.
  • Sistema PEGI: 5 fasce d'età in 38 paesi europei, ma il rispetto del rating dipende da scelte familiari.

Cosa è successo nelle Filippine

La sparatoria è avvenuta lunedì 22 giugno 2026 alla San Jose National High School di Tacloban, città a sud-est di Manila. I due sospettati, di 14 e 15 anni, sono stati arrestati: hanno usato pistole appartenenti ai familiari. Secondo la legge filippina il quattordicenne non può essere processato perché si trova sotto l'età minima per la responsabilità penale, fissata a 15 anni nel paese.

Il blocco di GoreBox è stato disposto dal Cybercrime Investigation and Coordinating Center (CICC) come misura precauzionale. Il sottosegretario Aboy Paraiso ha indicato che la sospensione servirà agli investigatori per verificare se il videogioco abbia avuto un'influenza sul comportamento dei due adolescenti. Diversi parlamentari filippini hanno annunciato indagini sugli effetti delle piattaforme violente sui minori; lo sviluppatore del gioco ha rifiutato l'invito a comparire davanti al Senato, sostenendo che il prodotto è destinato a un pubblico maggiore di 18 anni.

Cosa dice la ricerca scientifica

Il rapporto tra videogiochi violenti e comportamento aggressivo è studiato da oltre vent'anni e i risultati non sono univoci. Lo Studio Oxford 2019 sui videogiochi e l'aggressività adolescenziale dell'Oxford Internet Institute, pubblicato su Royal Society Open Science, non ha individuato alcuna correlazione fra il tempo dedicato ai titoli violenti e la frequenza di comportamenti aggressivi negli adolescenti. La novità metodologica è duplice: i ricercatori hanno usato i giudizi di genitori e tutori al posto dei soli questionari autovalutativi e hanno classificato il contenuto dei giochi con i sistemi di rating ufficiali.

Altre revisioni offrono risultati differenti. Una meta-analisi citata dall'American Psychological Association nel 2020 ha stimato effetti piccoli ma statisticamente rilevabili, con coefficienti di correlazione compresi fra 0,08 e 0,19. Sono valori che indicano un'associazione minore rispetto a quelle riscontrate per altri fattori di rischio già documentati, come l'esposizione a violenza domestica o il consumo precoce di sostanze. Anche gli autori che riconoscono un effetto descrivono i videogiochi come uno fra molti fattori, mai come causa diretta di episodi gravi di violenza.

Come funziona il sistema PEGI

In Europa il sistema di classificazione dei videogiochi è il PEGI (Pan European Game Information), in vigore dal 2003 e adottato in 38 paesi. Il PEGI prevede cinque fasce d'età, da PEGI 3 a PEGI 18, accompagnate da otto descrittori di contenuto come violenza, linguaggio scurrile o gioco d'azzardo. A marzo 2026 il sistema ha introdotto nuovi criteri sulle pratiche di monetizzazione, sui pacchetti casuali a pagamento e sull'uso di NFT all'interno dei giochi.

Il limite del PEGI è che resta un indicatore, non una barriera tecnica. L'accesso ai titoli destinati ai maggiorenni dipende dai controlli parentali attivati sulle console, sugli store digitali e sulle piattaforme di distribuzione. Secondo i dati pubblicati dal portale europeo Better Internet for Kids, il 70% dei genitori in Europa conosce il marchio PEGI; tra le famiglie con figli che giocano abitualmente la quota sale all'80%. La conoscenza della classificazione, però, non coincide con il suo utilizzo concreto.

Quattro passi per i genitori prima di un divieto

Le linee guida diffuse dalle istituzioni europee e dai centri di sicurezza online identificano alcuni passaggi concreti che le famiglie possono adottare a monte di qualsiasi intervento governativo.

  1. Verificare la fascia PEGI del videogioco prima del download o dell'acquisto.
  2. Attivare il parental control sull'account dello store digitale e sulla console.
  3. Configurare un profilo distinto per ogni minore con limiti di età e tempo di gioco.
  4. Controllare periodicamente la libreria di giochi installati e le sessioni online attive.

Precedenti internazionali di blocchi e divieti

Il blocco di GoreBox non è il primo intervento governativo contro un videogioco. La Germania ha sospeso o vietato titoli come Manhunt 2 e parti della serie Gears of War, applicando una normativa che vieta sia la simbologia nazista sia rappresentazioni di violenza ritenute estreme. L'Australia, fino alla revisione del proprio sistema di classificazione nel 2013, ha respinto numerosi titoli che superavano la fascia massima allora prevista; Manhunt 2 non è mai uscito ufficialmente nel paese.

In altri casi la decisione ha avuto come pretesto un fatto di cronaca. La Thailandia ha bandito la serie GTA nel 2008 dopo l'omicidio di un tassista per mano di un giocatore. Il Brasile ha vietato per anni Counter-Strike, Bully e altri titoli per rappresentazioni considerate crudeli. Sono interventi diversi per portata e durata, ma condividono uno schema: un evento di violenza apre la finestra politica per misure restrittive, che vengono poi mantenute o ridiscusse in base ai risultati delle indagini.

Errori comuni nell'interpretare il legame

Confondere correlazione e causalità: la presenza di un videogioco violento nelle abitudini di un autore di violenza non dimostra che il gioco abbia causato il comportamento. La letteratura scientifica distingue tra fattori di rischio, fattori protettivi e meccanismi causali, categorie che richiedono studi controllati per essere stabilite.

Trattare tutti i giochi come equivalenti: un sandbox aperto, uno sparatutto narrativo e un gioco competitivo online producono contesti d'uso molto diversi. Le ricerche più recenti raccomandano di distinguere il contenuto, la frequenza di esposizione, l'età del giocatore e il contesto familiare.

Sottovalutare l'accessibilità: la presenza di un rating non garantisce che un minore non possa scaricare il gioco. Senza controlli parentali attivi e senza verifiche periodiche, la fascia d'età indicata dal PEGI rimane un'informazione, non un filtro.

Cercare una causa unica: episodi come la sparatoria di Tacloban coinvolgono accesso ad armi da fuoco, salute mentale, contesto familiare e scolastico. Ridurre il quadro a un singolo videogioco lascia fuori variabili che la ricerca considera determinanti.

Domande frequenti

I videogiochi violenti causano comportamenti violenti nei minori?

Le ricerche disponibili indicano effetti molto piccoli o nulli. Lo studio Oxford 2019 non ha trovato correlazione, mentre alcune meta-analisi segnalano coefficienti compresi tra 0,08 e 0,19, ovvero associazioni deboli. Nessuno studio dimostra un rapporto di causa-effetto diretto con episodi gravi come una sparatoria scolastica.

Cos'è il sistema PEGI e dove si applica?

Il PEGI è il sistema europeo di classificazione dei videogiochi per età. Comprende cinque fasce (3, 7, 12, 16, 18) e otto descrittori di contenuto. È utilizzato in 38 paesi e i prodotti certificati PEGI sono distribuiti in 40 paesi europei.

Quali paesi hanno già bloccato giochi per ragioni di violenza?

Germania, Australia, Thailandia e Brasile hanno bandito o limitato singoli titoli in momenti diversi. Le motivazioni vanno dal contenuto violento estremo all'uso di simboli vietati fino a fatti di cronaca specifici. Le Filippine si aggiungono alla lista con la sospensione di GoreBox del 25 giugno 2026.

Cosa possono fare le famiglie senza aspettare un divieto?

Le associazioni europee per la sicurezza online segnalano due strumenti principali: la verifica del rating PEGI prima di acquistare o scaricare un gioco e l'uso dei controlli parentali integrati nelle console e negli store. Una conoscenza diffusa del PEGI esiste, ma il suo utilizzo concreto resta disomogeneo. Il dibattito sui videogiochi e sulla violenza non si chiude con un singolo divieto: si sposta sulla qualità delle indagini scientifiche, sull'applicazione dei sistemi di classificazione e sulle politiche di accesso alle armi. La sospensione di GoreBox segna una scelta precauzionale delle autorità filippine; le conclusioni operative arriveranno dai risultati delle indagini e dal confronto con la letteratura disponibile.

Pubblicato il: 29 giugno 2026 alle ore 17:42

Ilaria Brozzi

Articolo creato da

Ilaria Brozzi

Giornalista Pubblicista Ilaria Brozzi è naturalista e biologa con una forte passione per la divulgazione scientifica. Laureata in Scienze Naturali e in Genetica e Biologia Molecolare, nel corso del suo percorso accademico e professionale ha approfondito lo studio dei processi biologici e degli equilibri che regolano i sistemi naturali, sia a livello macroscopico sia molecolare. Ha svolto attività di ricerca presso il CNR–IBPM (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari) della Sapienza Università di Roma, occupandosi in particolare di biologia vegetale. Nel corso della sua esperienza professionale ha inoltre avuto modo di confrontarsi con diverse realtà lavorative che, pur non sempre direttamente collegate al suo ambito di studi, hanno contribuito ad ampliare il suo sguardo interdisciplinare e la sua capacità di analizzare fenomeni complessi da prospettive differenti. Parallelamente all’interesse per la ricerca, coltiva da sempre una forte vocazione per la divulgazione scientifica, con particolare attenzione alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni e alla promozione di una cultura scientifica consapevole e accessibile. Su edunews24.it si occupa di scuola e università, con un focus sui temi della tecnologia, della ricerca e dell’innovazione scientifica, promuovendo una divulgazione chiara, accessibile e basata su fonti scientifiche affidabili. Tra le sue principali passioni figurano lo sport e la musica, che rappresentano per lei importanti strumenti di equilibrio, disciplina ed energia.

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