Il rapporto OCSE Education at a Glance 2026, presentato il 29 settembre, mostra un'Italia in movimento su alcuni indicatori di scolarizzazione ma ancora arretrata su spesa pubblica per l'istruzione e retribuzioni dei laureati. In dieci anni la quota di NEET tra i 18 e i 24 anni si è quasi dimezzata, ma la previsione demografica prospetta una perdita del 18% della popolazione 5-14 anni entro il 2033.
NEET dimezzati, ma la laurea rende meno che altrove
Nella fascia 18-24 anni la quota di giovani NEET, che non studiano e non lavorano, è scesa dal 30% al 16% tra il 2015 e il 2025. Tra i 25 e i 34 anni, la percentuale di chi non ha completato la scuola secondaria superiore è passata dal 26% al 19% nello stesso periodo.
Il rendimento economico dei titoli di studio resta però inferiore alla media OCSE. In Italia un lavoratore laureato guadagna il 35% in più rispetto a un diplomato, contro una media internazionale del 54%. La laurea triennale offre il vantaggio salariale più contenuto, appena del 4%. La distribuzione dei laureati è disomogenea: il Lazio raggiunge il 29% di adulti con titolo terziario, la Sicilia si ferma al 17%. Il dato regionale conferma il persistere di uno squilibrio Nord-Sud che il rapporto lega al minor accesso alla formazione terziaria in alcune aree del Paese.
Spesa al 2,7% del PIL e stipendi docenti sotto media
L'Italia destina all'istruzione il 2,7% del PIL, contro una media OCSE del 3%. La UIL Scuola calcola che il divario valga circa 7 miliardi di euro in meno all'anno rispetto ai paesi di riferimento; il rapporto precisa che diversi Stati fanno comunque peggio dell'Italia sul fronte della spesa.
Il gap più marcato riguarda gli stipendi dei docenti. Un maestro italiano a inizio carriera guadagna circa il 48% in meno di un collega spagnolo e meno della metà rispetto al tedesco; a fine carriera lo spagnolo percepisce circa il 45% in più. Rispetto alla media OCSE, gli insegnanti della scuola dell'infanzia italiani sono sotto del 36% e quelli della secondaria di primo grado del 33%. Nel confronto interno un docente della primaria guadagna il 64% di quanto percepisce un laureato con analoga istruzione impiegato in altri settori; nella secondaria di secondo grado la quota sale al 71%. L'età media dei docenti resta elevata: nel 2024 il 36% degli insegnanti delle superiori aveva almeno 55 anni.
Il calo previsto del 18% della popolazione 5-14 anni tra il 2024 e il 2033 imporrà una revisione degli organici, dell'edilizia scolastica e della programmazione degli investimenti pubblici sull'istruzione. Sul fronte del reclutamento, la riduzione della base studentesca si intreccia con l'attuale composizione anagrafica del corpo docente e con il divario retributivo con l'estero, due elementi che secondo l'OCSE condizionano l'attrattività della professione.
Domande frequenti
Cosa indica il rapporto OCSE riguardo alla diminuzione dei NEET in Italia?
Il rapporto OCSE evidenzia che la quota di giovani NEET tra i 18 e i 24 anni in Italia si è quasi dimezzata, passando dal 30% al 16% tra il 2015 e il 2025.
Qual è la previsione demografica per la popolazione scolastica tra i 5 e i 14 anni entro il 2033?
Entro il 2033 si prevede una diminuzione del 18% della popolazione tra i 5 e i 14 anni, il che avrà impatti sulla programmazione scolastica e sugli investimenti pubblici.
Come si posiziona la spesa pubblica italiana per l'istruzione rispetto alla media OCSE?
L'Italia destina all'istruzione il 2,7% del PIL, inferiore alla media OCSE del 3%, con un divario stimato di circa 7 miliardi di euro annui rispetto ai paesi di riferimento.
Qual è il rendimento economico dei titoli di studio in Italia rispetto alla media internazionale?
In Italia, un laureato guadagna il 35% in più rispetto a un diplomato, contro una media OCSE del 54%. Il vantaggio salariale della laurea triennale è particolarmente basso, pari solo al 4%.
Quali sono le criticità emerse sugli stipendi dei docenti italiani?
Gli stipendi dei docenti italiani sono significativamente più bassi rispetto ai colleghi europei: ad esempio, un maestro italiano a inizio carriera guadagna il 48% in meno rispetto a uno spagnolo e meno della metà rispetto a un tedesco.
Quali conseguenze può avere il calo demografico sulla scuola italiana?
Il calo degli studenti tra i 5 e i 14 anni richiederà una revisione degli organici, dell'edilizia scolastica e degli investimenti, influenzando anche il reclutamento e l'attrattività della professione docente.