Nel 2023 gli adulti italiani hanno totalizzato 245 punti in comprensione dei testi nell'indagine OCSE-PIAAC, contro una media di 260. I coetanei tra 16 e 24 anni della stessa rilevazione ne hanno fatti 259. La narrazione dei 'giovani sempre più ignoranti' non regge alla prova dei numeri, come ricorda Cristiano Corsini, docente di pedagogia sperimentale all'Università Roma Tre, in un'intervista uscita il 4 agosto su Tecnica della Scuola.
Cosa dice davvero l'INVALSI
Il rapporto INVALSI 2025 fotografa 507.000 studenti dell'ultimo anno di secondaria di secondo grado: il 51,7% raggiunge un livello adeguato in italiano, il 49,2% in matematica. Rispetto al 2024 la matematica perde 3,3 punti percentuali, l'italiano 4,8. Il dato più scomodo però non è l'oscillazione dell'anno singolo, ma la distanza dal 2019 pre-pandemico: la quota di sufficienza in matematica era al 61%, ha perso quasi dodici punti in sei anni e non è mai risalita.
Corsini invita a leggere il dato aggregato senza forzature. In matematica l'ultimo grado non recupera i livelli pre-Covid, mentre nell'inglese il quadro è opposto: nella prova di Listening al grado 13 del rapporto INVALSI 2025 la quota di studenti che raggiunge il traguardo B2 per licei e tecnici o B1 per i professionali è passata dal 35% del 2019 al 43,6% del 2025. Nessun tracollo generale: un mosaico con caselle scure e caselle chiare.
Il paradosso PIAAC: 245 punti contro 259
Il dato che quasi nessuno mette accanto ai punteggi INVALSI esce dalla stessa OCSE. L'indagine PIAAC 2023 pubblicata dal Ministero del Lavoro misura le competenze cognitive della popolazione adulta 16-65 anni in 31 Paesi. L'Italia è arrivata quart'ultima per capacità numeriche: 244 punti contro una media OCSE di 263. In comprensione dei testi 245 contro 260. Nella soluzione adattiva di problemi 231 contro 251. Peggio dei punteggi italiani ci sono soltanto Polonia, Portogallo e Cile.
Dentro questa media schiacciata, i più giovani non tirano al ribasso: la sollevano. Gli italiani tra 16 e 24 anni superano tutte le altre fasce d'età, e in matematica battono anche la fascia 25-34. Il gruppo con i punteggi più bassi è quello dei 55-65 anni. Il divario di competenza fra generazioni in Italia è tra i più ampi dell'area OCSE, e cammina in direzione opposta alla narrazione mediatica.
Il quadro si conferma allargando lo sguardo alle prove scolastiche. In PISA 2022 gli studenti italiani di quindici anni hanno totalizzato 482 punti in lettura, sei sopra la media OCSE di 476, e 471 in matematica, in linea con la media. Non un trionfo, ma non il crollo continuo che si legge nei commenti sulle 'nuove generazioni'. Quando i numeri contraddicono la percezione dominante, come mostra l'analisi dei numeri del 2029, vale la pena aprire la tabella prima del titolo.
Chi valuta chi
La conseguenza pratica tocca due piani. Sul fronte didattico, attribuire il calo INVALSI a smartphone, social o didattiche attive salta passaggi. Le ricerche controllate, ricorda Corsini, non stabiliscono un rapporto di causa ed effetto tra un singolo strumento e i punteggi. Le prove standardizzate registrano andamenti aggregati, non ricostruiscono i processi in aula.
Sul fronte delle politiche, i divari INVALSI 2025 tra Nord-Ovest, Nord-Est, Sud e Isole restituiscono la stessa distribuzione geografica del PIAAC: le regioni meridionali portano al ribasso il dato nazionale. Solo il 20% della popolazione italiana tra 25 e 65 anni possiede un titolo terziario, contro medie OCSE più alte. Intervenire sull'offerta scolastica (edifici, formazione degli insegnanti, retribuzione, orientamento) costa più di un titolo sui 'giovani impreparati'.
Il prossimo ciclo PIAAC arriverà nel 2033, INVALSI e PISA proseguiranno con cadenze annuali e triennali. Per confrontare seriamente le competenze fra generazioni servono entrambe le serie: quella dei ragazzi che vengono esaminati e quella degli adulti che li esaminano.
Domande frequenti
Come si posizionano gli adulti italiani nei test OCSE-PIAAC rispetto alla media internazionale?
Gli adulti italiani hanno totalizzato 245 punti in comprensione dei testi e 244 in capacità numeriche, valori significativamente inferiori alla media OCSE di 260 e 263 punti rispettivamente.
I giovani italiani sono davvero meno preparati delle generazioni precedenti?
I dati dimostrano il contrario: i giovani tra 16 e 24 anni ottengono punteggi superiori rispetto agli adulti nelle indagini internazionali, sollevando la media nazionale e sfatando il mito dei 'giovani sempre più ignoranti'.
Cosa mostrano i risultati delle prove INVALSI 2025 rispetto agli anni precedenti?
Rispetto al 2019, le percentuali di studenti con livelli adeguati in matematica e italiano sono diminuite, ma non si registra un crollo generalizzato: la situazione è eterogenea, con miglioramenti ad esempio nelle competenze di inglese.
Quali sono i principali fattori che influenzano il calo delle competenze secondo l'articolo?
Non esiste una singola causa identificata; le ricerche non confermano legami diretti tra strumenti come smartphone o didattiche attive e i risultati. I divari geografici e le condizioni del sistema scolastico sono invece fattori chiave.
Qual è la situazione italiana rispetto al titolo di studio terziario e come incide sui risultati?
Solo il 20% della popolazione italiana tra 25 e 65 anni possiede un titolo terziario, una percentuale inferiore rispetto alla media OCSE, incidendo negativamente sulle competenze rilevate nei test internazionali.
Perché è importante confrontare i dati di studenti e adulti nelle valutazioni internazionali?
Confrontare entrambe le serie di dati permette di capire i veri divari generazionali e di evitare giudizi affrettati basati solo su percezioni o su un singolo gruppo, offrendo un quadro più completo delle competenze nazionali.