Nell'agricoltura italiana i titoli di studio crescono ma i giovani no. Il Focus ISTAT sulla struttura delle imprese agricole pubblicato il 27 luglio 2026 restituisce lo stesso paradosso da tredici anni: il 36,4% dei capi azienda ha almeno un diploma quinquennale o una laurea, quota salita dal 24,0% del 2010. Nello stesso periodo, la quota di under 40 alla guida delle imprese è scesa dall'8,4% al 7,9%.
Una forza lavoro dimezzata e più salariata
Nel 2023 il comparto agricolo italiano occupa 2,5 milioni di persone, con un calo del 35,6% rispetto al 2010. Il dato di sintesi nasconde una ricomposizione radicale: i lavoratori familiari sono diminuiti del 75,3%, mentre quelli non familiari sono aumentati del 10,8%. La quota dei familiari sulla forza lavoro totale scende dal 33,9% al 13,0%, mentre quella dei salariati esterni sale dal 24,2% al 41,7%.
L'idea di agricoltura familiare resta un simbolo, ma non è più la struttura dominante. Anche il numero complessivo di imprese si riduce: nel 2023 sono 1.130.358, il 30,3% in meno rispetto al 2010. In parallelo cambia il rapporto con il terreno: solo il 48,8% dei conduttori coltiva esclusivamente terra di proprietà, contro il 73,3% del 2010. Il modello contadino tradizionale, fatto di proprietà, famiglia e continuità, lascia spazio a formule ibride basate su affitto e lavoro dipendente.
Più laureati, meno giovani: il paradosso
Il vero snodo non è la scolarizzazione, ma la sua distribuzione anagrafica. I conduttori con almeno un diploma quinquennale o una laurea passano dal 24,0% al 36,4%, un salto di oltre dodici punti in tredici anni. Ma la percentuale di capi azienda under 40 resta ferma sotto quota otto: 7,9% nel 2023, in leggero calo rispetto all'8,4% del 2010. L'istruzione arriva senza ricambio: gli agricoltori diventano più preparati ma non più giovani.
La Politica agricola comune 2023-2027 impone agli Stati membri di destinare almeno il 3% del bilancio dei pagamenti diretti a misure per i giovani agricoltori, riconoscendo il ricambio come questione strategica. In Italia, però, il divario territoriale rende la partita ancora più difficile. L'informatizzazione delle imprese agricole è salita dal 3,8% del 2010 al 18,5% del 2023, ma al Sud si ferma al 6,7%: sette aziende meridionali su cento hanno strumenti digitali di gestione, contro quasi una su quattro nel Nord-est. Un giovane laureato con competenze tecniche trova infrastrutture pronte a Verona o Bolzano, non a Cosenza o Enna. Senza risorse ancorate al territorio, come mostra il monitoraggio degli incentivi per il lavoro confermati nel 2026, la formazione si trasforma in emigrazione.
Formazione tecnica: la richiesta arriva dalle imprese
Il profilo dell'agricoltore contemporaneo richiede competenze gestionali, digitali e ambientali oltre a quelle produttive. Lettura di costi e ricavi, tracciabilità digitale, gestione di forniture e mercati esteri sono ormai parte della quotidianità di chi guida un'impresa. La quota di aziende con ricavi legati all'attività agricola cresce dal 73,9% del 2010 all'81,5% del 2023, mentre il 6,0% pratica almeno un'attività connessa. Tra queste l'agriturismo è indicato come la più remunerativa dal 35,6% delle imprese, seguito dal contoterzismo con mezzi propri all'11,9%.
La formazione non riguarda solo l'università agraria: interessa istituti tecnici agrari, ITS Academy e corsi professionali. Come nel caso della ricostruzione post-sisma nel cratere 2016, il lavoro qualificato nelle aree interne e la leva vera per fermare lo spopolamento. Anche il mondo scuola incide sul settore: negli istituti agrari le attività degli insegnanti prima della campanella includono aggiornamento su tecnologie e macchine da portare in aula fin da settembre.
Il Focus ISTAT sulla struttura delle imprese agricole 2023 mette la filiera davanti a una scelta concreta: se gli istituti agrari continueranno a formare tecnici senza imprese pronte ad assorbirli, la laurea in agraria diventerà l'ennesima porta di uscita dal territorio, non l'ingresso al lavoro nei campi.
Domande frequenti
Perché aumenta il livello di istruzione tra i capi azienda agricoli ma non la presenza di giovani?
Nonostante la crescita dei titoli di studio tra i capi azienda agricoli, la percentuale di under 40 è in leggero calo. L'istruzione aumenta senza generare un ricambio generazionale, spesso a causa della mancanza di infrastrutture e opportunità sul territorio.
Quali sono i principali cambiamenti nella forza lavoro agricola italiana?
Dal 2010 al 2023 la forza lavoro agricola si è dimezzata e si è ridotta la presenza dei lavoratori familiari, mentre quella dei salariati esterni è aumentata. Il modello tradizionale familiare lascia spazio a formule ibride basate su affitto e lavoro dipendente.
Com'è distribuita la digitalizzazione delle imprese agricole in Italia?
L'informatizzazione delle imprese agricole è cresciuta, ma resta molto bassa al Sud (6,7%) rispetto al Nord-est (quasi una su quattro digitalizzata). Questo divario limita le opportunità per i giovani laureati nelle regioni meridionali.
Quali competenze richiede oggi il settore agricolo?
Oltre alle competenze produttive, sono richieste conoscenze gestionali, digitali e ambientali. Gestione dei costi, tracciabilità digitale e mercati esteri sono ormai elementi essenziali per chi guida un'impresa agricola.
In che modo la formazione può contribuire a fermare lo spopolamento delle aree interne?
La formazione tecnica e professionale, unita a incentivi e infrastrutture adeguate, può creare occupazione qualificata nelle aree interne. Se il sistema scuola forma tecnici senza imprese pronte ad assorbirli, il rischio è che la formazione favorisca l'emigrazione anziché il radicamento sul territorio.