Il Monitoraggio valutativo 2025 di Fondimpresa attesta che il 92% dei lavoratori promuove i corsi finanziati e che il 55,5% dei formati nel 2024 ha lavorato su applicazioni di intelligenza artificiale. Il XXIV Rapporto Inapp sulla Formazione continua aggiunge il rovescio della medaglia: chi ha basse qualifiche partecipa alla formazione solo per il 5%, un quarto di chi ha alte qualifiche.
Cosa dice il monitoraggio Fondimpresa
Fondimpresa è il principale fondo interprofessionale italiano e ha presentato con Inapp i risultati del Monitoraggio valutativo di Fondimpresa sulle proprie attività. Il campione ROLA interpella circa 8.000 lavoratori l'anno, rappresentativi di circa 300.000 formati. Oltre il 92% giudica con voti alti i percorsi, più del 90% dichiara di aver visto cambiamenti concreti nelle attività lavorative, l'82% osserva cambiamenti organizzativi e quasi un lavoratore su due (48%) registra modifiche nelle mansioni. Sull'intelligenza artificiale il salto è marcato: il 55,5% dei formati nel 2024 ha seguito moduli dedicati, in prevalenza in imprese del Nord.
Rispetto alla vecchia critica sui fondi come strumenti più utili ai formatori che ai lavoratori, la misurazione qualitativa segnala un aggancio più stretto ai fabbisogni aziendali reali, con ricadute su competenze digitali, capacità di gestire cambiamenti organizzativi (+8,4%) e opportunità di ampliare responsabilità e ruoli di coordinamento.
Il rovescio Inapp: chi resta fuori dalla formazione
Il quadro cambia allargando la lente al XXIV Rapporto Inapp sulla formazione continua. Nel 2023 il tasso di partecipazione degli adulti 25-64 a istruzione e formazione è arrivato all'11,6%, in crescita di due punti sull'anno prima, portando l'Italia dal diciottesimo al quattordicesimo posto in Europa, ma ancora sotto la media UE. Il divario interno è vistoso: chi ha alte qualifiche partecipa per il 21,6%, chi ha basse qualifiche si ferma al 5%. Un rapporto di uno a quattro fra chi entra nella formazione e chi ne resta fuori. Il rapporto Inapp precisa che il tasso dei lavoratori occupati sale al 13%, quello dei disoccupati inseribili al lavoro scende al 6,9%: la formazione dopo il posto arriva alla meta di chi vorrebbe rientrare nel mercato. Il presidente Inapp Natale Forlani collega il tema al mismatch che si amplifica con l invecchiamento della forza lavoro e con la doppia transizione digitale e green.
La geografia amplifica il gap. Nord e Centro registrano i livelli più elevati, il Mezzogiorno resta indietro, così come il monitoraggio Fondimpresa colloca i corsi di intelligenza artificiale "in prevalenza al Nord". Sul fronte imprese lo scarto è ancora più netto: il tema dell'apprendimento intergenerazionale è affrontato solo dal 5,3% delle aziende censite dall'indagine INDACO-Imprese, mentre l'80% non registra particolare interesse. Il 30% dei lavoratori intervistati segnala che le competenze esperienziali non vengono riconosciute in modo formale.
Cosa cambia per lavoratori e imprese
I 19 fondi interprofessionali censiti dall'Inapp hanno coinvolto nel 2023 quasi 2 milioni di lavoratori, circa il 20% dei dipendenti delle imprese private, con 53.795 piani finanziati e 96.002 aziende. Al perimetro si aggiungono i 550mila lavoratori formati con il Fondo Nuove Competenze e i 731 milioni stanziati dal Ministero del Lavoro per rafforzare competenze digitali e green.
Le risorse ci sono. Il nodo è come vengono distribuite: il Conto aziendale, canale principale di finanziamento, avvantaggia meccanicamente le imprese medio-grandi già iscritte e con uffici HR strutturati. Sotto le venti unità la partecipazione crolla. Per chi lavora in una micro-impresa del Mezzogiorno, con qualifica bassa, un corso di intelligenza artificiale finanziato dal proprio fondo resta una rarità statistica. Sull'entità dei divari abbiamo raccolto i numeri in Formazione continua al 10,4%: le tre voragini sotto la media.
Le prossime tornate degli avvisi Fondimpresa e del Fondo Nuove Competenze si giocheranno su un solo indicatore: quanti low-skilled e quante micro-imprese del Sud verranno raggiunti. Il 92% di soddisfazione fra gli inclusi è già acquisito; il risultato di policy sta nell'ampliare la platea.
Domande frequenti
Qual è il livello di soddisfazione dei lavoratori che partecipano ai corsi dei fondi interprofessionali?
Secondo il Monitoraggio valutativo di Fondimpresa, oltre il 92% dei lavoratori esprime un giudizio positivo sui percorsi formativi finanziati, evidenziando cambiamenti concreti nelle attività lavorative e nelle mansioni.
Perché la partecipazione alla formazione continua è bassa tra i lavoratori con basse qualifiche?
Il rapporto evidenzia che solo il 5% dei lavoratori low-skilled partecipa alla formazione, a causa di barriere legate alla struttura delle imprese, alle modalità di finanziamento e a una minore propensione all'accesso nelle micro-imprese, soprattutto nel Mezzogiorno.
Quali sono le principali competenze sviluppate grazie ai corsi finanziati dai fondi interprofessionali?
I corsi hanno favorito soprattutto competenze digitali, capacità di gestire cambiamenti organizzativi e, nel 2024, oltre la metà dei partecipanti ha approfondito applicazioni di intelligenza artificiale, con un impatto positivo sulle responsabilità e sui ruoli di coordinamento.
Quali sono le differenze territoriali nell'accesso alla formazione finanziata?
Il monitoraggio mostra che Nord e Centro offrono maggiori opportunità di formazione, mentre il Mezzogiorno è significativamente indietro, sia per numero di corsi che per partecipazione, specie nell'ambito delle competenze digitali e dell'intelligenza artificiale.
Come vengono distribuite le risorse dei fondi interprofessionali e quali sono le criticità?
Le risorse sono distribuite principalmente tramite il Conto aziendale, che avvantaggia le imprese medio-grandi dotate di uffici HR strutturati, mentre le micro-imprese, in particolare nel Sud, partecipano molto meno, accentuando i divari interni.
Quali saranno le sfide future per la formazione finanziata dai fondi interprofessionali?
Le prossime sfide riguardano soprattutto l'ampliamento della partecipazione dei lavoratori low-skilled e delle micro-imprese del Sud, al fine di ridurre i divari e garantire una maggiore inclusività dei percorsi formativi.