Il Fondo monetario internazionale ha rivisto al rialzo la crescita italiana a +0,8% per il 2026 e +0,6% per il 2027, meglio dei precedenti +0,5% stimati a luglio. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti si è presentato alla Camera annunciando lo scostamento di bilancio e la richiesta della clausola di salvaguardia all'Unione Europea per sostenere famiglie e imprese schiacciate da bollette e inflazione.
I numeri attorno a cui si costruisce la manovra 2027
Lo scostamento di bilancio annunciato in Parlamento vale circa lo 0,3% di PIL per la sicurezza energetica e altrettanto per la difesa: in tutto una ventina di miliardi di spazio fiscale per limitare l'impatto dei rincari dell'inverno 2026-2027 e per gli investimenti strategici. L'Istat ha ricordato che dal 2000 al 2025 l'inflazione cumulata ha superato il 63%, con un picco oltre il 150% per abitazione e utenze. Il Fondo monetario internazionale nel World Economic Outlook di ottobre stima a sua volta un'inflazione italiana al 3,3% nel 2026 e al 2,8% nel 2027, con la nuova Legge di bilancio che dovrà fare i conti con un quadro di regole europee più stringente.
Istruzione terzultima in Ue, un divario che non si colma
Il paragone che manca nel dibattito pubblico è però quello con la spesa per l'istruzione. L'Italia nel 2023 ha investito il 3,9% del PIL in scuola, università e ricerca: la terza percentuale più bassa dell'Unione Europea, davanti solo a Romania (3,4%) e Irlanda (2,8%). La media UE è 4,7%, la Francia arriva al 5%, la Svezia al 7,3%. Ogni decimale di PIL vale circa due miliardi: significa che per allinearsi alla media europea servirebbero oltre quindici miliardi aggiuntivi all'anno, cifra che da sola supera l'intero scostamento richiesto a Bruxelles per energia e difesa.
I dati OCSE confermano il quadro: la spesa pubblica per il ciclo dalla primaria alla secondaria superiore è scesa in Italia dal 2,8% al 2,7% del PIL tra il 2015 e il 2023, mentre la media dei Paesi avanzati è passata dal 3,2% al 3,1%. Il risultato lo si vede sui titoli di studio: tra i 25-34enni solo il 31,6% possiede un titolo terziario, contro il 44,1% europeo; tra i 25-64enni il 66,7% ha almeno un diploma, contro l'80,5% dell'Ue. Il divario è il più ampio tra i grandi Paesi dell'eurozona e si traduce in un capitale umano meno pronto a trainare la produttività che il FMI chiede all'Italia.
Cosa ha fatto la manovra 2026 e cosa può fare la nuova
La Legge di bilancio 2026 ha mobilitato 22,4 miliardi complessivi e ha destinato 686 milioni al comparto scuola, università e ricerca: il 3% del totale. All'interno di questa cifra, 250 milioni annui vanno al Fondo integrativo per le borse di studio universitarie, 20 milioni ai contributi comunali per i libri di testo delle famiglie con ISEE fino a 30mila euro e 409 milioni ai programmi di ricerca scientifica, divisi tra Fondo programmazione (259 milioni) e PRIN (150 milioni).
Nulla, per ora, di strutturale sugli stipendi di docenti e personale, nulla sulla manutenzione degli edifici che pesa su una platea in cui il 92,58% delle scuole è senza climatizzazione mentre le estati italiane battono i record di temperatura. Nulla sulla copertura dei centri estivi pubblici al Sud, dove tre mesi di vacanze estive pesano molto di più sugli studenti rispetto ai coetanei del Nord. E nulla sul fronte dei grandi progetti industriali verdi, come la cattura di CO2 di Sluiskil che da Ravenna crescerà di cinque volte entro il 2030, che richiedono una filiera di ricerca pronta a reggere il passo.
La prossima manovra, se davvero vorrà rendere strutturale la crescita rilevata dal FMI, dovrà decidere se la clausola di salvaguardia resta l'unica priorità o se qualche miliardo serve anche a chi quella crescita la deve produrre nei prossimi vent'anni.
Domande frequenti
Perché la spesa per l'istruzione in Italia è considerata insufficiente rispetto alla media europea?
Nel 2023 l'Italia ha investito solo il 3,9% del PIL in istruzione, una delle percentuali più basse dell'Unione Europea, contro una media UE del 4,7%. Questo comporta un divario significativo rispetto ad altri Paesi, rendendo difficile colmare le differenze in termini di capitale umano e competitività.
Quali sono le principali destinazioni dei fondi per istruzione nella Legge di bilancio 2026?
La Legge di bilancio 2026 ha destinato 686 milioni di euro al comparto scuola, università e ricerca, pari al 3% del totale mobilitato. Di questi, 250 milioni sono per borse di studio universitarie, 20 milioni per contributi ai libri di testo e 409 milioni per programmi di ricerca scientifica.
Quali aspetti dell'istruzione non sono stati affrontati dalla recente manovra finanziaria?
La manovra non ha previsto interventi strutturali sugli stipendi di docenti e personale, né sulla manutenzione degli edifici scolastici, molti dei quali privi di climatizzazione. Inoltre, non sono stati stanziati fondi per i centri estivi pubblici al Sud né per progetti industriali verdi legati alla ricerca.
Qual è la situazione dei livelli di istruzione in Italia rispetto alla media europea?
In Italia solo il 31,6% dei giovani tra 25 e 34 anni possiede un titolo terziario, contro il 44,1% europeo, e il 66,7% dei 25-64enni ha almeno un diploma, rispetto all'80,5% dell'Ue. Questo evidenzia un ampio divario nei livelli di istruzione rispetto agli altri grandi Paesi europei.
Cosa suggerisce il FMI riguardo alla crescita italiana e al ruolo dell'istruzione?
Il FMI ha rivisto al rialzo le stime di crescita dell'Italia, ma sottolinea che la produttività futura dipende anche dagli investimenti in capitale umano. Un aumento della spesa per istruzione sarebbe quindi cruciale per sostenere crescita e competitività nei prossimi decenni.