Dal 1° gennaio 2027 la pensione di vecchiaia scatta a 67 anni e 1 mese, dal 2028 a 67 anni e 3 mesi. Lo stabilisce la circolare INPS sui requisiti pensione 2027-2028 pubblicata a marzo 2026, che applica l'aggancio automatico alla speranza di vita.
Cosa cambia dal 2027 e dal 2028
L'adeguamento pesa un mese in più per il primo anno e tre mesi in più per il secondo. La stessa regola vale per la pensione anticipata: nel 2027 servono 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne, che salgono rispettivamente a 43 anni e 1 mese e 42 anni e 1 mese nel 2028.
Restano fuori dall'adeguamento chi svolge attività gravose o particolarmente faticose secondo il d.lgs. 67/2011, dai turnisti notturni agli addetti alla catena di montaggio, insieme ai lavoratori precoci con mansioni pesanti. Per Forze armate, Guardia di Finanza, Polizia e Vigili del Fuoco è previsto un incremento aggiuntivo tra 2028 e 2030, deciso via DPCM.
Il meccanismo non è nuovo: è la clausola di aggancio alla speranza di vita fissata dalla riforma Fornero, che si aggiorna ogni due anni sui dati ISTAT. La novità del biennio 2027-2028 è solo la misura dello scatto, calcolata sull'aspettativa di vita a 65 anni risalita dopo il rimbalzo post-pandemico.
Il rapporto 27,2 su 21,3 è il numero da guardare
Il dato che spiega davvero la pressione sull'INPS non è nel calendario dei mesi in più, ma nel bilanciamento tra chi versa e chi riceve. Al 1° gennaio 2026 le pensioni vigenti nel Paese sono 21.257.999, di cui 16.840.238 di natura previdenziale, secondo l'osservatorio statistico INPS. Gli assicurati attivi nel 2025 sono 27,2 milioni, in crescita di 244 mila unità sull'anno precedente.
Il rapporto è di circa 1,28 attivi per pensione vigente. È un valore storicamente basso, e la traiettoria demografica non aiuta: la Ragioneria generale dello Stato proietta l'età di uscita ordinaria a 67 anni e 6 mesi dal 2029, con la soglia dei 70 anni raggiungibile nel 2067 se lo scenario demografico non cambia.
Sul denominatore pesa anche la mobilità in uscita dei giovani italiani. Nel 2024 hanno lasciato l'Italia 155.732 cittadini italiani e ne sono rientrati 52.508, con un saldo netto negativo di 103.224 unità in dodici mesi. I rimpatriati crescono ma il saldo migratorio italiano resta negativo, è la fotografia del bacino contributivo che si assottiglia proprio nelle età in cui produce di più.
Perché il metodo contributivo penalizza i giovani
Il calendario dei mesi in più non modifica la logica del metodo contributivo, che lega l'importo alla contribuzione effettivamente versata negli anni di lavoro. Per chi ha carriere frammentate, part-time involontari o retribuzioni schiacciate, la somma finale è già oggi lontana da quella dei pensionati usciti con il sistema retributivo.
Il tema si intreccia con quello degli stipendi. Divario salariale, il vero motivo per cui i giovani italiani non tornano mostra un gap con la Svizzera del 71% e con la Germania del 36%: chi resta versa contributi su basi retributive inferiori, chi parte alimenta un altro sistema previdenziale.
Il portale MyINPS mette a disposizione la simulazione con anni contributivi, età anagrafica e proiezione dell'assegno futuro: è l'unico modo per sapere quanto pesa davvero il proprio percorso. Chi valuta di uscire nel 2027 o nel 2028 dovrebbe leggere quel numero prima di scegliere tra vecchiaia, anticipata o eventuali finestre come Quota 103.
La manovra pensioni 2027 e le cifre reali dietro le proposte del governo dovrà decidere se sterilizzare lo scatto, e a quali condizioni. Ma lo squilibrio 27,2 contro 21,3 resta al di là del calendario, ed è il vincolo con cui la prossima legge di bilancio dovrà fare i conti.
Domande frequenti
Quali sono i nuovi requisiti per andare in pensione di vecchiaia dal 2027 e dal 2028?
Dal 2027 la pensione di vecchiaia si potrà ottenere a 67 anni e 1 mese, mentre dal 2028 serviranno 67 anni e 3 mesi. Questi cambiamenti derivano dall'adeguamento automatico alla speranza di vita previsto dalla circolare INPS.
Chi è escluso dall'adeguamento dei requisiti pensionistici?
Sono esclusi dall'adeguamento i lavoratori impegnati in attività gravose o particolarmente faticose, come i turnisti notturni, gli addetti alla catena di montaggio e i lavoratori precoci con mansioni pesanti. Anche Forze armate, Guardia di Finanza, Polizia e Vigili del Fuoco avranno regole specifiche definite da DPCM.
Perché il rapporto tra lavoratori attivi e pensionati è considerato un problema per l'INPS?
Il rapporto tra assicurati attivi e pensioni vigenti è di circa 1,28, un valore storicamente basso. Questo squilibrio mette pressione sul sistema previdenziale, poiché i contributi versati dai lavoratori attivi sono insufficienti a coprire le pensioni erogate.
In che modo il metodo contributivo penalizza i giovani?
Il metodo contributivo lega l'importo della pensione ai contributi effettivamente versati. I giovani con carriere discontinue, part-time involontario o stipendi bassi ricevono così assegni pensionistici inferiori rispetto a chi è andato in pensione con il sistema retributivo.
Come possono i lavoratori stimare la propria futura pensione?
Attraverso il portale MyINPS è possibile simulare l'assegno pensionistico futuro inserendo gli anni contributivi, l'età anagrafica e altri dati. Questa simulazione aiuta a valutare il proprio percorso previdenziale e prendere decisioni più consapevoli sul pensionamento.
Quali sono le prospettive future sui requisiti pensionistici secondo le proiezioni demografiche?
La Ragioneria generale dello Stato prevede che l'età di uscita ordinaria possa salire a 67 anni e 6 mesi dal 2029 e arrivare a 70 anni entro il 2067, se la situazione demografica non migliora. La tendenza è quindi verso un progressivo innalzamento dei requisiti.