L'associazione dei docenti dell'Università del Ghana avverte che le retribuzioni troppo basse rendono impossibile attrarre ricercatori con dottorato e competenze di settore nelle aule accademiche. Il problema è lo stesso che l'Italia affronta da anni, con proporzioni ancora più ampie.
L'allarme che arriva da Accra
Il presidente della sezione UTAG dell'Università del Ghana, Jerry Joe Harrison, ha dichiarato a Citi News lo scorso 9 settembre 2026 che nessun avvocato con uno studio avviato accetterebbe di lasciare la professione, prendersi un dottorato e insegnare in aula per gli stipendi attuali degli atenei ghanesi. La sua posizione è netta: prima di consegnare il reclutamento accademico alla Ghana Tertiary Education Commission (GTEC), servono condizioni di servizio migliori e più capacità delle università di formare in proprio i futuri docenti.
L'alternativa istituzionale su cui il governo ghanese sta ragionando, cioè trasferire il reclutamento direttamente alla GTEC, secondo UTAG-UG non risolve la causa profonda della carenza: un problema di prezzo, non di procedura. Cambiare l'ente reclutatore non riporta l'ex ingegnere o l'ex avvocato in cattedra se lo stipendio universitario resta scollegato dalle retribuzioni offerte dal mercato privato nei settori specialistici.
In Italia il conto è già arrivato: 78mila laureati persi
La denuncia ghanese fotografa una dinamica che in Italia produce numeri consistenti da anni. Secondo il report ISTAT sulle migrazioni 2024-2025, tra il 2019 e il 2024 la fascia 25-34 anni con almeno una laurea triennale ha registrato un saldo netto negativo di 78mila italiani tra espatri e rientri. Nel solo 2024 gli espatri di cittadini italiani, considerando tutte le età, hanno toccato quota 141mila, prima di scendere a 109mila nel 2025 dopo l'introduzione di norme più stringenti sull'iscrizione all'AIRE.
Il Mezzogiorno paga il prezzo più alto: 150mila giovani laureati 25-34 anni persi tra 2019 e 2025, in gran parte trasferiti verso il Centro-Nord ma con una quota rilevante diretta all'estero. La risposta istituzionale al deflusso di talenti verso le università straniere esiste, ma è di scala molto diversa dal fenomeno. Il Programma Rita Levi Montalcini del MUR ha finanziato con 25,5 milioni di euro il rientro in Italia di 54 giovani ricercatori dall'estero, con graduatoria pubblicata il 6 agosto 2026 dopo il Decreto Ministeriale 945 del 22 luglio.
Il rapporto tra flusso in uscita e rientri istituzionali è impietoso: per ogni ricercatore che l'ultimo bando riporta in cattedra, dal 2019 sono usciti circa 1.400 laureati italiani della stessa fascia 25-34 anni. Il costo medio per contratto Montalcini è di 472mila euro, cifra che copre stipendio e dotazione di ricerca per la durata del rapporto ma non compensa il differenziale su una carriera trentennale rispetto agli atenei tedeschi o britannici.
Cosa cambia per università e studenti
Il divario tra domanda e offerta accademica pesa sulla programmazione delle università italiane. Sostituire un professore ordinario in pensione con un giovane rientrato dall'estero richiede tempo, dotazioni economiche e prospettive di carriera che oggi mancano soprattutto negli atenei del Sud. La Calabria si conferma la regione con il tasso di emigrazione interna più elevato del Mezzogiorno verso il Centro-Nord, e la sua provincia di Crotone segna un tasso di 9,5 per mille residenti nel 2025.
Per uno studente iscritto in un ateneo meridionale il rischio concreto è ritrovarsi con meno ricercatori strutturati sui corsi specialistici, tempi di supervisione più lunghi sulle tesi e un'offerta di master ridotta. Per i dottorandi il calcolo diventa a sua volta stringente: restare a stipendi accademici italiani o accettare un post-doc in Germania o nel Regno Unito, dove il differenziale netto compensa in pochi anni la mancata carriera in patria. È la stessa domanda che, cambiando cifre e valute, si pongono in queste settimane i futuri PhD ghanesi.
Il prossimo ciclo Montalcini deciderà se l'Italia intende ancora rispondere con qualche decina di rientri a una perdita che, per i soli laureati italiani, viaggia a una media di 13mila unità all'anno. Nel frattempo, il calo degli espatri registrato nel 2025 dipende più dal giro di vite sull'AIRE che da un cambio strutturale nelle retribuzioni universitarie.
Domande frequenti
Perché i bassi stipendi rappresentano un problema per le università in Ghana e in Italia?
I bassi stipendi rendono difficile attrarre e trattenere ricercatori qualificati e professionisti con dottorato, che spesso preferiscono opportunità meglio retribuite nel settore privato o all'estero. Questo porta a una carenza di personale accademico specializzato nelle università.
Quali sono le conseguenze per gli studenti italiani, soprattutto nel Mezzogiorno, a causa della fuga dei talenti?
Gli studenti rischiano di avere meno ricercatori strutturati nei corsi specialistici, tempi di supervisione delle tesi più lunghi e una riduzione dell'offerta di master. Questo può compromettere la qualità e la varietà della formazione universitaria, soprattutto nelle regioni meridionali.
Come stanno rispondendo le istituzioni italiane al problema della fuga dei cervelli?
Il principale programma istituzionale è il Programma Rita Levi Montalcini, che finanzia il rientro di giovani ricercatori dall'estero. Tuttavia, il numero di rientri sostenuti da questo programma è molto inferiore rispetto al flusso di laureati che lasciano l'Italia ogni anno.
Qual è la portata del fenomeno delle migrazioni di laureati italiani negli ultimi anni?
Tra il 2019 e il 2024, il saldo netto dei laureati italiani tra i 25 e i 34 anni è stato negativo per 78mila unità, con un picco di 141mila espatri nel solo 2024 considerando tutte le età. Il Mezzogiorno è la zona più colpita, con 150mila giovani laureati persi tra il 2019 e il 2025.
Il trasferimento del reclutamento accademico a enti diversi può risolvere il problema della carenza di docenti?
Secondo l'associazione dei docenti dell'Università del Ghana, cambiare l'ente reclutatore non risolve il problema se le condizioni economiche restano inadeguate. Il vero nodo è l'allineamento degli stipendi accademici con quelli del mercato privato nei settori specialistici.
Quali sono le prospettive per i giovani dottorandi italiani rispetto alla carriera accademica in patria?
Molti dottorandi valutano se restare con i bassi stipendi italiani o accettare posizioni post-doc all'estero, dove il differenziale retributivo può compensare rapidamente la mancata carriera in Italia. La scelta è spesso condizionata dalla mancanza di prospettive di carriera e dal limitato numero di rientri istituzionali.