Yara ha avviato il 7 settembre 2026 nello stabilimento di Sluiskil, nei Paesi Bassi, il più grande impianto industriale europeo di cattura CO2: 800mila tonnellate l'anno intercettate dalla produzione di ammoniaca, liquefatte e spedite in Norvegia via nave, dove verranno stoccate a 2.600 metri sotto il fondale del Mare del Nord.
L'infrastruttura di Sluiskil: cattura CO2 dall'ammoniaca
L'impianto è integrato con il sistema Northern Lights, cofinanziato dall'Unione europea attraverso il Connecting Europe Facility. Le navi porteranno la CO2 fino a Øygarden, sulla costa norvegese, dove il gas verrà iniettato nel giacimento marino permanente. A regime, il progetto conta di catturare e stoccare circa 12 milioni di tonnellate in 15 anni, a condizione che il quadro normativo ed economico resti favorevole. All'inaugurazione erano presenti il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, quello olandese Rob Jetten, il commissario UE per il clima Wopke Hoekstra e il CEO di Yara Svein Tore Holsether.
Per Yara il conto economico non è irrilevante: la cattura evita l'applicazione della tassazione ETS sulle quantità di CO2 stoccate, un beneficio che cresce con l'aumento del prezzo dei permessi europei di emissione. Il fertilizzante e l'ammoniaca restano tra le produzioni più energivore e difficili da elettrificare: la comunicazione della Commissione europea sull'impianto di Sluiskil lo definisce un investimento strategico dentro il Clean Industrial Deal.
Ravenna CCS: da 25mila a 4 milioni di tonnellate all'anno
Il primato di Sluiskil è di scala attuale, non di prospettiva. In Italia, il progetto Ravenna CCS di Eni e Snam ha avviato le iniezioni di CO2 nella Fase 1 già a settembre 2024: 25mila tonnellate l'anno dal trattamento gas della centrale di Casalborsetti, iniettate a 3.000 metri di profondità nel giacimento esaurito Porto Corsini Mare Ovest. La Fase 2, prevista a regime dal 2030, arriverà a 4 milioni di tonnellate l'anno di cattura CO2: cinque volte Sluiskil.
L'efficienza di cattura sull'impianto italiano è superiore al 90%, con picchi al 96%, un dato che Eni indica come primato mondiale su scala industriale nelle condizioni di Casalborsetti (concentrazione di carbonio sotto il 3%). L'infrastruttura è alimentata interamente da fonti rinnovabili, per evitare emissioni indirette. La capacità geologica offerta dai giacimenti a gas esauriti dell'Adriatico supera i 500 milioni di tonnellate, e i volumi teorici stoccabili possono arrivare a 16 milioni di tonnellate l'anno in base alla domanda del mercato.
Perché il tema arriva nelle aule di scuola e università
L'Unione europea si è data un obiettivo vincolante: 50 milioni di tonnellate l'anno di capacità di stoccaggio CO2 entro il 2030. Sluiskil, con le sue 800mila tonnellate, ne coprirà l'1,6%. Ravenna CCS a regime, con 4 milioni, arriverà all'8%. Per costruire, gestire e monitorare questi impianti servono figure oggi rare: ingegneri di giacimento, geologi del sottosuolo, chimici di processo specializzati nelle ammine per l'assorbimento della CO2, tecnici per il monitoraggio sismico dei siti di stoccaggio. I master italiani sul sequestro geologico della CO2 sono ancora pochi e concentrati nei politecnici e nelle facoltà di geologia.
La scala della sfida climatica è già visibile sulla scuola italiana: l'estate più calda dal 1950 ha investito le aule senza climatizzazione, mentre le emissioni complessive dell'economia UE nel quarto trimestre 2025 sono cresciute dello 0,9% secondo Eurostat. Il CCS non è la sola risposta, ma è una delle poche disponibili per l'industria hard-to-abate, quella dove la sostituzione con l'elettrico non è oggi praticabile.
Il divario italiano non è di tecnologia: Eni gestisce da anni l'iniezione in giacimenti esauriti e la capacità geologica dell'Adriatico supera quella olandese. È di formazione. La pipeline di laureati specializzati in CCS resta stretta rispetto ai posti di lavoro che il salto di scala del 2030 aprirà lungo la costa emiliano-romagnola, dove il distretto petrolchimico ravennate riconvertirà gasdotti e piattaforme offshore per il trasporto e l'iniezione permanente dell'anidride carbonica.
Domande frequenti
Cos'è la cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) e perché è importante?
La cattura e stoccaggio della CO2 (CCS) è una tecnologia che permette di intercettare l'anidride carbonica prodotta da processi industriali e immagazzinarla in modo sicuro sotto terra, evitando che venga rilasciata nell'atmosfera. È fondamentale per ridurre le emissioni delle industrie difficili da elettrificare, contribuendo così agli obiettivi climatici europei.
In cosa si differenziano gli impianti CCS di Sluiskil e Ravenna?
L'impianto di Sluiskil nei Paesi Bassi cattura 800mila tonnellate di CO2 l'anno dalla produzione di ammoniaca e la stocca in Norvegia, mentre Ravenna CCS in Italia, a regime dal 2030, arriverà a 4 milioni di tonnellate l'anno, cinque volte di più. Inoltre, Ravenna utilizza solo energia rinnovabile e sfrutta giacimenti di gas esauriti nell'Adriatico.
Qual è il contributo di Sluiskil e Ravenna CCS agli obiettivi europei di stoccaggio CO2?
Sluiskil coprirà circa l'1,6% dell'obiettivo UE di 50 milioni di tonnellate di CO2 stoccate all'anno entro il 2030, mentre Ravenna CCS arriverà all'8%. Questi progetti sono quindi strategici per raggiungere i target comunitari.
Quali figure professionali sono necessarie per il settore CCS e come si sta adeguando il sistema formativo italiano?
Sono richiesti ingegneri di giacimento, geologi del sottosuolo, chimici di processo e tecnici per il monitoraggio sismico. Tuttavia, in Italia i corsi di specializzazione sono ancora pochi e concentrati principalmente nei politecnici e nelle facoltà di geologia.
Perché il CCS è particolarmente rilevante per l'industria italiana e quali opportunità offre?
Il CCS è essenziale per le industrie hard-to-abate, come quelle del fertilizzante e dell'ammoniaca, dove la transizione elettrica non è ancora praticabile. Offre opportunità di lavoro altamente specializzato, soprattutto nella regione emiliano-romagnola, grazie alla riconversione delle infrastrutture petrolchimiche esistenti.