Il sottosegretario all'Editoria Alberto Barachini ha chiesto il 21 ottobre 2026 che l'Italia spinga a Bruxelles l'approvazione del divieto di accesso ai social sotto i 13 anni, con uso parentale fino a 15 e libero da 15 in poi. L'annuncio è arrivato all'incontro "Articolo 21: il diritto di sapere", pochi giorni dopo i disordini di Milano che hanno riaperto il dibattito sulle piattaforme usate dai minorenni.
La proposta ricalca l'EU Kids Act del 17 settembre
Le tre fasce indicate da Barachini coincidono con quelle del regolamento proposto dalla Commissione europea un mese prima. L'EU Kids Act della Commissione europea stabilisce il divieto totale sotto i 13 anni, un "mini account" controllato dai genitori con limite di un'ora al giorno tra 13 e 14 anni, e la gestione autonoma solo da 15. Le piattaforme che non si adeguano rischiano sanzioni fino al 6% del fatturato globale annuo.
La proposta della Commissione è l'inizio del percorso legislativo ordinario: deve ancora passare dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Nel frattempo la Francia ha già approvato in via definitiva una legge nazionale che vieta i social agli under 15, in vigore per i nuovi account dal 1° settembre 2026 ed estesa a quelli esistenti dal 1° gennaio 2027. L'Italia, se la posizione di Barachini diventerà quella del Governo, chiederà quindi a Bruxelles una soglia più bassa di quella francese, ma più alta di quella che il GDPR fissa oggi.
Il GDPR vieta i social sotto i 14 anni dal 2018, ma il 62% dei preadolescenti ha già un account
Il nodo che la proposta UE non risolve è la verifica dell'età. In Italia la soglia esiste già: il GDPR impone 14 anni, 13 con autorizzazione dei genitori, per aprire un account. Nonostante questo, secondo il brief "Educare al digitale" di Save the Children pubblicato nell'aprile 2025, il 62,3% dei preadolescenti tra 11 e 13 anni ha almeno un account social: il 35,5% ne ha su più piattaforme, il 26,8% su una sola. Due su tre, in pratica, sono iscritti a servizi che la legge non consente loro di usare.
Lo scivolamento verso il basso dell'età del primo smartphone racconta la stessa parabola. Il 32,6% dei bambini tra 6 e 10 anni lo usa tutti i giorni, quota quasi raddoppiata rispetto al 18,4% del biennio 2018-2019. Il divario territoriale è di oltre venti punti: al Sud e nelle Isole la percentuale sale al 44,4%, mentre al Nord si ferma al 23,9%. Nelle regioni dove i servizi educativi e il doposcuola sono più carenti, lo smartphone copre la distanza che le istituzioni non riescono a colmare, e la popolazione 5-14 anni destinata a scendere del 18% entro il 2033 secondo l'OCSE rende il problema più visibile, non meno rilevante.
I dati dell'indagine ISTAT su comportamenti e opinioni dei giovanissimi 2023 confermano la pervasività: il 48,7% degli 11-19enni si sente con gli amici online o al telefono più volte al giorno, l'8,4% è connesso in modo pressoché continuo, e un terzo (34%) riferisce di aver subito vessazioni online.
La verifica dell'età è la vera partita, anche per la scuola
La fascia più esposta ai rischi coincide proprio con quella che il divieto UE vuole proteggere. Secondo i dati della Polizia Postale rilanciati da Save the Children, nel 2024 il 55,7% dei casi di adescamento online ha riguardato minori tra 10 e 13 anni, in una scala che si somma a vulnerabilità infantili più ampie come quelle denunciate dall'UNICEF sulle spose bambine. Senza un sistema di age verification tecnico ed efficace, i divieti restano dichiarazioni.
La Commissione europea indica come strumento la propria app di verifica dell'età, già in sperimentazione, che non trattiene documenti né dati biometrici. Dovranno adottarla sia le piattaforme sia gli app store al momento della creazione dell'account. Finché resterà volontaria, però, l'onere pratico ricade sulle scuole e sulle famiglie: il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha avviato il 6 luglio 2026 un percorso triennale con Indire su uso dei social, cyberbullismo e intelligenza artificiale, mentre proprio la lettura attenta dei dati, come quelli delle serie storiche che 48 anni di osservazioni satellitari mostrano per i ghiacci artici, aiuta a distinguere i problemi strutturali dalle emergenze del giorno.
La proposta Barachini ha un bersaglio politico chiaro, TikTok e Telegram citati per nome, ma rischia di aggiungere una terza soglia inapplicata a quella del GDPR e a quella delle piattaforme stesse. Il passaggio decisivo non è il numero scritto in legge, ma il meccanismo che costringe chi apre l'account a dimostrare l'età prima di cliccare su "accetto".
Domande frequenti
Quali sono le nuove fasce d'età proposte dall'UE per l'accesso ai social network?
La proposta UE vieta l'accesso ai social sotto i 13 anni, prevede un 'mini account' controllato dai genitori tra i 13 e i 14 anni con un limite di un'ora al giorno, e consente la gestione autonoma solo dai 15 anni in poi.
Perché si discute di introdurre un divieto più severo per l'accesso ai social in Italia?
La discussione nasce dall'alto numero di preadolescenti già iscritti ai social nonostante i divieti attuali e dai recenti episodi di disordini legati all'uso delle piattaforme tra minorenni, sollevando preoccupazioni sulla sicurezza e il benessere dei giovani online.
Qual è il principale problema legato all'efficacia delle leggi sull'accesso ai social per i minori?
Il problema principale è la verifica dell'età: senza sistemi tecnici efficaci, molti minori riescono comunque a creare account, rendendo i divieti difficili da applicare nella pratica.
Come si sta muovendo l'Italia rispetto ad altri Paesi europei sul tema dell'accesso ai social da parte dei minori?
L'Italia, seguendo la proposta Barachini, intende chiedere a Bruxelles una soglia di età più bassa rispetto alla Francia (che vieta i social agli under 15), ma più alta rispetto a quella attuale prevista dal GDPR.
Quali strumenti propone la Commissione europea per migliorare la verifica dell'età sui social?
La Commissione europea propone un'app di verifica dell'età, già in sperimentazione, che non memorizza documenti né dati biometrici e dovrebbe essere adottata sia dalle piattaforme sia dagli app store.
Quali sono i rischi principali per i minori che accedono ai social prima dell'età consentita?
I rischi principali includono l'esposizione a casi di adescamento online, cyberbullismo e altre forme di vulnerabilità, come dimostrano i dati della Polizia Postale e le segnalazioni di Save the Children.