Il ministero dell'Istruzione dice che allo sciopero del 7 maggio contro la riforma istituti tecnici ha aderito l'1,78% dei docenti. Quel numero è calcolato sull'intero personale docente italiano, mentre la mobilitazione riguardava solo l'istruzione tecnica: nel comparto reale il MIM stesso ammette il 6,1%. Un dato che, confrontato con altri scioperi scuola, non è affatto marginale.
Cosa è successo tra MIM e Flc Cgil
L'8 luglio 2026 il MIM ha diffuso una nota al termine dell'incontro con i sindacati sulla riforma degli istituti tecnici prevista dal PNRR. Nel comunicato Viale Trastevere ha annunciato una modifica normativa per preservare continuità didattica, organici e stabilità delle cattedre, ringraziando i sindacati che hanno aderito alla procedura conciliativa: Cisl, Uil, Snals, Gilda e Anief.
Nello stesso documento il ministero ha definito "molto basse" le percentuali di adesione allo sciopero del 7 maggio: 1,78% dei docenti sul totale nazionale e 6,1% nell'istruzione tecnica e professionale. Il messaggio politico era chiaro: la mobilitazione della Flc Cgil, unica organizzazione che ha rifiutato la conciliazione, non avrebbe rappresentato la scuola.
La replica del sindacato è arrivata a stretto giro. La Flc Cgil ha contestato il metodo ("un ministero non distribuisce pagelle di affidabilità ai sindacati") e il numero: l'1,78% è calcolato su una platea diversa da quella coinvolta nella protesta.
Perché il 6,1% è un dato alto, non basso
Il paradosso è nei dati stessi del ministero. Nell'ultima rilevazione ufficiale disponibile, lo sciopero generale della scuola del 31 ottobre 2024 aveva registrato un'adesione nazionale del 5,49% e del 5,14% tra i docenti, come certificato dal comunicato del MIM del 5 novembre 2024.
Confrontando i due numeri, il 6,1% degli insegnanti degli istituti tecnici e professionali che ha incrociato le braccia il 7 maggio è quasi un punto sopra la media di uno sciopero generale rivolto a tutto il personale. L'adesione è più alta della norma nonostante la protesta fosse settoriale, riguardasse un solo indirizzo di studi e cadesse in un periodo prossimo agli scrutini.
Il calcolo dell'1,78% ottiene l'effetto opposto: divide gli scioperanti dei tecnici per la platea di tutti i docenti italiani (infanzia, primaria, medie, licei, professionali, tecnici). È un'operazione aritmetica corretta ma statisticamente disonesta, perché confonde numeratore e denominatore. Come rilevare l'assenteismo in un ospedale contando tutti i dipendenti del comune.
C'è poi un secondo elemento che il ministero non menziona: se la mobilitazione fosse davvero irrilevante, non si spiegherebbe la scelta di introdurre "a regime" una modifica normativa proprio sui punti sollevati dai sindacati (continuità didattica, organici, tutela delle discipline). Come nota la Flc Cgil, o quelle criticità esistevano oppure gli aggiornamenti annunciati l'8 luglio sono inutili.
Cosa cambia per chi lavora nei tecnici
Al di là della polemica sui numeri, il ministero ha confermato una revisione dei quadri orari già firmati nella prima versione della riforma. La quota di autonomia inizialmente prevista viene ridotta, con recupero di ore per le materie scientifiche, economiche, geografiche, la seconda lingua straniera e le discipline di indirizzo. Sono proprio i punti che avevano innescato la mobilitazione, per il timore di sovrannumeri e perdita di cattedre.
Chi lavora negli oltre 4.300 istituti tecnici e professionali italiani dovrà quindi attendere il nuovo provvedimento per capire l'impatto reale sull'organico del prossimo anno scolastico. Il quadro delle ore, delle articolazioni e delle classi di concorso già disciplinato dai decreti di febbraio e aprile 2026 resta il riferimento operativo di partenza. Chi vuole ricostruire la mappa completa può partire dall'analisi già pubblicata su riforma istituti tecnici dal 2026/27: quadri orari e classi di concorso.
Il testo della modifica normativa annunciata l'8 luglio non è ancora pubblicato. Se e come verranno tradotti in norma primaria gli impegni presi al tavolo determinerà se la trattativa ha davvero cambiato la riforma o solo il suo racconto pubblico.
Domande frequenti
Perché c'è stata polemica sui dati di adesione allo sciopero del 7 maggio?
La polemica nasce dal fatto che il MIM ha comunicato un dato di adesione dell'1,78%, calcolato su tutti i docenti italiani, mentre la protesta riguardava solo l'istruzione tecnica, dove l'adesione reale è stata del 6,1%.
Cosa contestano i sindacati, in particolare la Flc Cgil, al Ministero dell'Istruzione?
La Flc Cgil contesta sia il metodo di calcolo della percentuale di adesione sia il messaggio politico, ritenendo scorretto usare il dato nazionale per minimizzare la mobilitazione specifica del comparto tecnico e professionale.
Perché il 6,1% di adesione è considerato un dato significativo?
Il 6,1% supera la media di adesione agli scioperi generali della scuola, che solitamente si attestano intorno al 5%, ed è rilevante considerando che la protesta era circoscritta a un solo settore e avveniva in prossimità degli scrutini.
Quali sono le principali modifiche annunciate dal MIM per gli istituti tecnici?
Il MIM ha annunciato una revisione dei quadri orari, riducendo la quota di autonomia e recuperando ore per materie scientifiche, economiche, geografiche, la seconda lingua straniera e le discipline di indirizzo, rispondendo così alle preoccupazioni di sovrannumeri e perdita di cattedre.
Cosa devono aspettarsi ora i docenti degli istituti tecnici e professionali?
I docenti dovranno attendere la pubblicazione del nuovo provvedimento normativo per conoscere l'impatto effettivo sulla loro situazione lavorativa; nel frattempo restano validi i quadri orari e le indicazioni già disciplinati dai decreti precedenti.
Il testo della modifica normativa è già disponibile?
No, al momento il testo della modifica normativa annunciata l'8 luglio non è ancora stato pubblicato e si attendono dettagli su come gli impegni saranno tradotti in norma primaria.