Loading...
Tevere, la terza barriera acchiappa-plastica è operativa: 120 tonnellate di rifiuti fermati in un solo anno
Editoriali

Tevere, la terza barriera acchiappa-plastica è operativa: 120 tonnellate di rifiuti fermati in un solo anno

Disponibile in formato audio

Installata alla foce del Tevere la terza barriera del sistema Pelikan. In dodici mesi intercettati 120mila kg di rifiuti, tra cui frigoriferi e scaldabagni, prima che raggiungessero il mare.

Sommario

Un fiume di rifiuti verso il mare

Bottiglie di plastica, pneumatici, bombole del gas, frigoriferi, scaldabagni, materassi e legname. Non è l'inventario di una discarica abusiva, ma il campionario quotidiano di ciò che galleggia lungo il Tevere e il suo affluente Aniene, trascinato dalla corrente verso il Tirreno. Un flusso costante e silenzioso che avvelena l'ecosistema fluviale e marino, uccide la fauna ittica e degrada chilometri di costa. Proprio per arginare questa emergenza, la Regione Lazio ha messo in campo un progetto ambizioso: tre barriere raccogli-plastica posizionate in punti strategici dei due corsi d'acqua. L'ultima, la terza, è entrata in funzione negli scorsi giorni alla foce del Tevere, in prossimità di Capo Due Remi, sul lato di Ostia. Una scelta non casuale. In quel tratto la portata media del fiume raggiunge circa 240 metri cubi al secondo, il che significa che ogni ritardo nell'intercettare i detriti equivale a tonnellate di immondizia scaricate direttamente in mare aperto. Il dato di contesto è eloquente: circa l'80% dei rifiuti marini proviene dalla terraferma e raggiunge gli oceani attraverso i fiumi.

Come funziona il sistema Pelikan

La tecnologia scelta dalla Regione Lazio si chiama Pelikan System, un sistema integrato che combina infrastrutture fisiche e strumenti di monitoraggio avanzato. Il cuore dell'impianto è costituito da barriere lunghe circa 40 metri, realizzate in acciaio zincato, posizionate dove il Tevere forma una lieve ansa. Non è un dettaglio marginale: nelle curve fluviali i rifiuti galleggianti tendono ad accumularsi naturalmente verso la parte esterna, e sfruttare questa dinamica idraulica aumenta sensibilmente l'efficacia della raccolta. Le strutture intercettano i detriti nella parte superficiale della colonna d'acqua e li convogliano verso un punto di raccolta dotato di grata, profonda fino a un metro, capace di catturare anche i materiali semi-sommersi. In caso di piene eccezionali, quando la corrente supera 1,5 m/s, le barriere si portano automaticamente in modalità neutra per non ostacolare il flusso idraulico del fiume. A completare il sistema, una flotta di imbarcazioni intelligenti equipaggiate con droni, ROV (Remotely Operated Vehicle, veicoli sottomarini a comando remoto) e sonde parametriche che monitorano in tempo reale la qualità delle acque.

Tre barriere per un unico obiettivo

Il progetto non è nato tutto insieme, ma si è sviluppato per fasi successive. La prima barriera è stata installata sul fiume Aniene, affluente del Tevere che attraversa la zona est di Roma. La seconda è stata posizionata sulla riva destra del Tevere, più a monte rispetto alla foce. La terza, operativa da pochi giorni, chiude idealmente il cerchio intercettando ciò che le prime due non riescono a fermare, proprio nel punto in cui il fiume incontra il mare. Ogni barriera lavora in sinergia con le altre, creando un sistema a rete che riduce progressivamente il carico di rifiuti man mano che si procede verso la foce. L'imbarcazione Pelikan, che affianca le barriere fisse, raccoglie in media 30 kg di materiale galleggiante per uscita, svolgendo anche un ruolo di presidio e deterrenza contro gli scarichi abusivi. L'assessore regionale Fabrizio Ghera ha sottolineato come il sistema sia particolarmente efficace durante le piene, quando enormi quantità di detriti vengono trascinate a valle, mettendo a rischio non solo l'ambiente ma anche la sicurezza idraulica, soprattutto durante fenomeni alluvionali estremi.

I numeri del primo anno di attività

I risultati parlano chiaro. Nel corso del primo anno di funzionamento, le barriere installate lungo l'Aniene e il Tevere hanno intercettato circa 120.000 chilogrammi di rifiuti, l'equivalente di 600 Big Bag industriali. Un dato impressionante, che tuttavia rappresenta soltanto una frazione di ciò che transita quotidianamente nei due corsi d'acqua. Tra i materiali recuperati non figurano solo bottiglie e sacchetti di plastica, ma oggetti di ogni tipo e dimensione: elettrodomestici come frigoriferi e scaldabagni, pneumatici usati, bombole del gas esaurite, materassi e grandi quantità di legname. Rifiuti che raccontano una cultura dello smaltimento ancora troppo spesso affidata all'abbandono illegale. Il monitoraggio costante della qualità delle acque, reso possibile dalle sonde parametriche integrate nel sistema, fornisce inoltre dati preziosi sullo stato di salute del fiume, utili per orientare le politiche ambientali regionali. Ogni chilogrammo sottratto alla corrente è un chilogrammo in meno che raggiunge il Mediterraneo, un mare già gravemente compromesso dall'inquinamento da plastiche e microplastiche.

Un modello replicabile a livello globale

Le dimensioni del problema sono planetarie. Si stima che ogni anno finiscano negli oceani tra 4,8 e 12,7 milioni di tonnellate di plastica, su un totale di 322 milioni di tonnellate prodotte globalmente. Numeri che rendono urgente l'adozione di soluzioni scalabili e replicabili. Il sistema Pelikan, secondo i suoi promotori, possiede esattamente queste caratteristiche: è modulare, adattabile a contesti fluviali diversi e relativamente economico rispetto ai costi ambientali dell'inazione. La Regione Lazio si propone come modello di gestione integrata che parte dai fiumi e arriva al mare, unendo tecnologia, conoscenza scientifica e governance sostenibile. Non è l'unico esperimento in corso nel mondo. Iniziative simili sono state avviate in Asia, dove organizzazioni come Ocean Cleanup stanno testando barriere analoghe nei fiumi più inquinati del pianeta. La differenza, nel caso romano, è l'integrazione tra raccolta fisica dei rifiuti e monitoraggio ambientale digitale, un approccio che potrebbe fare scuola anche oltre i confini nazionali.

La sfida resta aperta

Tre barriere operative, 120 tonnellate di rifiuti intercettati, un sistema tecnologico all'avanguardia. I risultati del primo anno sono incoraggianti, ma sarebbe ingenuo considerarli risolutivi. Il Tevere continua a trasportare quantità enormi di detriti, alimentati da scarichi abusivi, cattiva gestione dei rifiuti urbani e fenomeni meteorologici sempre più intensi legati al cambiamento climatico. Le barriere, per quanto efficaci, intervengono a valle di un problema che ha radici profonde nella gestione del territorio e nei comportamenti individuali. Senza un'azione parallela sulla prevenzione, sulla raccolta differenziata e sul contrasto agli scarichi illegali, il rischio è che queste tecnologie si trasformino in un rimedio permanente anziché in una soluzione transitoria. Recentemente, tra l'altro, un team di ricercatori ha ingegnerizzato il batterio E. coli per trasformare i rifiuti di PET in L-DOPA, il principio attivo più utilizzato nella terapia della malattia di Parkinson, trasformando di fatto una bottiglia di plastica abbandonata in una speranza per milioni di pazienti.Il prossimo passo, come ha indicato l'assessore Ghera, sarà estendere il monitoraggio e valutare l'installazione di ulteriori punti di intercettazione. La strada è tracciata. Resta da capire se la volontà politica e le risorse economiche saranno sufficienti a percorrerla fino in fondo, trasformando un progetto pilota in un sistema strutturale di difesa ambientale per i fiumi italiani.

Pubblicato il: 2 aprile 2026 alle ore 09:57

Domande frequenti

Come funziona il sistema Pelikan per la raccolta dei rifiuti sul Tevere?

Il sistema Pelikan utilizza barriere fisiche di circa 40 metri in acciaio zincato posizionate in punti strategici del fiume, sfruttando le dinamiche idrauliche per intercettare i rifiuti galleggianti. Le barriere convogliano i detriti verso un punto di raccolta e sono supportate da imbarcazioni e tecnologie di monitoraggio che analizzano la qualità delle acque in tempo reale.

Quali risultati sono stati ottenuti nel primo anno di attività delle barriere acchiappa-plastica?

Nel primo anno, le barriere hanno intercettato circa 120 tonnellate di rifiuti, equivalenti a 600 Big Bag industriali, impedendo che questi materiali raggiungessero il mare. Tra i rifiuti raccolti vi sono plastica, elettrodomestici, pneumatici e altri oggetti voluminosi.

Perché sono state installate tre barriere e dove si trovano?

Le tre barriere sono state installate in punti strategici: la prima sull'Aniene, la seconda sul Tevere a monte della foce e la terza proprio alla foce, a Ostia. Questo sistema a rete consente di ridurre progressivamente il carico di rifiuti man mano che l'acqua si avvicina al mare.

Il modello adottato sul Tevere è replicabile in altri contesti?

Sì, il sistema Pelikan è modulare, adattabile a diversi contesti fluviali e relativamente economico, rendendolo un modello replicabile a livello globale. La sua forza risiede nell'integrazione tra raccolta fisica dei rifiuti e monitoraggio digitale dell'ambiente.

Quali sono le principali sfide ancora aperte nella lotta all'inquinamento fluviale?

Le barriere rappresentano solo una parte della soluzione, poiché il problema deriva da scarichi abusivi, cattiva gestione dei rifiuti e cambiamenti climatici. È fondamentale intervenire anche sulla prevenzione, sulla raccolta differenziata e sul contrasto agli scarichi illegali per avere un impatto duraturo.

Ci sono sviluppi tecnologici futuri previsti per migliorare la gestione dei rifiuti plastici?

Oltre all'estensione del monitoraggio e all'eventuale installazione di nuove barriere, sono in corso ricerche su biotecnologie come l'utilizzo di batteri ingegnerizzati per trasformare i rifiuti di PET in sostanze utili, mostrando nuove potenzialità nella valorizzazione dei rifiuti plastici.

Ilaria Brozzi

Articolo creato da

Ilaria Brozzi

Giornalista Pubblicista Ilaria Brozzi è naturalista e biologa con una forte passione per la divulgazione scientifica. Laureata in Scienze Naturali e in Genetica e Biologia Molecolare, nel corso del suo percorso accademico e professionale ha approfondito lo studio dei processi biologici e degli equilibri che regolano i sistemi naturali, sia a livello macroscopico sia molecolare. Ha svolto attività di ricerca presso il CNR–IBPM (Istituto di Biologia e Patologia Molecolari) della Sapienza Università di Roma, occupandosi in particolare di biologia vegetale. Nel corso della sua esperienza professionale ha inoltre avuto modo di confrontarsi con diverse realtà lavorative che, pur non sempre direttamente collegate al suo ambito di studi, hanno contribuito ad ampliare il suo sguardo interdisciplinare e la sua capacità di analizzare fenomeni complessi da prospettive differenti. Parallelamente all’interesse per la ricerca, coltiva da sempre una forte vocazione per la divulgazione scientifica, con particolare attenzione alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni e alla promozione di una cultura scientifica consapevole e accessibile. Su edunews24.it si occupa di scuola e università, con un focus sui temi della tecnologia, della ricerca e dell’innovazione scientifica, promuovendo una divulgazione chiara, accessibile e basata su fonti scientifiche affidabili. Tra le sue principali passioni figurano lo sport e la musica, che rappresentano per lei importanti strumenti di equilibrio, disciplina ed energia.

Articoli Correlati