Sette virgola cinque per cento in meno. È quanto valgono oggi i salari reali italiani rispetto all'inizio del 2021, secondo l'ultimo Employment Outlook Ocse. Nessun Paese dell'area ha fatto peggio. Su questo terreno la segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha rilanciato la Start Tax: un alleggerimento Irpef sulle retribuzioni di ingresso per trattenere i giovani.
La proposta Cisl e il perimetro del patto sul lavoro
La Start Tax non è un titolo isolato. La Cisl la inserisce in un pacchetto che chiede al governo misure concrete su salari, pensioni, sanità e sicurezza sul lavoro, con attenzione a famiglie, donne e giovani soprattutto al Sud. Secondo l'organizzazione, chi entra oggi nel mercato del lavoro guadagna fino al 45% in meno rispetto a chi ha un'anzianità consolidata: lo sgravio fiscale dovrebbe ridurre questo divario e frenare la fuga all'estero.
Attorno alla misura, Fumarola parla di un nuovo Patto della Responsabilità tra istituzioni, imprese e parti sociali. Il perimetro tocca produttività, partecipazione dei lavoratori e contrattazione, tre parole che nell'industria italiana pesano più di uno slogan. Il tema di fondo è capire se il lavoro, oggi, produce ancora autonomia e progetto di vita, o se resta un contratto che copre i costi correnti senza permettere di programmare un domani.
Salari reali -7,5%, 62% di Ccnl scaduti: perche la leva fiscale non basta
Il quadro macro spiega perché la Start Tax rischia di essere solo un pezzo. Secondo l'Employment Outlook Ocse 2025, scheda Italia, a inizio 2025 i salari reali italiani sono più bassi del 7,5% rispetto a inizio 2021, la peggiore performance dell'area. Il recupero degli ultimi trimestri ha ridotto il divario a circa il 3% a metà 2025, ma il ritardo cumulato resta secondo solo a quello della Repubblica Ceca.
Il secondo dato riguarda la contrattazione. Al 31 dicembre 2024 la quota di contratti collettivi nazionali depositati al Cnel già scaduti è salita al 62%, contro il 57% di un anno prima. Il 44% dei dipendenti del settore privato lavora con un Ccnl fuori vigenza: un numero che indebolisce qualsiasi trattativa sui minimi tabellari e rende inefficaci gli aumenti fiscali se le buste paga restano ferme.
Il terzo dato riguarda i giovani. I Neet tra 15 e 29 anni sono il 15,2% della popolazione di riferimento nel 2024, con un divario territoriale che passa dal 10,7% del Centro-Nord al 23,3% del Mezzogiorno. Nello stesso anno le nascite sono scese a 369.944, il livello più basso della storia repubblicana, con 1,18 figli per donna. Uno sgravio Irpef sull'ingresso non compensa un contratto scaduto, un affitto insostenibile e un servizio sanitario che perde presidi. Il patto per il futuro chiede più di una singola leva.
Cosa serve accanto: contratti, welfare territoriale, formazione
Il primo capitolo è la contrattazione. Senza rinnovi rapidi dei Ccnl principali, la misura fiscale rischia di aggiungersi a salari nominali fermi. La direzione è già stata indicata dal governo con il tavolo permanente sul welfare aperto dalla ministra Marina Elvira Calderone, che ha collegato stabilità del lavoro e misure per i giovani.
Il secondo capitolo è l'incrocio tra domanda e offerta. Il patto Ministero-Asstel per il rilancio del Siisl con Inps va in questa direzione: piattaforma pubblica, dati integrati, filiera delle Tlc che si impegna su formazione e assunzioni. È una risposta operativa alla difficoltà delle imprese di trovare competenze, tema centrale nel dibattito sulla produttività.
Il terzo capitolo è il welfare di comunità. L'intesa triennale tra Ministero del Lavoro e CsvNet Ets mette il volontariato dentro le politiche del lavoro, riconoscendo che casa, sanità territoriale e reti civiche fanno parte del pacchetto retributivo effettivo di una famiglia. È il punto che la Cisl chiama patto di responsabilità: non un elenco di bonus, ma un incastro fra imprese, servizi pubblici e formazione continua.
Sette anni di stipendi reali sotto quota 2021, un giovane su cinque fuori dal mercato al Sud, meno di 370 mila nati nel 2024. Se la misura entra in manovra, dovrà arrivare insieme al rinnovo dei contratti principali e a un welfare che regga la distanza fra busta paga e progetto di vita.
Domande frequenti
Cos'è la Start Tax proposta dalla Cisl e qual è il suo obiettivo?
La Start Tax è uno sgravio Irpef sulle retribuzioni di ingresso proposto dalla Cisl per trattenere i giovani nel mercato del lavoro italiano. L'obiettivo è ridurre il divario salariale tra i nuovi assunti e i lavoratori con maggiore anzianità, contrastando la fuga dei giovani all'estero.
Perché la sola Start Tax non basta a ricucire il patto tra lavoro e giovani?
La Start Tax da sola non è sufficiente perché si aggiunge a un contesto di salari reali in calo, alta percentuale di contratti collettivi scaduti e servizi sociali carenti. Senza interventi su contrattazione, welfare e formazione, il problema rimane strutturale e non si risolve solo con uno sgravio fiscale.
Qual è la situazione attuale dei salari e della contrattazione in Italia?
I salari reali italiani sono diminuiti del 7,5% rispetto al 2021 e il 62% dei contratti collettivi nazionali è scaduto. Questo indebolisce le trattative salariali e limita l'efficacia di misure fiscali come la Start Tax.
Quali altre misure sono considerate necessarie oltre alla Start Tax?
Oltre alla Start Tax, sono necessarie il rinnovo rapido dei contratti collettivi, un welfare territoriale solido e politiche di formazione che favoriscano l'incontro tra domanda e offerta di lavoro. Solo un approccio integrato può rilanciare il patto tra lavoro e giovani.
Quali sono le principali difficoltà che i giovani affrontano oggi nel mercato del lavoro italiano?
I giovani devono affrontare salari bassi, contratti scaduti, difficoltà nell'accesso alla casa e servizi sanitari in declino. La percentuale di Neet è alta, soprattutto al Sud, e il calo delle nascite riflette un clima di incertezza sul futuro.