L'Associazione delle Università Atlantiche del Canada ha denunciato il 14 ottobre un crollo del 48% nelle iscrizioni di studenti internazionali rispetto al 2024, l'anno del tetto federale introdotto da Ottawa. In numeri assoluti: 3.000 studenti in meno in dodici mesi nei quattro atenei dell'Atlantico. L'Italia, nel frattempo, resta inchiodata al 4,8%, sotto la media OCSE.
Nel Canada atlantico 3.000 iscritti stranieri in meno in dodici mesi
Il dato arriva da Ava Czapalay, CEO dell'Association of Atlantic Universities, in un'intervista rilanciata da Global News il 14 ottobre. Le quattro province atlantiche (Nova Scotia, New Brunswick, Prince Edward Island, Terranova e Labrador) accusano l'impatto maggiore del cap federale introdotto nel 2024 sui permessi di studio, pensato per contenere la pressione sul mercato immobiliare delle grandi città.
Lo sconto però è ricaduto in modo asimmetrico su atenei più piccoli e isolati, dove la quota di stranieri incide molto sui bilanci. Czapalay ha quantificato in 3.000 unità la differenza tra l'anno accademico in corso e il precedente, con ricadute sul tessuto economico locale: piccole imprese di ristorazione, alloggi e volontariato dipendevano in modo significativo da quelle presenze. Nelle stesse settimane altre associazioni canadesi hanno chiesto una revisione del tetto, ma il governo federale per ora conferma la linea.
L'Italia resta al 4,8%, sotto la media OCSE
Mentre il Canada perde terreno, l'OCSE fotografa un'Italia in posizione difensiva. Secondo l'ultima edizione di Education at a Glance 2025, nota Paese Italia dell'OCSE, la quota di studenti internazionali sul totale degli iscritti nell'istruzione terziaria italiana è scesa dal 5,6% del 2018 al 4,8% nel 2023. L'Italia è una delle poche economie dell'area a non aver registrato un aumento in quell'intervallo, mentre la media OCSE è passata dal 6% al 7,4%.
Il paradosso: in valore assoluto l'Italia è cresciuta. I dati governativi citati dalla stampa di settore indicano circa 110.000 studenti stranieri negli atenei italiani, con un aumento del 14% rispetto al 2019. La torta però cresce più in fretta altrove: la Spagna guida la crescita europea, Germania, Francia e Regno Unito restano davanti nella ricerca globale di destinazioni. A luglio 2025 l'Italia era la 5ª destinazione più cercata al mondo secondo Studyportals, ma la quota reale di iscritti stranieri non segue il traffico di ricerca.
A pesare non è il costo. Secondo l'OCSE, nel master italiano le tasse per studenti stranieri sono identiche a quelle degli italiani, con una media di circa 2.864 dollari l'anno. A frenare sono i nodi strutturali: scarsità di alloggi universitari, offerta in inglese ancora limitata, orientamento in ingresso frammentato. Fattori che si intrecciano con una cornice europea in rapido cambiamento, come racconta l'analisi su la difesa automatizzata UE e le ricadute su università e PA italiane, che ridisegna anche la vocazione di molti dipartimenti.
La finestra del 30 novembre e cosa manca
La prossima occasione per intercettare la domanda in uscita dal Canada ha una data precisa. Secondo la circolare MUR per gli anni accademici 2026/2027 e 2027/2028, le domande di visto per studio nei corsi ordinamentali devono arrivare alle Rappresentanze diplomatico-consolari entro il 30 novembre 2026 per l'anno 2026/2027 ed entro il 31 ottobre 2027 per l'anno successivo. Immatricolazione obbligatoria sul portale Universitaly entro il 31 gennaio 2027.
Il perimetro competitivo italiano ha due facce. Da un lato c'è una visibilità crescente anche nel settore privato: lo scraping di Meta ha incluso anche le scuole e le università italiane nel suo perimetro business, un segnale indiretto dell'interesse delle piattaforme sulla popolazione universitaria del Paese. Dall'altro, le proteste studentesche del 16 ottobre con scontri a Torino e cortei nazionali hanno riacceso l'immagine di un sistema in tensione interna. Entrambi fattori pesano quando una famiglia estera deve scegliere dove inviare un figlio per cinque anni.
Il 48% perso in Atlantico libera migliaia di candidati verso altre destinazioni europee. Se la quota italiana non recupera almeno il punto lasciato per strada dal 2018, quella domanda arriverà altrove.
Domande frequenti
Perché le università atlantiche del Canada hanno registrato un calo così marcato di studenti internazionali?
Il calo del 48% nelle iscrizioni è dovuto al tetto federale introdotto nel 2024 sui permessi di studio, una misura pensata per limitare la pressione sul mercato immobiliare delle grandi città, ma che ha colpito soprattutto atenei più piccoli e isolati.
Qual è la situazione dell'Italia rispetto alla quota di studenti internazionali nelle università?
L'Italia si trova al 4,8% di studenti internazionali sul totale degli iscritti nell'istruzione terziaria, una percentuale in calo rispetto al 2018 e sotto la media OCSE, che è cresciuta fino al 7,4%.
Quali sono i principali ostacoli che limitano la crescita di studenti stranieri nelle università italiane?
I principali ostacoli sono la scarsità di alloggi universitari, l'offerta di corsi in inglese ancora limitata e un orientamento all'ingresso frammentato, nonostante le tasse d'iscrizione siano paritarie tra italiani e stranieri.
Quando scadono le prossime domande di visto per studio in Italia per gli studenti internazionali?
Per l'anno accademico 2026/2027, le domande devono essere presentate entro il 30 novembre 2026; per il 2027/2028, entro il 31 ottobre 2027. L'immatricolazione sul portale Universitaly è obbligatoria entro il 31 gennaio 2027.
Come influisce la situazione canadese sulle opportunità per le università italiane?
Il calo di 3.000 studenti internazionali nelle università atlantiche del Canada potrebbe liberare una domanda significativa verso altre destinazioni europee, ma l'Italia rischia di non intercettarla se non migliora la sua quota di iscritti stranieri.
Cosa pesa maggiormente nella scelta di una destinazione universitaria da parte delle famiglie straniere?
Oltre a fattori economici e di offerta accademica, incidono anche la visibilità internazionale, la qualità dei servizi e la percezione della stabilità interna, come dimostrano le recenti proteste studentesche e l'interesse delle piattaforme digitali verso il pubblico universitario italiano.