Dei 271 fermati dalla polizia nel pomeriggio di saccheggi del 18 ottobre a Milano, 220 erano minorenni: giovani violenti autoconvocati via Telegram e TikTok, molti arrivati in treno da fuori città. Nello stesso mese l'indagine Censis-Fondazione Costruiamo il Futuro consegna un altro numero: il 71% degli studenti italiani considera la scuola una fonte continua di ansia e stress.
I 220 minorenni di Milano, in cifre
La guerriglia urbana di domenica 18 ottobre si è chiusa con 271 persone portate in questura. Di queste, 220 erano under 18. Il giudice per le indagini preliminari ha convalidato 32 arresti, 23 a carico di minori; altri 28 denunciati, 23 dei quali minorenni. I danni stimati per vetrine sfondate e negozi saccheggiati tra piazza Duomo e corso Vittorio Emanuele superano i 500mila euro. Quattordici gli operatori di polizia e di polizia locale feriti nelle cariche di contenimento.
Il dato milanese non è un'eccezione statistica. I numeri del Dipartimento di Pubblica sicurezza del Ministero dell'Interno, elaborati dal Sole 24 Ore, contano 39.600 minorenni denunciati o arrestati nell'intero 2025, il 3,54% in più rispetto al 2024 e il 34% in più rispetto al 2019. Nelle rapine di strada i minori sono il 25,8% dei denunciati, oltre cinque volte la loro quota media sul totale delle denunce (4,7%). Al 31 dicembre 2025 i minori e i giovani adulti seguiti dai Servizi della Giustizia minorile sono 17.027, contro i 13.658 del 2022: un aumento del 25% in tre anni.
L'altra faccia: ansia in aula e salute mentale giù
Il Progetto Iride della Fondazione Censis ha intervistato circa 8.000 studenti dell'ultimo triennio di 61 scuole secondarie. Il 71% considera la scuola una fonte continua di ansia e stress; il 51% indica l'ansia come stato d'animo prevalente in classe, mentre solo l'8% parla di entusiasmo. Il 57,3% ritiene eccessivo il carico dei compiti e il 52,1% si dice poco o per nulla motivato ad andare a scuola. Appena il 9,3% afferma che tutti i docenti spiegano con chiarezza come assegnano i voti.
Il quadro del benessere soggettivo coincide con quello misurato dal Rapporto Bes 2024 dell'Istat: dal 2020 il peggioramento del benessere psicologico ha colpito soprattutto i più giovani, con l'indice di salute mentale che resta sotto i valori pre-pandemici in particolare per le ragazze (66,5 contro il 70,9 dei coetanei maschi). Un sondaggio su 1.400 adolescenti delle scuole superiori ha registrato che uno studente su sette, il 15,3%, ha pensato almeno una volta nell'ultimo anno di togliersi la vita.
Cosa chiedono questi ragazzi alla scuola
I 220 di Milano e il 71% del Censis non sono due popolazioni separate: spesso sono le stesse classi, gli stessi istituti, gli stessi banchi. Lo scontro con l'autorità e la fuga nell'ansia sono due reazioni al medesimo vuoto di adulti credibili. Il report del Dipartimento Giustizia minorile registra la crescita costante dei percorsi di messa alla prova e di collocamento in comunità: un segnale di quanto la rete scolastica resti, per molti ragazzi, l'ultimo argine prima del sistema penale.
Il tema della scuola come presidio educativo e di salute mentale torna in ogni analisi: dal richiamo di Mattarella sul milione di NEET al discorso agli Alfieri del Lavoro sul legame scuola-lavoro, fino alle scelte quotidiane dei singoli istituti sulle iniziative culturali come Halloween in classe. In concreto significa psicologi stabili in ogni istituto, criteri di valutazione comprensibili e tempi che lascino spazio alla relazione prima che al compito in classe.
Davanti a una generazione che risponde con la devastazione o con la fuga interiore, il nodo torna sui tavoli delle presidenze: investire in orientamento, mediazione dei conflitti e supporto psicologico non è un di più, è la condizione per non vedere crescere ancora, nel 2027, le cifre di piazza Duomo e quelle del malessere silenzioso in aula.
Domande frequenti
Quali sono le principali cause del disagio giovanile emerso nell'articolo?
Le principali cause identificate sono la mancanza di adulti credibili come riferimento, l'eccessivo carico scolastico, criteri di valutazione poco chiari e un ambiente percepito come fonte di ansia e stress. Questi fattori spingono i giovani sia verso comportamenti devianti sia verso un malessere interiore.
Cosa dicono i dati sulle recenti azioni violente dei minorenni a Milano?
Durante i saccheggi del 18 ottobre a Milano, 220 dei 271 fermati erano minorenni, molti dei quali autoconvocati tramite social. A livello nazionale si registra un costante aumento di minorenni denunciati o arrestati, con un incremento del 34% rispetto al 2019.
Come si manifesta il disagio psicologico degli studenti secondo le indagini?
Secondo Censis, il 71% degli studenti vede la scuola come fonte di ansia e stress, oltre la metà si sente poco motivata e solo una minoranza prova entusiasmo. Il peggioramento del benessere psicologico è confermato anche dai dati Istat, soprattutto tra le ragazze.
Quali soluzioni vengono suggerite per migliorare la situazione nelle scuole?
L'articolo suggerisce l'introduzione stabile di psicologi negli istituti, criteri di valutazione più trasparenti e tempi scolastici che favoriscano la relazione. Si sottolinea inoltre l'importanza di investire in orientamento, mediazione dei conflitti e supporto psicologico.
C'è una relazione tra i comportamenti devianti e il disagio scolastico?
Sì, l'articolo evidenzia che spesso i giovani coinvolti in episodi violenti sono gli stessi che sperimentano ansia e demotivazione a scuola. Le due reazioni, devastazione e fuga interiore, sono viste come risposte diverse al medesimo disagio di fondo.