Loading...
Politiche familiari nel rapporto Ocse: i 28 punti che pesano sulle madri
Lavoro

Politiche familiari nel rapporto Ocse: i 28 punti che pesano sulle madri

L’Ocse chiede di aiutare le famiglie, ma il gap italiano è tra madri e padri: quasi 28 punti. E i nidi restano al 31,6%.

Il rapporto Ocse pubblicato il 9 aprile 2026 chiede all’Italia di aiutare le famiglie per far crescere l’occupazione. I numeri italiani indicano un divario più preciso: un padre in coppia lavora all’86,3%, una madre con figli in età prescolare al 58,2%. Quasi ventotto punti percentuali di distanza.

Cosa chiede il rapporto Ocse all’Italia

Il documento Foundations for Growth and Competitiveness 2026 - country note Italia fotografa un Paese con crescita occupazionale record ma tassi di attività ancora tra i più bassi dell’area, soprattutto per donne e giovani. L’Ocse indica quattro leve: politiche per la famiglia e la cura dell’infanzia, revisione selettiva del cuneo fiscale, formazione tecnica superiore (in particolare Its al Sud) e riduzione delle clausole di non concorrenza, che oggi vincolano un lavoratore su sei.

Un abbassamento del cuneo ai livelli mediani Ocse porterebbe tra i 4 e i 6 punti di occupazione, ma il costo pubblico sarebbe insostenibile con un debito che sfiora il 150% del Pil (137% con criterio Maastricht). Anche perché la spesa pensioni al 15,5% del Pil resta uno dei fronti più delicati. Per questo l’organizzazione raccomanda interventi mirati su combinazioni di reddito e sussidi, non tagli lineari.

Il gap italiano si concentra sulla maternità

La bassa partecipazione femminile italiana è concentrata nella maternità. I dati Istat mostrano che il 68,7% delle donne senza figli lavora; con un figlio minorenne si scende al 67%, con due o più al 58,8%, e per le madri con almeno un figlio in età prescolare l’occupazione si ferma al 58,2%. Gli uomini in coppia con figli restano invece all’86,3%: un divario che nessun altro grande Paese Ocse presenta con questa intensità.

Ancora più duro il quadro geografico: al Nord lavora il 73,1% delle madri con figli minorenni, nel Mezzogiorno appena il 45,7%. La differenza tra madri laureate (83,8%) e madri con licenza media (38,1%) racconta poi che il problema non è solo culturale ma di servizi. Qui il legame con il rapporto Ocse diventa concreto: senza asili nido diffusi la richiesta di aiutare le famiglie resta lettera morta.

La copertura nazionale, secondo il Report Istat sui servizi educativi per l’infanzia 2023/2024, è al 31,6%, sotto il vecchio target Barcellona del 33% e distante dal nuovo obiettivo europeo del 45% fissato per il 2030. L’Umbria arriva al 46,5%; la Campania si ferma al 13,2% e la Sicilia al 13,9%.

Cosa cambia per famiglie e imprese

Per una madre lavoratrice in Campania il vero freno non è il cuneo fiscale ma trovare un posto al nido. Nei territori con copertura sotto il 14% l’unica alternativa è la rete familiare, il part-time forzato o l’uscita definitiva dal mercato. Anche il Pnrr, che porta la copertura media al 41,3%, non basta a riportare Sud e Isole sopra la soglia del 33%.

Sul fronte redditi, il potere d’acquisto italiano resta inferiore del 6,1% rispetto al primo trimestre 2021, il peggior risultato tra i grandi Paesi Ocse. In una coppia bireddito con figli piccoli, se il secondo stipendio va per intero in nido privato più tasse, la scelta razionale è restare a casa: è uno dei nodi che il rapporto annuale Inps sul potere d’acquisto ha già messo al centro.

Il consiglio Ocse su un cuneo selettivo, che alleggerisca la fascia media dei redditi familiari, serve a rendere il lavoro conveniente per il secondo percettore. Senza servizi per l’infanzia il calcolo resta perdente, esattamente come senza formazione tecnica il gap di competenze digitali sul lavoro continuerà a pesare su giovani e imprese.

Il prossimo banco di prova è la legge di bilancio 2027: senza risorse aggiuntive per nidi pubblici al Sud e detrazioni mirate sui redditi bassi, il conto delle raccomandazioni Ocse resterà quello di dieci anni fa.

Domande frequenti

Qual è il principale divario occupazionale tra madri e padri in Italia secondo il rapporto Ocse?

Il rapporto Ocse evidenzia un divario di quasi 28 punti percentuali tra il tasso di occupazione dei padri in coppia (86,3%) e quello delle madri con figli in età prescolare (58,2%), un gap particolarmente marcato rispetto agli altri Paesi Ocse.

Quali sono le principali raccomandazioni dell’Ocse per aumentare l’occupazione femminile in Italia?

L’Ocse raccomanda di sviluppare politiche per la famiglia e la cura dell’infanzia, rivedere selettivamente il cuneo fiscale, potenziare la formazione tecnica superiore (soprattutto al Sud) e ridurre le clausole di non concorrenza che limitano la mobilità dei lavoratori.

Perché la mancanza di servizi per l’infanzia incide sull’occupazione delle madri?

La scarsa disponibilità di asili nido costringe molte madri, specialmente al Sud, a ricorrere a soluzioni familiari, al part-time forzato o a uscire dal mercato del lavoro, rendendo difficile la conciliazione tra lavoro e cura dei figli.

Quali sono le differenze territoriali nella copertura degli asili nido in Italia?

La copertura nazionale dei servizi educativi per l’infanzia è al 31,6%, con forti disparità: l’Umbria raggiunge il 46,5%, mentre Campania e Sicilia sono ferme rispettivamente al 13,2% e 13,9%.

Come influisce il cuneo fiscale sulla convenienza del lavoro per le madri?

Secondo l’Ocse, un cuneo fiscale elevato può rendere poco conveniente il lavoro del secondo percettore di reddito; per questo si suggerisce di alleggerire il cuneo sulla fascia media dei redditi familiari, ma senza servizi per l’infanzia il problema resta irrisolto.

Cosa potrebbe cambiare con la legge di bilancio 2027 riguardo alle raccomandazioni Ocse?

La legge di bilancio 2027 rappresenta il prossimo banco di prova: senza risorse aggiuntive per i nidi pubblici al Sud e detrazioni mirate sui redditi bassi, le raccomandazioni Ocse rischiano di restare inapplicate come negli ultimi dieci anni.

Pubblicato il: 10 luglio 2026 alle ore 07:38

Sara Giorgione

Articolo creato da

Sara Giorgione

Sara Giorgione è laureanda in Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Foggia. Ha maturato esperienza nel settore editoriale, occupandosi di attività legate alla redazione e alla valorizzazione dei contenuti, e svolge attività di moderatrice in eventi letterari, curando il dialogo con autori e pubblico e la conduzione di incontri culturali. Grazie al proprio percorso formativo e professionale ha sviluppato solide competenze nella comunicazione, nella scrittura e nell'organizzazione di iniziative culturali. Su Edunews24 si occupa della cura di contenuti e approfondimenti dedicati al mondo della cultura, dell'attualità e della formazione. È ideatrice e curatrice della rassegna letteraria “Storie da Tè”, progetto nato con l'obiettivo di promuovere la lettura e favorire il confronto tra autori, opere e pubblico attraverso incontri e dialoghi dedicati alla letteratura contemporanea.

Articoli Correlati