In cinque anni oltre 129 mila giovani italiani hanno riportato la residenza in Italia dopo un'esperienza all'estero: 40 rientri ogni 100 espatri, il rapporto più alto dal 2011. Ma nel solo 2024, secondo l'ISTAT, hanno lasciato l'Italia 155.732 cittadini italiani e ne sono rientrati 52.508. Il saldo migratorio degli italiani resta negativo per 103.224 unità in dodici mesi.
Che cosa dice il Focus di Fondazione Studi
Il Focus 'Il rientro dei giovani dall'estero: numeri e tendenze' della Fondazione studi consulenti del lavoro, presentato il 14 settembre 2026, elabora dati ISTAT sui giovani tra 18 e 39 anni tornati in Italia. I rientri ogni 100 espatri erano 26 nel quinquennio 2011-2015, 31 tra il 2016 e il 2020, 40 tra il 2021 e il 2025. L'età media al rientro è 29,6 anni. Il 42% arriva da Germania e Regno Unito, ben oltre la media europea del 32,5%.
La distribuzione territoriale rompe il cliché del Nord che assorbe tutto: il Mezzogiorno attrae il 31,7% dei rientri, con la Sicilia al 9,2% quasi appaiata al Lazio (9%). La Lombardia resta prima con il 19,8%. Meno della metà dei rimpatriati (48,5%) ha già un contratto quando torna, il 37,1% dichiara di aver trovato lavoro solo dopo il rientro.
Il dato che manca: il saldo netto ISTAT 2024
Il numero di 40 rientri ogni 100 espatri racconta metà della fotografia. L'altra metà è nel Report ISTAT sulle migrazioni interne e internazionali 2023-2024: nel 2024 gli espatri di cittadini italiani sono stati 155.732, i rimpatri 52.508, con un saldo netto di -103.224 unità. È il valore più alto della serie storica dal 2014, quando il saldo si era fermato a -59.588 unità (88.859 espatri e 29.271 rimpatri) e la distanza tra i due flussi era meno di un quarto di quella attuale.
Nel biennio 2023-2024 i rimpatri italiani calano del 23,6% rispetto al 2022, mentre gli espatri complessivi crescono del 39,3%. Il boom dei rientri raccontato in percentuale è accompagnato da un aumento più rapido delle partenze: la parte del bicchiere pieno non compensa quella che si svuota. Pesa anche la legge 213/2023 sull'AIRE, che dal 2024 sanziona chi non si iscrive entro 12 mesi e ha spinto molti italiani già all'estero a regolarizzare la cancellazione anagrafica.
Il lavoro non è il motore del rientro
Chi torna raramente lo fa per l'occupazione. Il Focus mostra che le opportunità di conciliazione vita-lavoro sono giudicate migliori o alla pari in Italia dal 75% degli intervistati, il contesto lavorativo dal 67,9%, le tutele dal 64,3%, i benefit dal 60,7%. Sui salari adeguati al costo della vita si scende al 42,9%. Il 46,4% di chi rientra giudica peggiore la propria situazione professionale in Italia rispetto all'estero, mentre solo il 50% dichiara migliore o alla pari la flessibilità organizzativa quotidiana.
Il quadro conferma quanto emerge dal recente rapporto CNEL sui giovani expat: il divario retributivo con Germania e Svizzera è oggi tra i più ampi degli ultimi 25 anni. Lo stesso limite compare nelle proposte in campo per il 2026: la Start Tax rilanciata dalla Cisl punta ad alleggerire l'Irpef sulle retribuzioni di ingresso, ma i salari reali italiani restano sotto del 3% rispetto al 2021 e il 62% dei contratti collettivi nazionali risulta scaduto.
Il 71,4% di chi rientra si dichiara più soddisfatto della propria situazione personale, un vantaggio quasi tutto extra-professionale. Anche qui, però, il conto si paga sull'invisibile: la tutela della salute mentale al lavoro resta un cantiere aperto, con solo il 7,3% delle denunce per patologie psichiche riconosciute dall'Inail come malattie professionali nel quinquennio 2019-2023.
La leva per trattenere chi rientra non è alzare i 40 rientri ogni 100, ma ridurre i 100 espatri. Senza salari competitivi e contratti nazionali in vigore, il capitale umano formato in Italia continuerà a trovare fuori le condizioni che qui non arrivano.
Domande frequenti
Quanti giovani italiani sono rientrati in Italia dopo un'esperienza all'estero negli ultimi cinque anni?
Negli ultimi cinque anni, oltre 129 mila giovani italiani hanno riportato la residenza in Italia dopo un'esperienza all'estero.
Qual è l'attuale saldo migratorio degli italiani secondo i dati ISTAT 2024?
Nel 2024 il saldo migratorio degli italiani è negativo per 103.224 unità, con 155.732 espatri e 52.508 rimpatri.
Quali sono le principali motivazioni che spingono i giovani a rientrare in Italia?
Le motivazioni principali non sono legate al lavoro: la maggior parte rientra per una migliore conciliazione vita-lavoro, contesto lavorativo, tutele e benefit, mentre i salari e la situazione professionale spesso risultano peggiori rispetto all'estero.
Qual è la distribuzione territoriale dei rientri in Italia?
Il Mezzogiorno attrae il 31,7% dei rientri, con la Sicilia al 9,2%, quasi appaiata al Lazio (9%), mentre la Lombardia resta prima con il 19,8%.
Come si è evoluto il rapporto tra rientri e espatri negli ultimi anni?
Il rapporto è cresciuto: nel quinquennio 2011-2015 era di 26 rientri ogni 100 espatri, salito a 31 tra il 2016 e il 2020 e a 40 tra il 2021 e il 2025.
Quali sono le principali criticità che limitano il rientro e la permanenza dei giovani italiani?
Le principali criticità sono i salari poco competitivi, il mancato rinnovo dei contratti collettivi nazionali e condizioni lavorative meno favorevoli rispetto ad altri Paesi europei.