Su 1,84 milioni di lavoratori del comparto istruzione, il lavoro agile resta accessibile a una fascia minima di personale amministrativo e dirigenziale, e solo con requisiti specifici. Il XXV Rapporto annuale INPS presentato il 9 luglio 2026 ha certificato che nel resto della pubblica amministrazione la quota di imprese con almeno un contratto di lavoro agile ha raggiunto il 17%, oltre cinque volte quella del settore privato non agricolo.
Il quadro fotografato dall'INPS
Nel settore privato non agricolo, nel 2024, la quota di imprese con almeno un contratto di lavoro agile si ferma intorno al 3%. Nel pubblico sale al 17%. La differenza è ancora più marcata guardando alle dimensioni: le imprese con più di 100 dipendenti raggiungono il 51,8% nel privato (dato 2020) e il 56,8% nel pubblico (2024). Le realtà con 0-15 dipendenti restano sotto il 5% nel privato e tra il 7% e il 17% nel pubblico.
Anche la geografia conta. Nel 2020 il Nord-Ovest arrivava al 18-19% di lavoratori in modalità da remoto, il Centro al 16%, il Nord-Est al 13%. Il Mezzogiorno si fermava tra il 3% e il 3,5%. Il divario si è ridimensionato dopo il picco pandemico ma non è scomparso: le regioni settentrionali restano strutturalmente più alte, Sud e Isole continuano a mostrare un'incidenza limitata. Smart working e welfare, la posizione di Fava sui dati Milano-Sud
Perché la scuola resta l'eccezione
Il comparto istruzione conta 1,84 milioni di lavoratori: è uno dei più grandi bacini pubblici del Paese. Eppure la platea che può accedere al lavoro da remoto è ridotta al personale ATA e ai dirigenti scolastici, e solo in presenza di condizioni specifiche: assistenza a figli in età tenera, gravi problemi di salute, situazioni riconducibili alle tutele del pubblico impiego. Per la componente maggioritaria, ovvero i docenti, la modalità da remoto non è prevista in nessuna forma strutturata.
L'INPS lega il dato al peso femminile del comparto. Nel privato le donne sono più rappresentate tra chi lavora da remoto rispetto agli uomini. Nel pubblico il rapporto si inverte perché i due settori più femminilizzati sono quelli in cui la presenza fisica è un vincolo organizzativo: scuola e sanità. Nel comparto istruzione le insegnanti sono la larga maggioranza, ma non possono accedere allo strumento che nella PA sta crescendo.
La distanza si vede anche nel confronto con le altre amministrazioni. Il rinnovo del CCNL Funzioni Centrali 2022-2024, firmato a novembre 2024, ha introdotto in via sperimentale la settimana corta di quattro giorni a parità di stipendio per circa 190.000 dipendenti. Nel comparto istruzione una sperimentazione analoga non è mai partita. Sul fronte previdenziale il divario di genere pesa in modo simile: Arbitro previdenziale e fondi pensione, i divari che restano.
Cosa cambia per ATA, DS e docenti
Per il personale ATA le mansioni compatibili con il lavoro agile restano limitate all'attività amministrativa degli assistenti, esclusi collaboratori scolastici e assistenti tecnici. Il ricorso è subordinato a piani individuali autorizzati dal dirigente, con perimetri di attività molto stretti. La finestra è aperta ma non equivale al 25% di personale contemporaneamente da remoto previsto in diverse PA delle Funzioni Centrali.
Per i dirigenti scolastici lo strumento è previsto in casi eccezionali. Per i docenti l'esclusione è totale: il vincolo pedagogico della presenza in aula viene fatto valere anche per la parte non frontale del servizio, come programmazione, correzione compiti e ricevimento. La trattativa sul rinnovo del CCNL scuola prosegue il 22 luglio 2026, con i sindacati che chiedono uno smart working strutturale almeno per il personale ATA. La richiesta Anief sul pensionamento anticipato del personale scuola
Il rapporto INPS certifica una divergenza consolidata nel post-pandemia: mentre la PA rafforza il lavoro agile e il privato lo consolida per le imprese sopra i 100 dipendenti, la scuola resta il grande escluso. La firma economica del nuovo contratto attesa fra luglio e agosto dovrà decidere se aprire finalmente un capitolo dedicato per gli ATA. Rapporti annuali INPS, documenti ufficiali
Domande frequenti
Chi può accedere al lavoro agile nella scuola?
Nel comparto istruzione, solo il personale amministrativo ATA e i dirigenti scolastici possono accedere al lavoro agile, e solo in presenza di requisiti specifici come assistenza a figli piccoli o gravi problemi di salute.
Perché i docenti sono esclusi dal lavoro agile?
I docenti sono esclusi perché la presenza in aula è considerata un vincolo pedagogico imprescindibile, anche per le attività non frontali come programmazione e correzione compiti.
Com'è la diffusione del lavoro agile nella pubblica amministrazione rispetto alla scuola?
Nella pubblica amministrazione la quota di lavoro agile ha raggiunto il 17%, mentre nella scuola resta molto limitata e riguarda solo specifiche categorie di personale.
Quali condizioni devono essere soddisfatte per attivare il lavoro agile per ATA e DS?
Per il personale ATA e i dirigenti scolastici, il lavoro agile è concesso solo in presenza di condizioni particolari e deve essere autorizzato tramite piani individuali, con attività compatibili e limiti ben definiti.
Ci sono sperimentazioni di smart working o settimana corta nella scuola?
No, nel comparto istruzione non ci sono state sperimentazioni di settimana corta o smart working strutturato, a differenza di altre amministrazioni pubbliche dove sono state introdotte in via sperimentale.
Il lavoro agile nella scuola potrebbe cambiare con il nuovo contratto?
La trattativa sul rinnovo del CCNL scuola è in corso e i sindacati chiedono uno smart working strutturale almeno per il personale ATA, ma non è ancora stata presa una decisione definitiva.